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09/07/2026
Europa, Relazioni Internazionali

Polonia e Ucraina: fratelli coltelli?

di Lorenzo Avesani

La mancata partecipazione del Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, alla Conferenza sulla Ricostruzione di Danzica alimenta ulteriormente le tensioni con la Polonia. La situazione, precipitata a seguito dell’intitolazione di un’unità delle forze armate ucraine, sta progressivamente raffreddando la solidarietà costruita tra Varsavia e Kyiv creatasi dopo il 2022. La dinamica è dannosa per entrambi i Paesi e rischia di inficiare sul ruolo del Gruppo di Visegrád come attore subregionale dentro l’Unione europea.

Tra giovedì 25 e venerdì 26 giugno 2026 si è tenuto la Conferenza annuale sulla Ricostruzione dell’Ucraina. L’evento, avvenuto a Danzica, ha coinvolto circa 7500 partecipanti appartenenti a delegazioni governative ufficiali, organizzazioni internazionali e stakeholder finanziari interessati ad investire nella ricostruzione del Paese. I risultati ottenuti convergono in un unico messaggio: la solidarietà nei confronti di Kyiv rimane alta.

Eppure, lo “spirito di Danzica” si scontra con il progressivo deterioramento dei rapporti tra Polonia e Ucraina. L’assenza del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, rappresenta solo l’ultimo capitolo di un scontro diplomatico con le autorità di Varsavia iniziata lo scorso fine maggio. La querelle è cominciata con la decisione di Zelensky di intitolare un’unità militare speciale agli “Eroi dell’UPA”. L’iniziativa ha profondamente indignato Varsavia spingendo il Presidente della Repubblica polacca, Karol Nawrocki, a revocare il riconoscimento dell’Ordine dell’Aquila Bianca, l’onorificenza più importante per uno straniero in Polonia. In segno di protesta, il 20 giugno, Zelensky ha riconsegnato l’onorificenza via posta, un gesto emulato dai suoi predecessori il giorno successivo. I toni si sono ulteriormente inaspriti il 28 giugno, quando, in occasione del Giorno della Costituzione, Zelensky ha annunciato l’istituzione del Pantheon Nazionale Ucraino — successivamente approvato dal Parlamento l’1 luglio — ossia un ente statale permanente dedicato alla tutela della memoria collettiva del Paese. 

Nonostante i due Stati abbiano discusso una roadmap per uscire dalla crisi diplomatica, la disputa ha raffreddato la solidarietà di Varsavia nei confronti di Kyiv. L’incidente sta polarizzando l’opinione pubblica polacca e inasprendo la coabitazione istituzionale tra figure politiche di segno opposto. La situazione influenza negativamente sulla capacità di tradurre gli sforzi militari e politici in un ruolo di maggiore rilievo in Europa. Le conseguenze sono negative per due motivi. Il primo riguarda il governo dell’attuale primo ministro Donald Tusk, che rischia di perdere autorevolezza come alleato di Kyiv. Il secondo vede l’Europa centrale indebolita perché la marginalizzazione del “motore polacco” rende il Gruppo di Visegrád (V4) meno efficace nel portare avanti le sue istanze sull’Ucraina presso l’Unione europea (Ue).

Capire le terre di sangue

Terre di sangue” è un’espressione resa celebre dall’omonimo libro dello storico statunitense Timothy Snyder in riferimento a vaste aree dell’Europa centrorientale nelle quali si alternarono la dominazione staliniana e quella nazista. L’interazione tra i due totalitarismi generò un’esplosione di violenza culminata nella perpetrazione di atrocità su larga scala durante la Seconda Guerra Mondiale che causarono all’incirca 14 milioni di morti. Nello specifico, l’evento, oggetto dell’attuale disputa polacco-ucraina, è la serie di massacri avvenuti in Volinia e nella Galizia Orientale a partire dal 1941 e culminati nell’estate del 1943. Circa centomila polacchi vennero uccisi dall’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, un movimento politico sciovinista che collaborò attivamente con il Terzo Reich. 

La tensione tra i due Stati riguarda il modo in cui gli eventi vengono interpretati nella memoria storica collettiva. Kyiv inquadra gli eventi come parte delle operazioni belliche i cui atti contro i civili sono stati limitati e spesso non perpetrati da soldati ucraini. La sua narrazione enfatizza, invece, le rappresaglie polacche e le politiche di assimilazione forzata avvenute prima del 1939 in territori ucrainofoni. Di contro, la Polonia qualifica i massacri come un genocidio, alla luce della portata delle violenze compiute dall’UPA. Per questo motivo, Varsavia ha ripetutamente criticato lo scarso impegno delle autorità ucraine nell’assumersi la responsabilità storica per tali eventi.

Questo nodo è stato un oggetto di tensione e politicizzazione da parte di entrambi i Paesi. In particolare, gli anni tra il 2014 e il 2022, i governi euroscettici polacchi sollevarono il tema per rallentare l’adesione di Kyiv all’Ue mentre quelli ucraini hanno strumentalizzato le leggi sulla memoria di Varsavia. Il conflitto russo-ucraino in corso ha solamente sospeso la disputa mentre l’attuale riemersione è una minaccia securitaria. Oltre agli aspetti strategici, la cooperazione tra Paesi passa anche dalla compatibilità narrativa, un compromesso informale che definisce normativamente i termini dei rapporti. Polonia e Ucraina giustificano la loro collaborazione come resistenza comune al nemico russo ma ora appare insufficiente.

Tra i due litiganti il terzo gode

La mossa di Nawrocki ha messo Tusk in una posizione scomoda e stretta tra due scelte politicamente costose: avallare l’escalation e compromettere la propria linea sull’Ucraina, oppure opporvisi ed essere tacciato di essere troppo indulgente nei confronti della memoria polacca. La dicotomia richiede l’equilibrio tra un’opinione pubblica molto infastidita dall’iniziativa di Zelensky e la tutela della propria sicurezza in uno Stato ad esso confinante. Pur invitando Kyiv a fare il “prossimo passo” per ricucire i rapporti, il governo non ha gradito la decisione di Nawrocki temendo che la Russia benefici dal deterioramento dei rapporti.

Il timore è fondato in quanto, nell’Europa centrorientale, la memoria storica è un elemento di vulnerabilità su cui le campagne di disinformazione russe fanno leva per indebolire la coesione interna tra i Paesi del fianco orientale. L’analisi del progetto Bot Blocker di Vot Tak — una testata in lingua russa del servizio nazionale televisivo TVP — evidenzia che una rete di disinformazione riconducibile all’operazione “Matryoshka” abbia diffuso contenuti falsi su X e BlueSky che mostravano presunte minacce ucraine contro la Polonia, la rinominazione di altri rami dell’esercito con nomi legati all’UPA, e dichiarazioni inesistenti da parte di funzionari occidentali. Lo scopo è triplice: delegittimare l’immagine della Polonia agli occhi degli ucraini, sminuire la politica estera di sostegno di Kyiv agli occhi dei polacchi e riproporre agli europei la tesi secondo cui sostenere Kiev significa appoggiare uno “Stato estremista”.

Oltre alla dimensione simbolica e comunicativa, l’erosione dei rapporti bilaterali tra Kyiv e Varsavia può tradursi in una minor supporto politico-militare. Un segnale, in tal senso, è arrivato durante una conferenza stampa avvenuta il 3 luglio. Tusk si è detto cauto nel promettere ulteriori aiuti finanziari a Kiev in occasione del vertice NATO di Ankara lamentando che Varsavia sostiene il peso maggiore della difesa del continente. Tale dichiarazione segnala la frustrazione polacca per il limitato riconoscimento internazionale dei suoi sforzi a sostegno dell’Ucraina i quali non si stanno traducendo in un ruolo di primo piano nei principali tavoli negoziali. L’esclusione dal vertice E3 di Londra dello scorso 9 giugno è l’esempio più recente e rilevante. Tale situazione è causata dalla coabitazione istituzionale tra due figure che portano avanti due politiche estere differenti e, su certi aspetti, antitetiche. Da una parte, il presidente propende per la vicinanza agli Stati Uniti, freddezza nei confronti degli europei e minor entusiasmo nei confronti di Kyiv. Dall’altra, il primo ministro porta avanti un riavvicinamento ai partner europei per ripararsi dal disimpegno statunitense nonché è molto determinato a sostenere l’Ucraina. La poca chiarezza lascia l’Occidente disorientato su quale sia, di fatto, la politica estera polacca.

Implicazioni 

La querelle rischia di avere ricadute negative sul V4 e sulla sua credibilità all’interno dell’Ue, poiché indebolisce il coordinamento politico necessario per sostenere con autorevolezza il percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione. La dinamica polacco-ucraina richiama quella che, per lungo tempo, ha compromesso i rapporti tra Kyiv e Budapest. L’allora primo ministro ungherese, Viktor Orbán, trasformò la questione della minoranza magiara in Transcarpazia in una leva negoziale spinosa ostacolando e rallentando con successo il sostegno all’Ucraina. Con l’attuale governo ungherese, la situazione si è risolta in forma condizionata dove Budapest si è riavvicinata a Kyiv ma lascia aperta la possibilità di utilizzare il dossier come leva negoziale. Una traiettoria simile può essere percorsa pure dalla Polonia ma il rischio è quello di minare la sua ambizione strategica di essere sponsor attivo di un’Ucraina indipendente dentro l’Ue.

Infine, il tema avrà ricadute inevitabili sulle elezioni parlamentari del 2027. La questione della memoria storica rischia di acquisire un peso crescente nel dibattito pubblico, alimentando posizioni anti-ucraine sostenute dai partiti di estrema destra attualmente all’opposizione. Questi ultimi stanno cavalcando il tema per guadagnare consenso politico approfittando della stanchezza dell’opinione pubblica a sostenere i costi del conflitto. Nel prossimo futuro, il rischio è quello di una svolta transazionale dei rapporti che possono rappresentare un problema europeo.