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TematicheCina e Indo-PacificoLa rete energetica orientale

La rete energetica orientale

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Se i passi avanti compiuti nella progettazione e ultimazione della TAP, scuotono gli equilibri del mercato energetico russo, ciò non può essere detto nell’Estremo Oriente. Con la costruzione della Power of Siberia e gli accordi presi con Pechino, il Cremlino punta differenziare e corroborare la sua rete di provvigione energetica.

Le possibilità russe di espansione energetica passano per due principali condotti, che hanno come comune denominatore Pechino. Parliamo della Power of Siberia e della rete che parte da Sakhalin, un’isola russa che si trova nel Pacifico, a nord del Giappone. Entrambi le strutture, diversamente dal trend energetico sul lato occidentale, sono di recentissima costruzione.
Vediamo come Mosca prevede di estendere la propria rete energetica nell’Est, anche creando nuovi rapporti commerciali con giganti dell’economia orientale come Cina e Giappone.

Power of Siberia

Il Power of Siberia, il primo gasdotto transfrontaliero per la fornitura di gas russo alla Cina, è entrato in esercizio nel dicembre 2019. Sviluppato e gestito dal colosso del gas russo Gazprom, di proprietà statale, il gasdotto si estenderà per circa 3.000 km dai centri di produzione del gas nella Russia orientale fino al confine nordorientale cinese, vicino a Blagoveshchensk. Il progetto è diviso in tre fasi, dove la prima prevede la costruzione della rete domestica e transfrontaliera. La seconda fase del progetto comprenderà la costruzione di un tratto che si estende per circa 800 chilometri dal campo di Kovyktinskoye, nella regione di Irkutsk al campo di Chayandinskoye. Questo step dovrebbe essere commissionato entro il 2022. Nella terza e ultima fase, si propone di espandere le capacità di trasporto del gas tra il campo di Chayandinskoye e Blagoveshchensk.

La costruzione del gasdotto Power of Siberia, un progetto da 55 miliardi di dollari, è stata avviata nel settembre 2014, mentre l’alimentazione del gas per la sezione di 2.200 km del gasdotto che collega la Cina è stata completata nell’ottobre 2019, prima dell’inizio della fornitura di gas nel dicembre dello stesso anno. Un gasdotto cinese che si collega al sistema di trasmissione del gas Power of Siberia si estenderà per 3.370 km dalla provincia di Heilongjiang a Shanghai.

Il condotto sarà alimentato dal giacimento di petrolio e gas di Chayanda, in Yakutia.

Entro la fine del 2022 il gasdotto dovrebbe iniziare a ricevere gas dal giacimento di Kovyktinskoye nella regione di Irkutsk, nella Russia orientale. L’approvvigionamento di gas dal giacimento di Kovykta sarà realizzato attraverso la costruzione del tratto di 800 km del gasdotto Power of Siberia tra i giacimenti di gas di Kovyktinskoye e Chayandinskoye.


Power of Siberia 2

Oltre a Power of Siberia, figurava la progettazione di un secondo condotto, sempre destinato al mercato cinese, denominato “Altai”. Questo sarebbe partito dall’ oleodotto Urengoy-Surgut-Chelyabinsk, attraversando la Russia da Alexandrovskoye, Vertikos, Parabel, Chazhemto, Volodino, Boyarka, Novosibirsk, Barnaul, Biysk, il passo di Kanas e sfociando infine nella Xinjiang in Cina.

Il primo memorandum sino-russo sul progetto porta la data del 2006, ma una costante situazione di impasse ha portato Mosca a posticipare in maniera indeterminata il progetto nel 2015. Nel 2019 però, grazie al rinnovato interesse mostrato dal vicepremier cinese Zhang Gaoli, le parti hanno ridiscusso il progetto, cambiandolo radicalmente.

La nuova progettazione del Power of Siberia 2 prevede che il condotto raggiunga e fornisca le regioni della Cina orientale aventi un consumo energetico, e un valore economico, maggiore allo Xiangjiang. Il nuovo percorso risulta favorevole a Gazprom. Oltre all’opportunità di esportare ulteriore gas russo verso la Cina, un collegamento diretto tra la Siberia occidentale e il mercato cinese offre un’importante diversificazione delle opzioni di approvvigionamento per Gazprom. Le immense risorse di gas della Siberia occidentale sono già conosciute, scoperte o addirittura sviluppate. Attualmente, questo gas fluisce verso ovest nel mercato interno o viene esportato verso i mercati europei o verso i vicini mercati del blocco post-sovietico. Si prevede che il consumo in questi mercati a lungo termine rimarrà stagnante o crescerà molto poco. Al contrario, si stima che il consumo cinese sarà il principale motore di crescita della domanda globale di gas. La nuova rotta offre anche l’opportunità di monetizzare parte del gas aggiuntivo proveniente dai giacimenti lungo il percorso, principalmente a Krasnoyarsk Kray, che altrimenti sarebbe probabilmente rimasto bloccato.

Il transito mongolo è diventato una possibilità con la crescita della fiducia della Cina nel suo potere politico. Se prima Pechino aveva rifiutato l’opzione della via mongola per paura di diventare dipendente dal paese di transito, ora, in virtù del suo potere economico globale, ritiene di poter resistere a qualsiasi tentativo da parte della Mongolia di ricattarla mettendo a rischio un transito affidabile. Inoltre, la guerra commerciale tra USA e Cina ha rafforzato la necessità per Pechino di diversificare le fonti di approvvigionamento e di diminuire la sua dipendenza da rotte potenzialmente instabili e inaffidabili.


Il condotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok

Il progetto è stato annunciato nel settembre 2007, quando il Ministero dell’Industria e dell’Energia della Federazione Russa ha approvato il Programma di sviluppo del gas per la Siberia orientale e l’Estremo Oriente. Il progetto mirava a ridurre i prezzi dei servizi pubblici nell’Estremo Oriente russo sostituendo carbone e petrolio con gas naturale più economico come fonte di energia. L’oleodotto va da Sakhalin, attraverso Komsomolsk-on-Amur e Khabarovsk fino a Vladivostok.

Il sistema di trasporto del gasdotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok è costituito da tre sezioni. La sezione Khabarovsk-Vladivostok insieme alla prima fase della sezione Sakhalin-Komsomolsk, che fornisce gas dai giacimenti di gas dell’Estremo Oriente settentrionale di Gazprom, crea un sistema di gasdotti di 1350 km. La terza sezione, il gasdotto Komsomolsk-Habarovsk di 472 km, messo in servizio nel 2006, sarà poi collegato al proposto gasdotto Yakutia-Khabarovsk-Vladivostok.

Il sistema di trasporto del gas Sakhalin – Khabarovsk – Vladivostok è il primo sistema di trasmissione di gas (STG) interregionale nella Russia orientale. L’STG è destinato a fornire gas prodotto sulla piattaforma di Sakhalin ai consumatori dei territori di Khabarovsk e Primorye. Il sistema ha creato condizioni favorevoli per espandere la copertura della rete del gas nei suddetti territori e garantire la fornitura di gas all’Asia-Pacifico.


La rete Sakhalin – Hokkaido

Lo slancio verso l’oriente creato dal condotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok ha portato al rilancio un vecchio progetto, datato 1974, che prevede la connessione fra l’isola di Sakhalin e Hokkaido, Giappone.

I progetti congiunti russo-giapponesi nel campo dell’energia sono uno degli elementi principali delle relazioni tra Tokio e Mosca. Durante l’era del Primo Ministro Junichiro Koizumi,2003, le società giapponesi di gas naturale e di energia elettrica hanno realizzato investimenti a lungo termine nel gas liquido. Così sono stati disposti nuovi progetti per un importo di circa dieci miliardi di dollari. Oltre a ciò, la Japan Pipeline Development Organization e la Gazprom hanno fondato un istituto comune per il commercio del gas naturale nel mercato europeo. Questo avvicinamento sarebbe stato coronato nella costruzione di un gasdotto che si estende dall’isola di Sakhalin all’isola giapponese di Hokkaido. La linea passerebbe sia via terra che via mare per un totale di 192 km e una capacità del progetto è di 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il vero ostacolo a questa progettazione rimane il contenzioso dei due Stati sulle isole Kuril. Un’impasse diplomatico rinnovatosi nel 2020, con Mosca che non sembra avere nessuna intenzione di riconsegnare le isole al Giappone, erodendo così i rapporti istituzionali e le opportunità economiche.

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