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TematicheItalia ed EuropaErdogan e Macron: continua la crisi diplomatica

Erdogan e Macron: continua la crisi diplomatica

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La messa fuori legge del gruppo dei “Lupi Grigi” rappresenta un ulteriore inasprimento del conflitto diplomatico e ideologico che ha visto Erdogan e Macron scontrarsi su vari fronti. Parallelamente Parigi cerca di rinsaldare i legami con l’Egitto dopo la crisi diplomatica dovuta alle dichiarazioni di Macron sull’Islam e alle vignette satiriche su Maometto.

Il conflitto diplomatico tra Francia e Turchia

Negli ultimi mesi si è assistito ad un duro scontrodiplomatico tra Francia e Turchia su numerosi fronti. Nel conflitto libico, la Turchia sostiene Il Governo di al-Sarraj, mentre la Francia supporta più o meno segretamente il Generale Haftar. Nella disputa riguardante le riserve di gas nel mediterraneo orientale, che vede coinvolti Grecia e Cipro da un lato e la Turchia dall’altro, la Francia si è schierata in difesa dei partner europei, denunciando la deriva imperialista del Governo turco e la violazione del diritto internazionale per quanto riguarda le acque territoriali greche. Per queste ragioni durante i mesi estivi la Francia ha partecipato a fianco della Grecia a esercitazioni navali in funzione antiturca. A inizio ottobre Macron si è inoltre schierato contro un eventuale sostegno della Turchia all’Azerbaijan nel recente conflitto contro l’Armenia per il controllo della regione azera a maggioranza armena del Nagorno Karabakh.

Lo scontro frontale tra Erdogan e Macron

La tensione tra Francia e Turchia è salita di intensità in seguito al discorso di Macron sul “separatismo islamico” del 2 ottobre. In quell’occasione il Presidente francese ha denunciato la presenza in Francia di un separatismo islamico di matrice estremista che avrebbe come obbiettivo la costituzione di una “società parallela” incompatibile con i valori repubblicani di laicità, libertà ed emancipazione. Contestualmente il Presidente ha illustrato il suo progetto di “riconquista repubblicana” attraverso una maggiore presenza dello Stato nel controllo della formazione degli imam, impedendo la predicazione di quelli provenienti dall’estero. In un passaggio del discorso Macron ha definito l’Islam una “religione in crisi”. In risposta a queste affermazioni è immediatamente seguita una reazione di protesta da parte dei Governi di molti Paesi musulmani e in particolare da parte di Erdogan che ha criticato fortemente il progetto di legge contro il “separatismo islamico”.

A due settimane da questo discorso, l’efferato omicidio del professore Samuel Paty, colpevole di aver mostrato ai propri studenti delle vignette satiriche su Maometto ripubblicate dal settimanale Charlie Hebdo, ha determinato un ulteriore inasprimento delle misure da parte del Governo francese contro individui e organizzazioni sospettate di radicalismo islamico. In seguito a questo evento Macron ha nuovamente attaccato il fondamentalismo islamico e difeso Charlie Hebdo, sottolineando come la libertà di parola e di stampa rappresentino valori fondativi e irrinunciabili per la democrazia francese.

Questi eventi hanno provocato una vera e propria escalation della tensione diplomatica tra Francia e Turchia. Allo scontro sul piano strategico-militare si è aggiunto quello ideologico-politico. Erdogan ha infatti giudicato provocatorie le affermazioni di Macron nei confronti dell’Islam, affermando che il Presidente francese avrebbe bisogno di cure mentali. Il Presidente turco ha inoltre lanciato un appello a boicottare i prodotti francesi come risposta alle affermazioni di Macron. Questa iniziativa ha avuto un notevole eco mediatico in molti paesi musulmani i cui Governi hanno condannato il sostegno francese alle vignette satiriche sul profeta. Dalla Siria al Bangladesh si sono svolte infatti manifestazioni di protesta e azioni di boicottaggio dei prodotti francesi. Erdogan tenta di utilizzare lo scontro diplomatico e ideologico con Macron per presentarsi come leader e difensore del mondo islamico in un’ottica di contrapposizione alle potenze occidentali imperialiste e secolarizzate.

La Francia bandisce i “Lupi grigi”

In questo contesto di gravi tensioni diplomatiche è arrivato l’annuncio, Il 4 novembre, dello scioglimento del movimento nazionalista turco dei “Lupi Grigi” da parte del ministro dell’interno francese Gérald Darmanin. Seguaci del panturchismo, ossia di quell’ideologia che cerca di promuovere l’unione di tutti i popoli di lingua ed etnia turca dall’Europa all’Asia, i Lupi Grigi sono un’organizzazione ultranazionalista dai connotati paramilitari, conosciuta per le sue azioni violente, in particolare nei confronti delle minoranze curde e armene. I Lupi Grigi sono affiliati al Partito del Movimento Nazionalista (MHP), partito politico dell’estrema destra turca alleato di Erdogan. L’MHP è divenuto un pilastro fondamentale della coalizione di governo turca, infatti nelle recenti elezioni, in un contesto di graduale calo di consenso, è proprio grazie al sostegno di questo partito che Erdogan ha ottenuto la vittoria al Referendum costituzionale del 2017 e alle elezioni del 2018.

La decisione di dichiarare il gruppo fuorilegge è stata presa a seguito degli atti vandalici compiuti ai danni del memoriale del Genocidio Armeno di Décines-Charpieu, che è stato imbrattato con slogan pro-Turchi, iscrizioni inneggianti a Erdogan e incitazioni alla discriminazione, all’odio e alla violenza contro persone di origine armena(in Francia è storicamente presente una numerosa comunità). L’eco di questi atti ha suscitato una reazione violenta di alcune frange estremiste presenti nella comunità turca. Nella regione di Lione, dove vive una grande comunità di armeni, 250 membri della comunità turca hanno tentato di aggredire gli armeni durante una sorta di spedizione punitiva.

In questo clima, la messa fuori legge dei Lupi Grigi, che, nonostante gli ultimi avvenimenti, non rappresentano nei fatti una grave minaccia dal punto di vista terroristico, costituisce un atto provocatorio da parte della Francia volto ad alimentare e aggravare ulteriormente la tensione diplomatica tra i due paesi.

La Francia punta a isolare la Turchia

In questo momento particolarmente turbolento dal punto di vista diplomatico, la Francia ha avviato un’iniziativa diplomatica per rinsaldare l’alleanza con i tradizionali partner del Nordafrica a partire dall’Egitto e dagli altri paesi dell’area.

A seguito degli attentati di Nizza del 29 ottobre, il ministro degli interni Darmanin si è recato in Tunisia e in Algeria con lo scopo di negoziare accordi per il rimpatrio degli immigrati sospettati di radicalismo e rafforzare la cooperazione contro il terrorismo.

L’8 novembre il ministro degli esteri Jean- Yves Le Drian si è recato in Egitto e successivamente in Marocco. Questa missione diplomatica punta a ribadire la solidità dei legami tra la Francia e questi paesi e a distendere i rapporti diplomatici in seguito alle recenti tensioni causate delle vignette di Charlie Hebdo. Per questo, durante la visita in Egitto, oltre al Presidente al-Sisi, Le Drian ha incontrato Ahmed al-Tayeb, il grande imam di Al-Azhar, massima autorità musulmana egiziana e figura religiosa di spicco del mondo sunnita.

Risulta significativa la scelta di visitare l’Egitto proprio in questo momento di forti tensioni con la Turchia. L’Egitto rappresenta infatti un rivale della Turchia dal punto di vista diplomatico, in quanto è guidato da un regime militare che ha deposto nel 2013 il Governo dei Fratelli Musulmani, corrente politica di cui il partito AKP di Erdogan fa parte. In Libia l’Egitto si trova inoltre in contrapposizione alla Turchia, in quanto sostiene informalmente assieme alla Francia il Generale Haftar. Si tratta quindi di un’iniziativa diplomatica che ha come obbiettivo quello di aumentare l’isolamento della Turchia all’interno del mondo islamico, puntando a stemperare le tensioni con i paesi arabi alleati di Parigi, causate dalle recenti affermazioni di Macron.

La Francia in questo quadro può permettersi lo scontro frontale con la Turchia, nonostante questa appaia sempre più minacciosa e aggressiva. Macron puòfar leva sulle divisioni interne del mondo islamico, dove Erdogan, malgrado il suo attivismo politico-militare e le sue velleità di leader panislamico, appare in realtà piuttosto isolato. Dal canto suo la Francia può contare su solide partnership con paesi del Nordafrica storicamente alleati, come Tunisia, Algeria e Marocco. L’Egitto in particolare ha tutto l’interesse a sostenere la Francia per contenere l’ascesa turca nell’area per ragioni strategiche. In più al-Sisi è sicuramente interessato a bloccare qualsiasi tentativo di Erdogan di accreditarsi come guida dei Paesi sunniti in funzione antioccidentale, perché quest’ultimo, essendo espressione dell’Islam politico dei Fratelli Musulmani, costituisce una minaccia per la stabilità del suo regime militare.

Eugenio Consiglio
Geopolitica.info

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