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TematicheItalia ed EuropaEnrico Mattei, nel mondo al servizio dell'Italia

Enrico Mattei, nel mondo al servizio dell’Italia

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In questi giorni di visita ufficiale in Algeria, il Presidente della Repubblica Mattarella, insieme al suo omologo algerino Abdelmadjid Tebboune, ha inaugurato nel municipio di Hydra, un giardino dedicato alla memoria di Enrico Mattei. All’interno del giardino, il ricordo di uno dei protagonisti più importanti dell’Italia del secondo dopoguerra, è evidenziato in una stele che riporta la seguente epigrafe: “Personalità italiana amico della rivoluzione algerina, difensore tenace e convinto della libertà e dei valori democratici, impegnato a favore dell’indipendenza del popolo algerino e del compimento della sua sovranità”. In queste poche righe si riassume buona parte del ruolo assunto negli anni della ricostruzione post bellica e delle dinamiche euro-mediterranee e internazionali, di uno dei personaggi di maggiore spicco della politica e dell’imprenditoria italiana.

Al centro della ricostruzione economica e sociale dell’Italia democratica

La figura di Enrico Mattei meriterebbe infatti un spazio approfondito nei libri di storia del nostro Paese; purtroppo la memoria storica nazionale non concede del tutto la giusta considerazione ad un uomo che, nella sua esperienza politica e professionale, ha provato ad inserire l’Italia al centro delle dinamiche internazionali, a rendere il nostro Paese interlocutore autorevole delle grandi potenze e dei Paesi economicamente emergenti e garante dell’indipendenza e dello sviluppo democratico di molte popolazioni, in particolare africane e del Medio Oriente.

Personalità complessa ed autorevole, partecipò attivamente alla Resistenza nelle fila della componente cristiana, divenne successivamente una delle principali menti della ritrovata democrazia e della nascente repubblica italiana.

Nel 1945, al termine della guerra, fu individuato come commissario liquidatore dell’AGIP, ente statale dedicato alla ricerca, estrazione, lavorazione e distribuzione del petrolio; contrariamente alle aspettative del Governo di allora, si assunse la responsabilità di riorganizzare l’azienda, comprendendone le potenzialità, valorizzando le competenze interne e investendo in innovazione e nelle nuove professionalità. L’Italia del dopoguerra era un Paese da ricostruire, da trasformare nelle istituzioni e nell’assetto economico e sociale; Mattei, nella sua grande capacità intuitiva e visione progettuale a medio-lungo termine, accettò una sfida rischiosa e nello stesso tempo affascinante: fare di un Paese povero di materie prime e di risorse energetiche, un protagonista nel campo della ricerca petrolifera e del gas naturale e dei mercati energetici, sfruttando particolarmente la posizione geografica del Paese, quale “ponte” tra le aree di produzione e i mercati europei in ripresa dopo la parentesi della Guerra.

La nascita dell’ENI, lo sviluppo di rapporti euro-mediterranei e l’affermazione nei mercati energetici

Nel 1953 fu nominato dal Governo De Gasperi, presidente di ENI, l’ente pubblico dedicato al controllo del ciclo delle energie fossili nazionali, a cui fu attribuito anche  il controllo delle realtà aziendali già operative sin dai tempi del fascismo, a partire da AGIP, SNAM, ANIC sino ad una serie di società minori. Un gruppo integrato, con dimensioni crescenti e che si pose sin dall’inizio, al centro della ripresa economica del Paese.

Avendo assunto una dimensione aziendale consistente e stabile sul piano organizzativo e finanziario, in Mattei crebbe la consapevolezza di fare dell’ENI un protagonista oltre i confini nazionali. La crescente richiesta di energia di un Paese in sviluppo come l’Italia degli anni ’50 dello scorso secolo, portò sin da subito ENI ad inserirsi nel complesso meccanismo dei mercati energetici internazionali. I Paesi produttori di petrolio e gas, oltre ad essere prevalentemente concentrati nell’Area MENA e nell’allora Unione Sovietica, erano caratterizzati da spinte indipendentiste e di emancipazione economica e sociale, vedevano in linea di massima anche una forte instabilità politica ed istituzionale. In questo contesto, anche per effetto della presenza coloniale di Francia e Regno Unito e del nuovo ruolo assunto nell’area mediterranea dagli USA, Paese leader tra i vincitori del secondo conflitto mondiale, le grandi compagnie petrolifere a prevalente capitale di questi Stati, avevano consolidato una posizione dominante nello sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas naturale, imponendo regimi oligopolistici e condizioni non favorevoli per i Paesi produttori. Mattei, con grande visione politica, allacciando costanti relazioni di carattere bilaterale e multilaterale, si caratterizzò come interlocutore affidabile sia per i governi consolidati che per i movimenti indipendentisti dell’area sud mediterranea e del Medio Oriente, trasformando ENI in un nuovo protagonista del ciclo dell’energia fossile. La possibilità di offrire contenuti più vantaggiosi con benefici molto più evidenti, rispetto al cartello delle Compagnie Petrolifere egemoni nel mercato, garantì ad ENI una crescita graduale dei contratti da parte di diversi Paesi ed un posizionamento strategico nel mercato di alto profilo. La strategia adottata da Mattei, che aveva saputo interpretare al meglio le richieste emergenti delle popolazioni del Nord Africa e del Medio Oriente,  fu basata sulla valorizzazione del ruolo del Paese produttore; non più mero esecutore delle politiche delle multinazionali del petrolio, ma partner primario, coinvolto nelle decisioni sia attraverso accordi paritari sia con la creazione di holding partecipate tra lo Stato e l’ENI. L’azienda italiana offrì inoltre un’assistenza ingegneristica, infrastrutturale e commerciale, integrata alle operazioni di ricerca ed estrazione degli idrocarburi, condizioni che altre holding energetiche multinazionali non avevano mai preso in considerazione nei rapporti con i Paesi produttori.

La politica estera italiana accompagnò le scelte di Mattei (anche se si riscontrarono delle resistenze soprattutto nel mondo conservatore) e beneficiò di queste condizioni che, pur nella chiara scelta di essere parte integrante dell’Alleanza Atlantica,  permisero di assumere all’Italia un ruolo di maggior visibilità nei rapporti euro-mediterranei e con i Paesi del Medio Oriente.

Il Presidente di ENI sin dall’inizio della sua esperienza politica e aziendale, seppe ben interpretare le pulsioni politiche in atto nell’area MENA e non solo; il susseguirsi di accadimenti ne confermò le intuizioni: dalla nascita della Lega Araba nel 1945, alla parziale indipendenza del Regno di Libia nel 1951; dalla proclamazione della Repubblica d’Egitto nel 1952 guidata dal Movimento dei Liberi Ufficiali alla conquista dell’indipendenza nel 1956 di Marocco e Tunisia, sino al processo di occidentalizzazione promosso dallo Scià di Persia; dalla crisi di Suez nel 1956 con la nazionalizzazione del Canale da parte dell’Egitto di Nasser, alla progressiva volontà di emancipazione del popolo algerino.

Non soltanto mondo arabo, ma una visione globale del mondo

I suoi rapporti internazionali crebbero costantemente; nonostante il consolidarsi della “guerra fredda” fra il mondo libero e il blocco dell’alleanza dei Paesi socialisti, Mattei fu tra i primi a sostenere il dialogo con l’Unione Sovietica. A cavallo tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 furono promosse delle relazioni commerciali, che permisero all’Italia di ottenere dall’URSS, forniture di petrolio greggio ad un costo mediamente molto più basso rispetto agli approvvigionamenti forniti dalle Compagnie Petrolifere anglo-americane; nello scambio l’Italia si impegnò a rifornire i sovietici di materiale per la costruzione di oleodotti. Nel 1960 il Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, presente nella delegazione italiana anche Enrico Mattei, fu il primo Capo di Stato del mondo occidentale a visitare ufficialmente l’Unione Sovietica. Questa fitta rete di rapporti commerciali, nel momento di massima espansione, anche con la previsione della costruzione di petroliere da parte di Fincantieri, e la stessa interlocuzione di Mattei con il governo sovietico, fu attenzionata dal Consiglio Atlantico della NATO. Cominciavano a sorgere dei dubbi degli alleati occidentali e soprattutto del cartello delle  “majors” petrolifere rispetto alla visibilità e al modello relazionale realizzato da ENI nel rapporto con i Paesi emergenti. 

Nel 1958, dopo l’autorizzazione del Governo italiano, Mattei si reca in Cina e avvia una serie di relazioni commerciali che portano ENI ad essere partner per diversi progetti di collaborazione come la fornitura di fertilizzanti a sostegno dell’agricoltura cinese o l’assistenza tecnica e industriale con la cessione di impianti completi.

La rete di rapporti e di accordi commerciali, infrastrutturali, industriali e di ricerca estrattiva si estenderà inoltre  alla Somalia, alla Costa d’Avorio, all’Etiopia, al Senegal, al Sudan, al Ghana, sino a coinvolgere anche l’India e nel Sud America, l’Argentina e il Venezuela.

Molti analisti storico-politici riconoscono un ruolo indiretto a Enrico Mattei anche nella fondazione  nel 1960 dell’OPEC, l’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio a cui aderirono inizialmente Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait e Venezuela); l’OPEC fu concepita proprio come elemento di equilibrio tra la politica delle grandi multinazionali del petrolio e gli Stati produttori.

Conclusioni

Ripercorrendo sinteticamente le strategie aziendali e  l’azione di politica di Enrico Mattei, abbiamo potuto ancora rinverdire come l’Italia avesse fatto crescere al suo interno, a partire dal dopoguerra, una generazione di politici, di dirigenti delle aziende pubbliche, di tecnici e ricercatori, in grado di sostenere la competizione internazionale, di collocare il Paese in una posizione di leale  partecipazione all’alleanza occidentale, non rinunciando però alla salvaguardia dell’indipendenza nei rapporti internazionali e ai riflessi sul piano commerciale, industriale e delle competenze.

Enrico Mattei è stato uno dei migliori rappresentanti di quella generazione; un patriota, un autentico democratico, criticato a volte per alcuni suoi metodi eccessivamente autonomi, ma sempre leale nei confronti del Paese che rappresentava nel mondo attraverso ENI.

La sua morte, ancora avvolta nel mistero, ha lasciato certamente un vuoto enorme nella classe dirigente italiana, ma anche una copiosa eredità fatta di relazioni, di visione strategica e di presenza internazionale. In questo periodo di transizione energetica, di fronte ai cambiamenti climatici ed ecologici, le sue intuizioni possono ancora essere di riferimento all’Italia. Come ha affermato l’AD di ENI, Claudio Descalzi, partecipando con il Presidente della Repubblica ad Algeri, all’inaugurazione della stele in memoria del fondatore di ENI, “La lezione di Mattei è ancora attuale, perché ci porta a collaborare e integrarsi, a costruire un rapporto, a lavorare per gli altri, a condividere i benefici in modo corretto e giusto, proprio in linea con quello che stiamo vivendo ora con la Just transition: cambiare ma dando una ricaduta positiva del cambiamento”.

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