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TematicheSpazioIsraele ed Emirati Arabi, uniti nello spazio

Israele ed Emirati Arabi, uniti nello spazio

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Israele ed Emirati Arabi Uniti hanno concluso uno storico accordo di cooperazione spaziale che legherà così due dei Paesi del Medio Oriente con i più ambiziosi piani per lo spazio extra-atmosferico in una serie di progetti di altissimo profilo.

Un accordo storico

Lo scorso 20 ottobre, a Dubai, durante la 72esima edizione dell’International Astronautical Congress – la massima manifestazione a livello mondiale del settore aerospaziale – il Ministro israeliano della Scienza, Tecnologia e Spazio, Orit Farkash, e la Presidente dell’Agenzia Spaziale degli Emirati Arabi Uniti, nonché Ministro di Stato per le Tecnologie Avanzate, Sarah Al Amiri, hanno firmato un accordo-quadro di cooperazione tra i rispettivi Paesi nel settore spaziale. A un anno di distanza dalla firma degli Accordi di Abramo, dal punto di vista politico e socio-culturale questo accordo è già di portata storica, ponendosi idealmente come apripista per una sempre più stretta collaborazione tra Israele e il mondo arabo anche nel settore spaziale. Di grande interesse sono gli accordi specifici di cooperazione, che vedranno le agenzie spaziali dei due Paesi impegnate in importanti progetti, a partire dalla ricerca scientifica, con la condivisione dei dati raccolti dal micro-satellite franco-israeliano VENµS (Vegetation and Environment monitoring on a New Micro-Satellite), i quali apriranno la strada allo studio congiunto, da parte delle università emiratine e israeliane, di fenomeni come le maree rosse, la diffusione del “punteruolo rosso” – che affligge le coltivazioni della Palma e del dattero – e permetteranno una costante mappatura della vegetazione. 

Ad attirare estrema attenzione, comunque, è l’accordo che vedrà Israele ed Emirati Arabi lavorare fianco a fianco in un’ambiziosa missione di esplorazione spaziale, la quale avrà come obiettivo nientemeno che la Luna. Si tratta della missione Beresheet-2, secondo tentativo israeliano di approdare sul satellite naturale della Terra dopo la perdita del suo primo lander lunare Beresheet-1, nell’aprile 2019. Lo schianto, avvenuto a causa di un malfunzionamento del sistema di guida inerziale a pochi km dalla superficie della Luna, aveva impedito a Israele di diventare la quarta nazione a raggiungere sulla Luna, dopo USA, Russia e Cina. Nel concreto, la nuova missione sarà costituita da un orbiter lunare e due lander di dimensioni ridotte (per i quali gli Emirati Arabi Uniti si impegneranno a sviluppare diverse strumentazioni scientifiche) da posizionare sul suolo lunare entro il 2024. Se la missione dovesse andare a buon fine, ci troveremmo di fronte al primo doppio allunaggio della storia e, se ciò dovesse avvenire entro i tempi annunciati, la compagnia privata israeliana SpaceIL, che svolge un ruolo da protagonista all’interno della missione, potrebbe addirittura battere sul tempo compagnie come la stessa SpaceX di Elon Musk quale primo ente privato a “raggiungere” la Luna.  Uno dei due lander dovrebbe inoltre allunare sulla faccia nascosta della Luna, impresa fino ad ora portata a termine con successo soltanto dalla Repubblica Popolare cinese. 

Piccoli Stati, grandi obiettivi

Negli ultimi anni stiamo assistendo al periodo d’oro della neonata UAE Space Agency. Era solo il 14 luglio del 2014 quando il Presidente Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, con il decreto della legge federale n.1 sanciva la nascita dell’Agenzia Spaziale degli Emirati Arabi Uniti. Un’agenzia giovane, come giovane è la sua Presidente Sarah bint Yousef al-Amiri, che ha saputo raggiungere traguardi importanti, grazie anche al (necessario, quanto prezioso) supporto da parte delle più affermate industrie ed agenzie aerospaziali mondiali. Nel giro di tre anni, gli Emirati Arabi Uniti hanno visto dapprima volare a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il suo primo astronauta, il Maggiore dell’Aeronautica e pilota di F-16 Hazza Al Mansouri, in virtù di un accordo siglato con l’omologa agenzia spaziale russa ROSCOSMOS; poi, nel febbraio 2021, l’inserimento in orbita marziana della sonda Hope, prima storica missione di un Paese arabo a raggiungere Marte, che ha permesso al piccolo Stato di entrare di fatto nel ristretto e prestigioso club di potenze spaziali ad operare intorno al pianeta rosso. 

Anche Israele gode di un programma spaziale in salute. L’Agenzia Spaziale Israeliana può vantare una lunga storia di programmi satellitari, siano essi destinati a svolgere funzioni di intelligence – come il primissimo Ofeq-1, lanciato in orbita nel settembre 1988, o il più recente TecSAR-1 dotato di tecnologia radar ad apertura sintetica (SAR) –, di ricerca – Techsat, tra i primi microsatelliti mai progettati, costruiti e lanciati da studenti – o addirittura commerciali – Eros, una serie di satelliti commerciali per l’osservazione terrestre. Israele è inoltre uno dei pochissimi Paesi a disporre di capacità di lancio autonome, grazie ai razzi Shavit, che permettono di trasportare carichi leggeri nell’orbita bassa della Terra (Low Earth Orbit, <2000 km di distanza dal suolo terrestre).Entrambe le agenzie spaziali sembrano dunque ora puntare (letteralmente) alla Luna, che rimane da sempre il principale obiettivo di prestigio delle più importanti potenze spaziali mondiali, ora al centro di quella che è di fatto una nuova competizione spaziale, una corsa alle risorse, la quale vedrà impegnata nel prossimo decennio una fetta considerevole dei budget di agenzie spaziali governative e compagnie private. Così come successo per Marte, anche per la Luna saranno gli Emirati Arabi Uniti a fare da apripista al mondo arabo, collaborando questa volta con Israele, peraltro dopo aver aderito agli Artemis Accords, attorno ai quali gli Stati Uniti puntano a determinare le future missioni di esplorazione lunare e la successiva permanenza umana sulla Luna.

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