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Geoeconomia ed InnovazioneIntelligence Economica e Geopolitica Economica: le chiavi della Diplomazia...

Intelligence Economica e Geopolitica Economica: le chiavi della Diplomazia per affrontare le nuove sfide globali del XXI secolo

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Nella nuova dimensione globale dei mercati, degli equilibri geopolitici, delle relazioni internazionali e della Diplomazia, la connessione tra Geopolitica Economica ed Intelligence Economica, in relazione alle politiche di governo di un Paese o di tutela delle imprese industriali, realtà entrambe chiamate a competere su scenari planetari e mercati complessi, ha assunto un carattere strategico fondamentale. La tutela della crescita economica, dei brevetti, della proprietà industriale, del sistema produttivo e di quello finanziario, delle tecnologie, delle infrastrutture e della sicurezza energetica, nonché dei mercati, sono divenuti gli assi cartesiani su cui fondare le decisioni programmatiche future, sia pubbliche che private. Niente, pertanto, può essere sottratto, per ottenere processi decisori sempre più efficaci, allo sforzo di adeguamento dottrinario, organizzativo e culturale richiesto da queste due materie di studio: dalla struttura del Pil alla politica industriale, dal cambiamento climatico alla condizione delle banche, dalle migrazioni alle questioni etiche e religiose, fino alla tenuta psicologica e alla coesione sociale delle popolazioni.

Complessità dei sistemi, dittatura dei dati e geografia dell’incertezza

Il XXI secolo, con la sua baumiana società liquida, segnata da esperienze individuali e relazioni sociali che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile, può, dunque, essere tranquillamente definito come un’era caratterizzata dalla complessità dei sistemi e da una geografia dell’incertezza.

Tali connotazioni vanno intese come:

  • la prima, in termini generali, quale insieme di elementi variabili e fortemente interconnessi, anche nella loro evoluzione temporale, sicché la conoscenza singola d’ognuno di essi non è sufficiente a stabilire l’evoluzione complessiva del sistema. I flussi migratori, gli ecosistemi, i mercati finanziari, il tempo atmosferico, la diffusione di una malattia, il sistema nervoso, sono esempi di sistemi complessi;
  • la seconda, viceversa, è ben spiegata da Alessandro Ricci, Ricercatore di Geografia Politica presso l’Università di Bergamo e Segretario Generale del Centro Studi geopolitica.info, in un testo dall’omonimo titolo, secondo cui “la geografia è ordine e mira all’ordine per creare modelli rappresentativi del mondo poiché segue criteri che presuppongono un ordine e che su di esso si basano…è una disciplina che comporta la messa a punto di una sorta di inventario del mondo, di classificazione…la geografia dell’incertezza, viceversa, si configura nei termini di una perdita di verità assolute e nell’ingresso in un sistema di verità parziali, rappresentato in parte – almeno per l’ambito geopolitico – dall’odierno assetto politico internazionale e dalla crisi del sistema bipolare…è un assetto incerto e indefinito che contribuisce a creare vaghezza sul futuro delle relazioni internazionali”.

In questo nuovo e sempre più dinamico scenario planetario, dunque, la raccolta delle informazioni è divenuta sempre più ininterrotta e poliedrica, dato il continuo sovrapporsi degli eventi da osservare e considerare.

Il mondo post pandemia covid 19, inoltre, nel suo costante evolversi ha, ancora una volta di più, evidenziato la necessità di una rete informativa sempre più ampia, rapida e polivalente, dal momento che la quantità di dati oggi disponibili, è tale che individuare quali tra di essi scegliere, per una decisione, costituisce un serio problema per qualsiasi struttura operante su scala sia nazionale che internazionale. 

D’altro canto, è innegabile che nell’ambito dell’infosfera, considerata come l’insieme dei mezzi di comunicazione e delle informazioni da quest’ultimi prodotte, “la dittatura dei dati e dei Big Data” esponga ogni processo decisorio, sia esso singolo, sociale, d’impresa o istituzionale, a quanto è già accaduto, ad esempio, con il caso Cambridge Analytica, così come descritto da Antonello Soro, già Presidente dell’Autorità Garante italiana per la protezione dei dati personali: “Cambridge Analytica ha scoperchiato il vaso di Pandora. Chi controlla i profili degli utenti dei social network ha un potere enorme che può orientare non solo le scelte economiche ma anche quelle politiche dei cittadini. Lo scossone è stato salutare. Si sono spaventati gli Stati, ma anche le imprese. Lo shock ha aperto una finestra di attenzione planetaria. Due miliardi e duecento milioni di utenti Facebook hanno avuto la consapevolezza che i propri gusti, sentimenti, convinzioni religiose, politiche e personali sono stati messi a disposizione di sconosciuti interessati a manipolarli. C’è stata un’ondata di sfiducia che è costata ai big player del mercato decine di miliardi di capitalizzazione. I gestori dei dati hanno avuto paura e hanno cominciato a rivedere le proprie policy. Zuckerberg ha fatto autocritica anche sulle strategie passate che lo hanno portato ad accettare sulla sua piattaforma qualsiasi applicazione, da chiunque sviluppata, purché gli portasse traffico…in quanto agli Stati…la metà della propaganda politica circolata sui social durante la campagna elettorale per le presidenziali Usa proveniva da gruppi non identificabili e sospetti, uno su sei dei quali riconducibile a potenze straniere. Una situazione analoga, si è verificata in Gran Bretagna durante la campagna per la Brexit. Questi fenomeni non si possono ignorare. Nessuno è disposto ad accettare attacchi alla propria sovranità”.

I luoghi di James Bond a Londra: MI6

Geopolitica Economica ed Intelligence Economica: la diplomazia e la risposta alle nuove sfide globali del XXI secolo

La globalizzazione, di cui l’incertezza è un tassello fondamentale, ha cambiato le regole delle relazioni internazionali e della Diplomazia, rendendo necessario un orizzonte di riflessione ben più ampio di quello prospettato dagli interessi di ogni singola nazione, i quali, alla luce dell’integrazione economica internazionale sempre più spinta, possono essere difesi, solo se inquadrati in un contesto di cooperazione mondiale.

Lo sviluppo delle relazioni diplomatiche, intese come la gestione dei negoziati e dei rapporti tenuti da ambasciatori, quali strumenti di contatto e mediazione tra Stati, ha subito una grande riformulazione, partendo dalla constatazione che il monopolio della politica estera non è più solamente statale, ma plurale e transnazionale. 

La Diplomazia istituzionale si è vista affiancare sempre di più, nel tentativo di comporre pacificamente i conflitti, da una pluralità di soggetti non governativi (track one, track two, multi-track diplomacy), i cui interventi, in più di un’occasione, sono stati coronati da successo. 

Per poter affrontare, quindi, con cognizione di causa situazioni, all’apparenza, non accomunate da dirette correlazioni specifiche ed unirne, in metafora, i derivanti “puntini” di Steve Jobs memoria in una visione globale, in grado di dettare la linea al moderno agire diplomatico, occorre, ormai, fare ricorso ad una “cassetta degli attrezzi” fornita, così per come concettualizzata dal Professor Paolo Savona, dall’utilizzo di due materie di studio quali:

  • la Geopolitica Economica, ossia la disciplina che, avvalendosi delle conoscenze teoriche e pratiche delle diverse branche dell’economia politica e della politica economica, studia le relazioni internazionali nel loro impatto sulle determinanti dello sviluppo globale, tenendo conto della loro dipendenza dalle caratteristiche dell’ambiente fisico e istituzionale, come pure di quelle antropologico-culturali dei suoi abitanti;
  • l’Intelligence Economica, ossia la disciplina che, studiando il “ciclo dell’informazione” necessario alle imprese ed agli Stati per effettuare scelte corrette di sviluppo, si prefigge di affinare abilità cognitive e decisionali, applicate alla complessità del contesto competitivo globale. Il cuore di tale ambito, inteso come metodologia di raccolta dei dati, di loro analisi, di decisione operativa e di verifica dei risultati, si concretizza, dunque, nelle seguenti sei fasi:
  1. raccolta delle informazioni in funzione degli obiettivi che si intendono perseguire;
  2. protezione del patrimonio informativo dai rischi di manipolazione o di furto;
  3. definizione di scenari di riferimento alternativi;
  4. individuazione delle possibili strategie sulla base degli scenari;
  5. scelta di una strategia e sua attuazione;
  6. valutazione dell’attuazione e degli effetti delle scelte effettuate. 

Se, quindi, la Geopolitica Economica è la scienza che studia come garantire l’ordine economico globale ai fini dello sviluppo, avvalendosi degli strumenti d’intelligence, quest’ultima, in un’ottica competitiva, cura gli interessi d’impresa e di quelli dell’intera nazione, essendo la tutela di questi ultimi un obiettivo primario ed imprescindibile da perseguire, nell’arena dei conflitti territoriali e delle tensioni mondiali di natura finanziaria, tanto per il sistema paese che per le aziende private. Le coordinate di questo specifico quadro complessivo, sono efficacemente indicate da Laris Gaiser, esperto del settore, secondo cui:

  • “una chiara visione di Geopolitica Economica deve basarsi sulle analisi di tipo commerciale, in un contesto nel quale il Governo mira a proteggere l’economia nazionale garantendone lo sviluppo, favorendo l’acquisizione di nuove tecnologie e conquistando nuovi segmenti del mercato mondiale, poiché il rafforzamento economico e sociale del Paese diviene misura del suo potere e della sua importanza internazionale”;
  • “l’Intelligence Economica è lo strumento con il quale tutto ciò si realizza e con il quale si fornisce una nuova missione ai politici, ai funzionari statali ed ai manager privati, assillati dalla continua erosione della loro capacità decisionale, connessa alla globalizzazione”.

Ecco dunque, conseguentemente, che le analisi effettuate alla luce dei dettami sopra indicati forniscono il loro migliore apporto al decisore, sia esso istituzionale che privato: come sarebbe stato possibile, altrimenti, individuare il filo conduttore degli interessi cinesi portatori della calcolata ambiguità, descritta – in un recente libro – da Lorenzo Termine, Ricercatore dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza e del Centro Studi geopolitica.info, e poter adottare una strategia diplomatica efficace, in una sequenza di accadimenti, quali il covid, il ritiro USA dall’Afghanistan, le indagini della Guardia di Finanza sui droni di Alpi Aviation e l’organizzazione di difesa Akus, senza ricorrere agli strumenti di tali discipline?

Il futuro della Diplomazia: una visione sempre più geoeconomica e d’intelligence

A quanto finora esposto, non può non essere aggiunta, prima delle considerazioni finali, la descrizione dello strumento interpretativo finora disponibile in questo ambito, ossia il concetto di Diplomazia Economica, validamente descritto in un documento ufficiale dell’Unione Europea del 2017, così sintetizzabile: ”la globalizzazione ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della Diplomazia Economica. Il mondo è diventato interconnesso, il commercio si è esteso notevolmente negli ultimi cinquant’anni e gli scambi di merci, servizi e investimenti sono aumentati in maniera considerevole e la sua portata non è più puramente locale, nazionale o regionale, bensì mondiale. Le questioni nazionali, tra cui la pace, la sicurezza, lo sviluppo, il clima e l’accesso all’acqua, sono diventate globali. La Diplomazia Economica presenta molte definizioni, tutte comprendono i concetti di: agevolazione dell’accesso ai mercati esteri, interesse ad attrarre investimenti esteri diretti, influenza sulle norme internazionali. Essa, infatti, in assenza di una esplicitazione standard, viene così definita, in un senso:

  • stretto, come dispositivo per promuovere le imprese sui mercati esteri, in particolare le piccole e medie imprese, potendo così anche essere denominata diplomazia aziendale o commerciale;
  • più ampio, può svolgere una funzione d’intelligence, contribuendo ad esercitare influenza e diventare una strategia piuttosto che uno strumento. Il concetto si sposta dalla promozione delle imprese, ad una più ampia nozione d’impulso degli interessi economici, diventando da libero a sostenibile, mediante l’aggiunta di valori umani e sociali. 

La necessità di superare i tanti limiti ideologici che ristringono l’orizzonte decisionale dei vertici diplomatici, degli apparati di Stato e della libera impresa, portano la riflessione metodologica da operare, così come indicato da Gabriele Natalizia, Ricercatore dell’Università di Roma La Sapienza e Direttore del Centro Studi geopolitica.info, sulla “progressiva erosione della linea di demarcazione tra la dimensione internazionale e la sfera domestica degli Stati e la conseguente rielaborazione del principio di sovranità. Ne deriva che quelli la cui grand strategy voglia risultare efficace, devono contraddistinguersi per un certo grado di flessibilità e capacità d’innovazione, tali da permettere loro di rimodulare preferenze e decisioni espresse in passato e reagire in modo migliore agli stimoli del presente”.

Ecco, allora, che ibridare le competenze derivanti dalla Geopolitica Economica e dall’Intelligence Economica, con quelle del mondo degli affari, delle imprese, del commercio e della Diplomazia classica, può offrire un valore aggiunto a tutti i decisori, siano essi istituzionali, pubblici o privati.

In particolare, in un’epoca eterogenea come quella odierna, ignorare le potenzialità offerte da tale multiforme commistione, priverebbe l’universo diplomatico, ma anche il sistema paese, di una risorsa imprescindibile per solcare, con perizia, i mari agitati del divenire contemporaneo.

Urge, dunque, capire che alla preservazione del patrimonio informativo, deve seguire la capacità di estrarre dal materiale grezzo ciò che è rilevante, per favorire sempre di più, un’interpretazione delle informazioni efficace, poliedrica e concreta da parte dei diplomatici, dei politici e dei manager chiamati a decidere. Fare questo significa, dunque, favorire pratiche quali la diffusione di una cultura d’Intelligence Economica nelle imprese, in particolare in quelle piccole e medie, incentivare un maggior flusso d’informazioni tra settore privato e pubblico realizzando banche dati condivise, l’investire nel campo dell’istruzione e della formazione, con particolare riguardo al mondo accademico.

In conclusione, citando sempre le parole di Paolo Savona, è necessario, dunque, promuovere, in ambito diplomatico, ma non solo, il superamento di una cultura in grado di oltrepassare le ormai vetuste competenze prevalentemente nazionali, o peggio ancora nazionalistiche, in quanto siamo destinati – come la tematica ambientale ad esempio ci suggerisce, volenti o nolenti e nonostante le profonde diversità esistenti – a cooperare con gli altri, con rispetto e pazienza, se vogliamo mantenere abitabile, per le future generazioni, il nostro Pianeta.

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