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L’incontro tra Draghi e Stoltenberg: le opportunità di Roma tra la NATO e l’UE

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L’incontro tra Draghi e Stoltenberg si è svolto in un periodo in cui l’Unione Europea e la NATO sono prossime ad alcuni importanti cambiamenti. Nei prossimi mesi, la pubblicazione della Bussola Strategica dell’UE e del nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza potrebbe fare finalmente chiarezza sui rapporti tra le due organizzazioni. L’Italia, tra gli alleati più fedeli degli Stati Uniti e grande sostenitore dell’integrazione europea, può giocare un importante ruolo di mediatore, senza perdere di vista i suoi interessi strategici, primo tra i quali la stabilizzazione del mar Mediterraneo

La partita in campo

Il colloquio tenutosi ieri pomeriggio a Palazzo Chigi tra il primo ministro italiano e il Segretario Generale della NATO si è svolto in un periodo molto particolare, caratterizzato dall’incombere di importanti appuntamenti, sia nell’ambito dell’Alleanza Atlantica che dell’Unione Europea, potenzialmente in grado di apportare rilevanti cambiamenti in entrambe le organizzazioni. Per l’Italia, le conseguenze di quanto accadrà nei prossimi mesi avranno una rilevanza fondamentale, dato che il nostro Paese vede in queste organizzazioni due dei tre “ancoraggi” principali della sua politica estera e di sicurezza – il terzo, evidentemente, è rappresentato dalle Nazioni Unite. 

Come riporta anche il comunicato di Palazzo Chigi, oltre agli sviluppi internazionali di maggiore rilievo per la sicurezza Euro-Atlantica – il colloquio si è tenuto proprio mentre al confine tra Polonia e Bielorussia è in corso una crisi di proporzioni alquanto gravi – oggetto del colloquio è stato “il processo di adattamento della NATO, anche in vista del Vertice di Madrid del 29-30 giugno 2022”. 

Proprio a Madrid, infatti, si terrà il summit dell’Alleanza Atlantica in cui Stoltenberg spera di poter rendere pubblico il nuovo Concetto Strategico della NATO, cioè il documento che delineerà in maniera chiara le priorità, le criticità e gli obiettivi per i prossimi anni. Il contenuto di questo fondamentale documento sarà ispirato a quanto espresso dal gruppo di riflessione indipendente nel rapporto “NATO 2030: Uniti per una nuova era” a novembre 2020 e dall’Agenda 2030 adottata dagli alleati nel corso del Summit NATO del giugno 2021. 

Al centro del prossimo Concetto Strategico della NATO sarà sicuramente il tema del ruolo dell’Alleanza nei confronti dei due grandi rivali di Washington, ovvero Cina e Russia. Rispetto alla prima, la NATO deve ancora delineare il tipo di strategia che intende implementare, motivo per il quale è verosimile che il Concetto Strategico faccia chiarezza riguardo il ruolo che potranno giocare gli alleati nel contenimento di Pechino. Molto probabile sarà il rafforzamento delle partnership con le democrazie dell’Indo-Pacifico, ovvero Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Australia. Nei confronti della Russia, l’Alleanza ha confermato a Bruxelles l’approccio “dual track”, basato da un lato sul dialogo e dall’altro sulla deterrenza e la difesa collettiva. Il contrasto alla rinnovata assertività di Mosca in Europa e nel Mediterraneo sarà rafforzato con la stretta di nuove partnership con Stati quali Ucraina e Georgia. Un ruolo fondamentale nel Nuovo Concetto Strategico sarà poi il contributo dell’Alleanza al cambiamento climatico, un tema in merito al quale gli alleati dovranno studiare approfonditamente l’impatto sulla difesa e sulla sicurezza. Sul fronte tecnologico, invece, il focus verterà sullo spazio e sul cyberspazio.

La pubblicazione del nuovo Concetto Strategico, poi, potrebbe segnalare un evento di importanza alquanto rilevante per l’Unione Europea. Il vertice di Madrid si terrà infatti circa tre mesi dopo la data di prevista pubblicazione della Bussola Strategica dell’Unione Europea, un documento con cui Bruxelles intende delineare le sfide prioritarie per l’Unione, contribuendo, in questo modo, a fare maggiore chiarezza sul concetto di autonomia strategica dell’Europa. Fino ad ora, le divergenze interne all’Unione, in particolare tra Francia e Germania, hanno reso impossibile pervenire a una definizione precisa del termine. I due Paesi si scontrano soprattutto sul tipo di rapporto che la difesa europea dovrebbe avere con la NATO: mentre Parigi auspica un’autonomia piena, che consenta all’Unione di difendersi da sola, senza l’appoggio americano, Berlino supporta l’idea di un’Europa che sviluppi capacità militari in complementarità e in sinergia con la NATO, non in sovrapposizione ad essa. Il Nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza potrebbe essere l’occasione per affrontare in maniera risolutiva questo tema, chiarendo una volta per tutte, grazie anche alla pubblicazione della Bussola Strategica, la divisione del lavoro tra queste due organizzazioni. 

Il ruolo di Roma 

L’Italia osserva con attenzione gli sviluppi del dibattito in merito al futuro della cooperazione NATO-UE. Senza alcuna ambiguità, Roma si è fin da principio schierata a sostegno dell’idea di un’Unione Europea che agisca sempre in sinergia con la NATO, senza sovrapporsi ad essa. Il legame transatlantico per l’Italia è tradizionalmente un elemento fondamentale della sua politica estera e di sicurezza. In effetti, Roma è sempre stata, ed è ancora oggi, uno degli Alleati che partecipa in maniera più attiva alle operazioni della NATO. I nostri militari hanno partecipato a tutte le principali missioni condotte dall’Alleanza negli ultimi anni, a partire dall’Afghanistan, dove siamo stati tra i primi a schierare le nostre forze e dove abbiamo schierato, nella fase più intensa, fino a 5.000 uomini sul terreno. L’Italia prende parte alla missione KFOR – di cui ha detenuto il comando fino allo scorso semestre – dal 1999, contribuisce alla Enhanced Forward Presence della NATO nelle Repubbliche Baltiche, è il secondo contributore dell’operazione Inherent Resolve contro lo Stato Islamico e si appresta a prendere il comando della nuova operazione della NATO in Iraq. 

L’Italia ospita sul suo territorio numerose basi americane, tra le quali spiccano quelle di Vicenza, Ghedi, Aviano e Sigonella, strutture che sono risultate spesso fondamentali per le operazioni delle forze armate americane in Africa e in Medio Oriente. A Napoli, poi, è collocato l’Allied Joint Force Command-Naples, uno dei due comandi strategici operativi del Supreme Headquarters Allied Power Europe (SHAPE) – l’altro è l’Allied Joint Force Command-Brunssum. 

L’industria militare italiana intrattiene legami alquanto stretti con il Pentagono, che proprio in questi anni ha siglato con le aziende italiane alcuni importanti contratti. Tra i più rilevanti, quello dell’acquisto del nuovo veicolo blindato anfibio per i Marines (SUPERAV), costruito da Iveco Defence vehicle e da BAE Systems, e quello delle fregate classe Constellation, derivate dalla FREMM e prodotte dalla controllata americana di Fincantieri, Marinette Marine (FMM). L’Italia è stata selezionata, poi – unico Paese insieme al Giappone – per assemblare, nella Final Assembly and Check-Out (FACO) di Cameri, gli F-35 venduti dagli Stati Uniti all’Italia e ai Paesi Bassi (per ora). 

Anche nei confronti della Cina, nonostante un iniziale tentennamento – Roma ha firmato, nel 2019, un Memorandum of Understanding sulla Belt and Road Initiative con la Repubblica Popolare Cinese, messo in discussione dal governo Draghi a giugno di quest’anno – l’Italia ha assunto toni più freddi nei confronti di Pechino. Negli scorsi mesi, infatti, il governo Draghi ha dimostrato un reale interesse a una più forte partecipazione di Roma al Quadrilateral Security Dialogue (QUAD), in funzione anticinese. La posizione di Roma sembra peraltro ulteriormente confermata proprio in questi giorni. In effetti, l’avvio di accertamenti da parte del governo sull’acquisizione della compagnai friulana Alpi Aviation da parte di alcune aziende controllate dalla Cina sembrerebbe confermare ancora una volta il tentativo italiano di recuperare credibilità presso l’amministrazione americana dopo l’inciampo del 2019. L’atteggiamento di Roma nei confronti di Pechino appare ancora più rilevante agli occhi di Washington se si considera che, in Europa, molti Paesi, primo tra i quali la Germania, non sembrano voler rinunciare ai forti legami commerciali instaurati con la Cina – non a caso il tema del rapporto tra Unione Europea e Cina è uno dei principali elementi di preoccupazione degli Stati Uniti quando si parla di autonomia strategica europea. 

In ambito comunitario, Roma ha costantemente supportato il processo di integrazione e cooperazione della difesa europea. Il nostro Paese ha sostenuto con forza lo sviluppo e l’istituzione dei principali strumenti di cui si è dotata l’Unione nel campo della difesa, come la Cooperazione Strutturata Permanente e il Fondo Europeo per la Difesa. Le principali aziende italiane, poi, come Leonardo e Fincantieri, prendono parte, spesso in qualità di leader, a molti progetti promossi dalla PESCO, contribuendo a rafforzare l’immagine di Roma quale convinto sostenitore dell’integrazione in ambito militare. 

La forza negoziale di Roma, determinata, oltre che dall’importanza della sua industria militare, anche dalla forza della sua economia (terza in Europa) e della sua demografia (terzo Paese europeo per numero di abitanti), ma anche dal costante e attivo supporto al processo di costruzione della Difesa europea, ne fa un interlocutore privilegiato agli occhi degli Stati Uniti, nei confronti dei quali il nostro Paese ha sempre rappresentato un alleato affidabile. Se a questo si aggiunge il forte spirito atlantista ed europeista del premier Draghi – come ben sottolineato in occasione del suo discorso inaugurale – sembra emergere per l’Italia un ruolo di grande rilievo nel contesto attuale. La convergenza che si è delineata rende infatti il nostro Paese un mediatore alquanto efficace nel dialogo UE-NATO, un ruolo che Roma può e deve sfruttare sapientemente per ottenere i massimi benefici possibili.

Gli interessi di Roma

Accanto al tema del rapporto con l’Unione Europea e del ruolo che questa organizzazione debba avere con la NATO, Draghi e Stoltenberg hanno affrontato un’altra questione, quella del ruolo dell’Alleanza Atlantica nel Mediterraneo. Il rapporto “NATO 2030” sembrava riportare un’attenzione particolare al “fianco sud” dell’Alleanza, un’area che negli ultimi anni è divenuta sempre più calda e dove gli Stati Uniti hanno in passato offerto il loro beneplacito a un’azione più assertiva di Roma. Eppure, questo tema oggi non sembra figurare tra le priorità della NATO. 

Con il probabile allargamento delle sfere di competenza dell’Alleanza, data l’entrata in campo di alcune importanti sfide, prima tra i quali quella con la Cina, il Mediterraneo rischia di scadere a teatro di rilevanza secondaria per la NATO. L’Italia ha tutto da perdere in questo senso e da anni esercita pressioni nei confronti degli alleati per ottenere maggiore attenzione in questo quadrante. I risultati ottenuti, in realtà,  sono stati relativamente scarsi – se si eccettua l’istituzione del NATO Hub per il sud, uno strumento dell’Alleanza per comprendere le nuove sfide provenienti da Sud e proiettare stabilità nella regione del Nord Africa e del Medio Oriente – mentre le tensioni geopolitiche sono costantemente cresciute: il conflitto libico è divenuto ancora più violento e più complesso, con l’entrata dei turchi a Tripoli; alcuni Paesi del Nord Africa, tra i quali l’Algeria, hanno potenziato la loro flotta sottomarina, contribuendo a generare nuove tensioni tra le Marine del Mare Nostrum; infine, la competizione per le risorse energetiche nel Mediterraneo orientale si è fatta più aspra e più intensa, con la partecipazione di un sempre maggiore numero di attori interessati alla spartizione del gas levantino. 

L’attenzione di Roma, in realtà, anche se fa perno sul Mediterraneo, si allarga a un’area molto maggiore, cui i documenti strategici italiani fanno riferimento col termine di “Mediterraneo Allargato”, un’area che comprende i territori bagnati dal Mediterraneo, dal Medio Oriente ai Balcani fino al Sahel. Questo quadrante, che è definitivamente assorto ad area di priorità nazionale per la sicurezza nazionale, vede una scarsa presenza dell’Alleanza Atlantica, mentre sembra ricevere una sempre maggiore attenzione da parte dell’Unione Europea, che ha lanciato nel continente africano diverse missioni di addestramento. 

Nell’esercitare il suo ruolo di interlocutore privilegiato degli Stati Uniti nel processo di integrazione della difesa europea e di mediatore nella cooperazione tra l’Unione e la NATO, l’Italia deve saper cogliere ogni opportunità per tutelare al massimo i suoi interessi in quella che è divenuta, ormai, la sua area di interesse strategico prioritaria, quella del Mediterraneo Allargato.

 
Matteo Mazziotti di Celso,
Centro Studi Geopolitica.info

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