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Cosa accade in Libano?

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Intorno alle 17:00, ora italiana, una doppia esplosione si è verificata nel porto di Beirut, simbolo nonché centro nevralgico del paese. Secondo le fonti dei media libanesi, la conflagrazione ha interessato un magazzino contenente materiali chimici altamente esplosivi (indiscrezioni parlano di nitrato di ammonio). L’esplosione ha causato la quasi totale distruzione delle strutture portuali, mentre l’onda d’urto ha seriamente danneggiato molti edifici nel raggio di 20-25 km, incluse ambasciate ed edifici governativi. Le immagini che circolano su twitter mostrano diversi danni riportati anche dal Palazzo Presidenziale di Baabda e dal Parlamento. La colonna di fumo e le fiamme non sono ancora state sedate dai vigili del fuoco mentre le macerie ostruiscono il passaggio dei soccorsi. L’Osservatorio Sismologico della Giordania afferma che l’esplosione ha fatto registrare valori simili ad un terremoto di magnitudo 4.5.

La Croce Rossa libanese ha dirottato tutte le ambulanze del paese verso la capitale, e sono stati richiamati tutti i medici, fra cui quelli in pensione. L’ospedale Al Roum, sito vicino al luogo dell’esplosione, è attualmente reso inagibile a causa dell’esplosione, ed è stato costretto ad una evacuazione generale. Anche l’Hotel-Dieu de France sta rimandando indietro i feriti, e indiscrezioni affermano che tutte le strutture mediche abbiano ormai raggiunto la loro massima capienza, già gravemente limitata dai pazienti covid. Le farmacie sono attualmente sprovviste di materiale medico, considerato anche che oltre il 90% delle scorte di medicinali si trovavano proprio nel porto. Confermate almeno 50 vittime nel momento in cui vi scriviamo e oltre 3000 feriti, ma purtroppo il numero sarà destinato a crescere. Nell’esplosione è rimasto coinvolto anche Nazar Najarian, il Segretario Generale del Kataeb, il partito delle Falangi Libanesi, ricoverato d’urgenza ma deceduto per le ferite riportate alla testa a seguito dell’esplosione.

Secondo le ultime indiscrezioni, l’esplosione sarebbe stata causata da un incendio nel magazzino n° 12 del porto di Beirut, contenente circa 2750 tonnellate di nitrato di ammonio. I numerosi video che circolano sui social sembrerebbero confermare la notizia, riportata peraltro da numerosi politici e media libanesi. Secondo le autorità, il materiale era stato sequestrato nel 2014. Secondo una fonte di Al Mayedeen, il contenuto del carico era già stato segnalato all’Agenzia delle Dogane come altamente pericoloso. Il Primo Ministro Hassan Diab ha proclamato la giornata di domani come lutto nazionale, mentre numerosi politici di spicco del panorama politico libanese hanno mobilitato attraverso i loro social il proprio elettorato per donare sangue e offrire assistenza ai feriti. Il Presidente Aoun ha inoltre dirottato le attività dell’esercito sulla capitale, per prestare soccorso ma soprattutto per garantire l’ordine dato che le vetrate dei quartieri commerciali e finanziari, a ridosso dell’area portuale, sono andate in frantumi.


L’onda d’urto ha colpito anche il Palazzo Presidenziale di Baabda

L’impressionante detonazione ha dato adito a numerose speculazioni sulla sua origine. Secondo le prime indiscrezioni, infatti, il magazzino doveva contenere armi appartenenti ad Hezbollah e l’esplosione sarebbe stata causata da attività di sabotaggio da parte di Israele, specialmente alla luce delle recenti tensioni registrate al confine fra i due paesi. Tuttavia, lo stesso Partito di Dio ha immediatamente smentito queste voci, definendole infondate, nel tentativo di limitare una possibile escalation di tensione con le forze di difesa israeliane. Lo stesso Ministro degli Esteri israeliano Gabi Ashkenazi ha smentito un possibile coinvolgimento del suo paese. Tuttavia, al netto delle smentite dei diretti interessati, l’esplosione sembrerebbe essere stata dolosa: il Primo Ministro Hassan Diab, durante una diretta, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Beirut è in lutto, e il Libano tutto è afflitto da un calvario. Ne potrà trarre beneficio solo dall’unità nazionale. Ciò che è accaduto non resterà impunito e i responsabili ne pagheranno il prezzo”. Peraltro, la tempistica dell’esplosione appare quanto mai sospetta in quanto nella giornata di venerdì, il Tribunale Speciale dell’Onu per il Libano, emetterà la sentenza definitiva sull’assassinio dell’ex Primo Ministro Rafik Hariri, nel quale sono imputati per omicidio quattro presunti membri di Hezbollah, che ha da sempre negato ogni suo coinvolgimento.

La reazione della comunità internazionale è stata immediata. Numerosi paesi medio orientali e non, hanno offerto la propria solidarietà nonché aiuto: il Qatar si è proposto per costruire un ospedale da campo che possa accogliere i feriti mentre Iran, Turchia e persino Israele (in una mossa storica) hanno offerto assistenza sanitaria. Anche gli Stati Uniti, la Russia, l’Unione Europea e l’Italia hanno espresso la loro vicinanza al popolo libanese.

Il paese, già in ginocchio dalla sua più grave crisi finanziaria e dall’emergenza sanitaria che ha affollato le terapie intensive di quasi tutti gli ospedali, si trova ora ad affrontare un’ulteriore tragico avvenimento. La distruzione del porto di Beirut, rappresenta la perdita di uno dei maggiori asset del paese. L’importante dipendenza dalle importazioni del Libano ha reso storicamente il porto di Beirut un hub commerciale chiave per il paese dei cedri, che è costretto ad importare la quasi totalità del fabbisogno della propria popolazione. Solo per il porto di Beirut passava l’80% del grano importato, oltre a numerosi beni di prima di necessità. La sua distruzione rappresenta un’ulteriore colpo al cuore dell’economia libanese, col serio rischio di aggravare maggiormente la già deteriorata situazione economica del Libano, il quale ha dichiarato il default lo scorso marzo.


Le impressionanti immagini del porto di Beirut, devastato dall’esplosione

Nicolò Rascaglia, Thomas Bastianelli,
Geopolitica.info

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