Ní neart go cur le chéile (“L’unione fa la forza”) – è questo il principio che guiderà la presidenza irlandese nel Consiglio dell’UE. L’Irlanda presiederà per un semestre una delle istituzioni più importanti dell’Unione, che esercita la funzione legislativa e di bilancio insieme al Parlamento europeo. Un ruolo di fondamentale importanza, come sottolineato dal Primo Ministro irlandese Micheál Martin, che si dice pronto a “plasmare le decisioni che incidono sulla vita dei cittadini europei” e ad “apportare miglioramenti tangibili alla loro vita quotidiana”.
Il semestre irlandese si apre in una fase geopolitica più delicata rispetto ad una normale rotazione istituzionale. L’Europa si trova ad affrontare il quarto anno di conflitto tra Russia e Ucraina, mostrando le proprie difficoltà nel continuare a supportare l’alleato ucraino, e rivelando le debolezze del sistema di difesa europeo, che necessita di interventi per garantirne la prontezza ed autonomia. Altri dossier scottanti al centro del tavolo sono la competitività economica dell’Unione e le difficoltà nei rapporti transatlantici, tra tensioni commerciali ed incertezze che si ripercuotono sul futuro dell’Unione.
Tutto ciò porta a interrogarsi se l’Irlanda, pur essendo un piccolo Stato membro, possa essere in grado di orientare l’agenda politica dell’Unione Europea in un momento così complesso. La risposta dipende non dalla capacità della presidenza irlandese di imporre una propria linea politica autonoma, ma dall’abilità di Dublino a presentarsi come mediatore e facilitatore del dialogo, contribuendo a tenere unita l’Europa in una fase di divisione, secondo il principio richiamato dal suo stesso motto.
La presidenza come strumento dei piccoli Stati
Come Stato membro che ricopre la presidenza, l’Irlanda non avrà il potere di “governare l’Europa”, bensì si occuperà di coordinare i lavori del Consiglio e favorire la collaborazione tra gli altri Paesi europei. La presidenza semestrale non consente infatti a uno Stato membro di imporre unilateralmente la propria linea, ma permette di incidere sul processo attraverso cui quella linea viene costruita.
La presidenza del Consiglio dell’UE viene ricoperta a rotazione da ogni Stato membro, all’interno di un sistema basato su trio di Paesi che si coordinano per garantire continuità politica. Questo meccanismo offre così la possibilità di orientare alcune priorità dell’Unione anche agli Stati di dimensioni più ridotte, spesso oscurati da nazioni di maggiore peso. Per un piccolo Stato, questo potere può rivelarsi particolarmente rilevante. La scelta dei tempi, la gestione dell’agenda, e la capacità di presentarsi come mediatore credibile sono strumenti meno visibili, ma non per questo meno importanti. Un esempio lampante è la presidenza della Finlandia nel 1999.
Entrata nell’Unione Europea solo nel 1995, la Finlandia guidò una fase decisiva per il futuro dell’Europa. Helsinki fu in grado di avviare la nascita della PESD, la politica europea di sicurezza e difesa. Allo stesso tempo, guidò le procedure iniziali di allargamento ad Est dell’UE e riconobbe la Turchia come Stato candidato all’adesione. Il caso della Finlandia mostra l’impatto che un piccolo Stato può avere nel definire il percorso politico intrapreso dall’Unione, utilizzando la presidenza per unire gli Stati membri verso un obiettivo comune a tutti. È su questo terreno che dovrà misurarsi anche l’Irlanda: non nel tentativo di guidare da sola l’Europa, ma nella capacità di facilitare compromessi su dossier centrali, portando risultati concreti.
Dal 2013 al 2026: come è cambiata l’Irlanda
L’ultima volta che l’Irlanda ha guidato il Consiglio è stata tredici anni fa e, in questo tempo, molto è cambiato, sia per Bruxelles che per Dublino. La presidenza irlandese del 2013 è anche conosciuta come “Recovery Presidency” per il lavoro svolto nel garantire stabilità, tutela dell’occupazione e crescita. In quegli anni, l’Europa era ancora segnata dagli effetti della crisi finanziaria e della crisi dell’euro. Inoltre, l’Irlanda stessa era un Paese ancora impegnato nella ripresa dalla crisi bancaria e immobiliare esplosa prima del 2008, che aveva fatto crescere rapidamente il debito irlandese e reso necessario un programma di assistenza finanziaria.
L’Irlanda del 2026 è un Paese profondamente cambiato: è diventata oggi un contributore netto al bilancio dell’Unione e si presenta come un’economia ricca, con uno dei prodotti interni lordi pro capite più alti nell’UE. Ciò si riflette anche nei fondi stanziati per la presidenza, per i quali oggi Dublino prevede di allocare 293 milioni di euro, segnando un impegno economico nettamente superiore rispetto al 2013. L’apertura e la globalizzazione dell’economia irlandese hanno attratto investimenti esteri molto rilevanti: il Paese ospita numerose multinazionali del settore tecnologico e farmaceutico, da cui dipende una parte significativa delle entrate fiscali irlandesi.
Un evento che ha cambiato profondamente il ruolo e il posizionamento dell’Irlanda dalla sua ultima presidenza è inoltre la Brexit. L’uscita del Regno Unito ha dato ancora maggiore rilevanza politica a Dublino, che resta l’unico paese anglofono dell’Eurozona, parte del mercato unico a differenza di Londra, attirando dunque molti investitori. In questo modo, l’interesse nazionale irlandese ha assunto una dimensione europea: la stabilità dell’isola e la tutela del mercato unico sono diventate dossier centrali per tutta l’Unione.
Dublino arriva alla presidenza del 2026 non più come un paese in difficoltà a riprendersi, ma come un attore strategico per gli affari europei, pronto a mettersi in gioco per avanzare le priorità europee.
Competitività, valori e sicurezza: le priorità del semestre irlandese
La presidenza irlandese ha definito come sue tre priorità la competitività, i valori e la sicurezza. In merito al primo punto, l’Irlanda promette di concentrare i propri sforzi sul commercio, intervenendo su quelle debolezze che alimentano il divario tra l’Europa, gli Stati Uniti e la Cina in termini di produttività, ma anche in campi come tecnologia e intelligenza artificiale, su cui il governo irlandese mira a rafforzare la capacità europea. Il Taoiseach Micheál Martin ha dichiarato l’intenzione di rilanciare la roadmap “One Europe, One Market”, mirata al rafforzamento del mercato unico europeo attraverso l’eliminazione delle barriere che scoraggiano il commercio tra gli Stati membri dell’UE. L’impegno irlandese si articolerà inoltre nel garantire maggiore sicurezza nell’approvvigionamento energetico, nel rispondere alla crisi in corso, nel promuovere prezzi più accessibili e nel proseguire la transizione verso fonti pulite. Per rendere ciò possibile, è necessaria anche una semplificazione del quadro normativo, che occupa un ruolo centrale nell’agenda di questa presidenza.
Il secondo pilastro mostra la volontà dell’Irlanda di riaffermare l’importanza dei valori fondanti dell’Unione europea, come la difesa della democrazia, dell’uguaglianza e dei diritti umani. In questo senso, Dublino riconosce l’essenzialità di continuare a sostenere l’Ucraina nel conflitto contro la Russia, confermando l’Unione europea come attore internazionale impegnato nella difesa della sovranità e del diritto internazionale. Allo stesso tempo, la presidenza irlandese sottolinea la necessità di intervenire nella lotta alla disinformazione e ai crimini digitali per salvaguardare i cittadini. Parte di questo pilastro è anche l’allargamento dell’UE, con l’obiettivo di procedere nel processo di adesione dei Paesi che hanno implementato le riforme necessarie, descrivendo l’appartenenza all’Unione come un processo dalla natura trasformativa.
La guerra in Ucraina rimane il banco di prova principale, portando l’Irlanda a riconoscere la sicurezza come terza priorità fondamentale. La presidenza irlandese lavorerà al rafforzamento del sistema di difesa europeo, concentrandosi anche su sicurezza informatica, sicurezza energetica e prontezza operativa di fronte alle minacce ibride. Dublino riconosce l’importanza di avere un’UE coordinata per affrontare le sfide del futuro in modo rapido ed efficace: è l’unico modo per “preparare meglio l’Europa alle crisi”, come dichiarato dal Primo Ministro.
Un ulteriore banco di prova sarà il negoziato sul bilancio a lungo termine, il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, ovvero la cornice che definisce la programmazione economica europea per i prossimi anni. Si tratta di un negoziato particolarmente complesso, segnato dalle divisioni tra Paesi frugali, che chiedono un taglio alle spese, e gli “Amici della Coesione”, che propongono invece maggiori investimenti per agricoltura e sviluppo regionale. L’obiettivo ideale per l’Irlanda sarebbe raggiungere un accordo entro la fine dell’anno, anche se il contesto si presenta particolarmente complesso.
Un piccolo Stato può orientare l’agenda europea?
L’Irlanda ha davanti a sé un importante lavoro da svolgere e, nonostante le proprie dimensioni, può giocare un ruolo significativo nel semestre che si trova davanti. La presidenza del Consiglio dell’UE non le consentirà certamente di dettare legge sugli altri Stati membri, ma, sfruttando capacità diplomatiche, amministrative e di mediazione, Dublino potrebbe influenzare gli impegni presi dall’Unione nei mesi a venire.
L’Irlanda si è mostrata particolarmente attenta al contesto politico attuale e cosciente del ruolo che ricopre. Gli obiettivi fissati dalla nuova presidenza indicano priorità condivise dagli Stati europei, tematiche su cui è necessario un intervento deciso e tempestivo per ottenere risultati concreti. Allo stesso modo, come dimostrato dal motto scelto, Dublino ha compreso che questi obiettivi sono raggiungibili solo attraverso la convergenza delle diverse nazioni europee: sarà dunque proprio la capacità negoziale di unire e mettere d’accordo gli altri Paesi a dimostrare se l’Irlanda sarà capace di incidere davvero sull’agenda europea.
Inoltre, a presentarsi come buon segno per l’inizio di questa nuova presidenza, è la condizione in cui si trova oggi l’Irlanda rispetto alla precedente presidenza del 2013. Un’economia florida, una nazione stabile, globalizzata e fortemente integrata nel tessuto europeo: non dovendosi più preoccupare di riprendersi dalle proprie crisi interne, o di aiutare l’Europa a risollevarsi in seguito alla crisi dell’euro, l’Irlanda può avere un maggiore impatto nell’orientare l’agenda europea e una presenza più forte come presidenza. La stessa ampiezza del programma irlandese suggerisce una presidenza preparata a muoversi su più tavoli contemporaneamente: non solo gestire tecnicamente i lavori del Consiglio, ma tentare di dare coerenza politica alle priorità comuni. Questo equilibrio tra ambizione e mediazione sarà il vero strumento per misurare la capacità di Dublino di orientare la linea intrapresa dall’Europa.

