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Le parole del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini sugli sviluppi in Afghanistan

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Nel corso della giornata di martedì 7 settembre il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio, e il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, hanno reso prima al Senato e poi alla Camera un’informativa sugli sviluppi della situazione in Afghanistan.

Un multilateralismo più efficace e inclusivo

Il ministro di Maio ha preliminarmente ribadito come la crisi afgana riproponga l’esigenza di un multilateralismo più inclusivo e, al tempo stesso, la necessità di una forte coesione europea e di autonomia strategica e operativa dell’Unione.

Ha sottolineato, poi, l’impegno italiano nell’evacuazione dei civili afgani: nel giro di pochi giorni sono stati messi in salvo e trasferiti in Italia 5.011 persone, di cui 4.890 afgani, più della metà donne e bambini. Un numero che – come ha ricordato anche il ministro Guerini – fa registrare l’Italia come il Paese dell’Unione europea che ha evacuato il maggior numero di cittadini afgani.

Sulla presenza diplomatica a Kabul, il Ministro ha spiegato che, dopo la chiusura temporanea della maggior parte delle ambasciate, ora si è deciso di trasferire l’ambasciata italiana a Doha, in linea con quanto stanno facendo altri Paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Germania.

Rispetto alla pianificazione e alla gestione della crisi, il Ministro ha poi spiegato come l’Italia si stia muovendo su più fronti: da un lato, collaborando con i Paesi che aiuteranno per la futura gestione dell’aeroporto di Kabul, in particolare Qatar e Turchia, rispetto al quale il Ministro si è anche mostrato fiducioso sul ripristino delle condizioni di sicurezza dell’aeroporto; dall’altro lato, interagendo con i Paesi limitrofi per l’individuazione di percorsi umanitari che consentano l’espatrio per quanti arrivano dall’Afghanistan via terra.

Giudicheremo i talebani sulla base delle loro azioni e non delle loro dichiarazioni

Un tema al centro del coordinamento internazionale riguarda sicuramente l’atteggiamento da mantenere nei confronti dei talebani e, più in generale, della futura dirigenza afgana. Il ministro Di Maio ha spiegato che l’approccio dell’Italia si inserisce, anzitutto, nel solco di un’impostazione condivisa a livello europeo e che, al fine di continuare a sostenere il popolo afgano, si giudicheranno i talebani sulla base delle loro azioni e non delle loro dichiarazioni. 

Tali azioni saranno misurate rispetto a cinque pilastri:

  • il ripudio del terrorismo e la cooperazione nel contrasto al narcotraffico;
  • il rispetto dei diritti umani, in particolare di donne e minoranze; il rispetto dello Stato di diritto e della libertà dei media;
  • l’istituzione di un Governo inclusivo e rappresentativo;
  • la garanzia di incondizionato e sicuro accesso umanitario per le organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite;
  • il rispetto dell’impegno assunto ad assicurare il libero passaggio a coloro che intendano lasciare il Paese, in linea con la Risoluzione n. 2593 approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, lo scorso 30 agosto;

Lotta al terrorismo e al traffico di stupefacenti

Il terzo punto su cui è imprescindibile un’azione coordinata – ha osservato il Ministro – è quello della stabilità regionale e della sicurezza internazionale: vi è la necessità di prevenire il rischio che la crisi afgana abbia un impatto destabilizzante sui Paesi limitrofi, con implicazioni che potrebbero andare ben oltre la dimensione regionale. La preoccupazione più grande è, infatti, relativa alla crescita del terrorismo: oltre all’ISIS-K (Isis Khorasan, da Islamic State Khorasan Province, ovvero la provincia afgana del Khorasan), che ha rivendicato gli attacchi del 26 agosto all’aeroporto internazionale di Kabul, nel Paese operano gruppi estremisti affiliati ad Al Qaeda, con cui i talebani mantengono, talvolta, un approccio ambiguo. 

Tra le priorità, quindi, vi è quella di non far tornare l’Afghanistan un rifugio sicuro per i terroristi. L’approccio, a detta del Ministro, sarà quello di stringere alleanze e coinvolgere tutti gli attori, specie quelli della regione che condividono questa stessa preoccupazione, oltre a Russia e Cina.

Altrettanto importante sotto il profilo della sicurezza è la lotta al traffico di stupefacenti, importante fonte di finanziamento per i talebani. La produzione afgana di oppio, infatti, rappresenta circa l’85% di quella mondiale. 

Un piano di azione nazionale a sostegno del popolo afgano

Il Ministro di Maio ha concluso il suo intervento illustrando una proposta di piano di azione nazionale a sostegno del popolo afgano, la quale poggia su cinque pilastri:

  • il primo pilastro riguarda l’assistenza umanitaria: i primi giorni di settembre il Consiglio dei ministri ha destinato 120 milioni di euro a iniziative di resilienza a favore della popolazione afgana, all’assistenza ai rifugiati nei Paesi limitrofi nonché alla partecipazione italiana all’attuazione di programmi internazionali di risposta alla crisi in Afghanistan. Il Ministro ha poi spiegato che si tratta di fondi originariamente destinati alla formazione delle forze di sicurezza afgane nell’ambito della delibera missioni ed ha assicurato che le risorse per il 2021 verranno portate da 21 a 31 milioni di euro complessivi;
  • il secondo pilastro è la messa a punto di una risposta strutturale al flusso di rifugiati dall’Afghanistan verso i Paesi vicini e potenzialmente verso l’Europa;
  • il terzo pilastro include le iniziative formative: oltre a prevedere borse di studio per studentesse e studenti afgani, il Ministro ha spiegato che si sta pensando di estendere il Progetto UNICORE, che prevede la creazione di corridoi universitari di studio e integrazione per studenti rifugiati; 
  • il quarto pilastro riguarda le iniziative per i diritti umani, con particolare attenzione alle donne, a partire dai fora internazionali come le Nazioni Unite;
  • il quinto pilastro, relativo alle iniziative politico-diplomatiche, è invece l’elemento centrale, poichè consentirebbe la progressiva messa a punto di una strategia condivisa con i partner internazionali e la creazione di presupposti per facilitarne la realizzazione. 

Infine, il Ministro ha osservato come oggi appaia ancora più evidente la necessità di potenziare e mettere a frutto gli strumenti della politica di sicurezza e difesa comune dell’Unione Europea. 

Guerini: cosa non ha funzionato

In seguito, è intervenuto il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, il quale ha invitato a riflettere su cosa non abbia funzionato: se gli accordi di Doha e la conclusione della missione Resolute Support possono avere avuto un impatto da un punto di vista motivazionale, il Ministro ha osservato che le ragioni dello sfaldamento delle forze di sicurezza sono da ricercare innanzitutto nella diretta conseguenza di una evidente mancanza di coesione e in uno scarso senso d’identità, ascrivibile soprattutto all’atteggiamento della leadership repubblicana, che, per diversi motivi, non è stata in grado di svolgere quel ruolo di guida politica, autorevole e rappresentativa, che la situazione richiedeva. 

Il Ministro ha poi preso atto che, nonostante si sia garantito che per 20 anni l’Afghanistan non tornasse ad essere un luogo sicuro per il terrorismo internazionale, non si può nascondere il fallimento nell’attività di costruzione di istituzioni solide e realmente rappresentative. Su questo punto, quello cioè dell’institution building, ha invitato i colleghi a condurre delle riflessioni sia per quanto concerne i contesti internazionali che nazionale, sottolineando la necessità di un approccio più multidimensionale, coerente, efficace e condiviso, di cui la dimensione militare è solo una delle componenti.


In conclusione, il Ministro ha ribadito come l’esperienza afgana richiami alla responsabilità di plasmare una nuova architettura di difesa e sicurezza, incentrata sull’evoluzione e la fattiva cooperazione tra una NATO più moderna e più bilanciata e un’Unione europea più forte, che consideri, in tutta la loro portata, le sfide emergenti e il ruolo degli attori globali.

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