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04/04/2022
Italia ed Europa

La sinistra francese alla prova delle elezioni

di Alessandro Lugli

Domenica 10 aprile 2022 i cittadini francesi saranno chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali. A cinque anni di distanza dalla tornata elettorale che ha portato Emmanuel Macron all’Eliseo, gli aventi diritto d’Oltralpe dovranno indicare quali candidati si sfideranno al ballottaggio del prossimo 24 aprile. Il voto rappresenta uno degli appuntamenti elettorali più importanti a livello globale, sia per il peso politico che storicamente contraddistingue il Paese, sia per le peculiari condizioni in cui esso avrà luogo. Con l’esplosione del conflitto russo-ucraino e l’inasprimento delle tensioni internazionali, il risultato delle presidenziali francesi è destinato a influenzare le future strategie politico-economiche dell’Occidente.

Domenica 10 aprile 2022 i cittadini francesi saranno chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali. A cinque anni di distanza dalla tornata elettorale che ha portato Emmanuel Macron all’Eliseo, gli aventi diritto d’Oltralpe dovranno indicare quali candidati si sfideranno al ballottaggio del prossimo 24 aprile. Il voto rappresenta uno degli appuntamenti elettorali più importanti a livello globale, sia per il peso politico che storicamente contraddistingue il Paese, sia per le peculiari condizioni in cui esso avrà luogo. Con l’esplosione del conflitto russo-ucraino e l’inasprimento delle tensioni internazionali, il risultato delle presidenziali francesi è destinato a influenzare le future strategie politico-economiche dell’Occidente. 

Con dodici nomi ufficialmente in gara, i cittadini francesi si apprestano a scegliere tra una variegata platea di candidati. Oltre al Presidente della Repubblica uscente Emmanuel Macron, a contendersi un posto per il ballottaggio saranno personalità più o meno note del mondo politico. A destra, la novità assoluta è rappresentata da Éric Zemmour, giornalista e saggista noto al grande pubblico per via delle sue posizioni ultraconservatrici e anti-immigrazioniste. Con Reconquête, il suo partito, Zemmour ha invaso lo spazio elettorale del Rassemblement National di Marine Le Pen, risultando ancora più radicale nelle sue esternazioni contro il multiculturalismo e la globalizzazione; una conseguenza del processo di normalizzazione attuato da Marine Le Pen per ampliare la base elettorale del Rassemblement National dopo la sconfitta alle presidenziali del 2017. A questi si aggiunge Valérie Pécresse, la candidata dei Repubblicani, il principale partito di centrodestra francese, la quale, pur confermando l’adesione ai valori liberalisti ed europeisti della destra tradizionale, ha dimostrato di sostenere posizioni decisamente oltranziste nei confronti dell’immigrazione.  

Se a destra la competizione appare piuttosto serrata, la situazione in cui verte la sinistra non è di certo meno complessa. Il Consiglio costituzionale ha convalidato ben sei candidature e di queste l’unica attualmente in grado di registrare intenzioni di voto superiori al 10% è quella di Jean-Luc Mélenchon, alla sua terza prova elettorale. Oltre al leader di La France Insoumise, ad aver ufficializzato la propria candidatura sono stati Anne Hidalgo, sindaca di Parigi e dirigente di spicco del Partito Socialista, il rappresentante dei Verdi Yannick Jadot, l’esponente di Lutte Ouvrière Nathalie Arthaud, Philippe Poutou del Partito Anticapitalista e Fabien Roussel del Partito Comunista. Sommate, le intenzioni di voto in favore di questi sei partiti arrivano al 26%; un fatto a dir poco grave considerando che, al primo turno delle presidenziali del 2012, il solo Partito Socialista era riuscito a ottenere il 28% delle preferenze. A destare preoccupazioni sullo stato di salute della sinistra francese non sono soltanto il sovraffollamento di partiti e le proiezioni di voto molto basse, ma anche (e soprattutto) l’assenza di socialisti, verdi e radicali dal dibattito politico. Per tutta la durata della campagna elettorale, la sinistra non è stata in grado di imporre nessuno dei suoi temi più tradizionali; fatto ancora più grave, le intenzioni di voto sembrerebbero far supporre un ampliamento del divario che da anni separa politica ed elettorato. 

Il distacco tra sinistra ed elettorato

Un segnale evidente di questo scollamento è emerso con l’organizzazione delle “Primarie popolari” di gennaio 2022, un’iniziativa portata avanti da un gruppo di cittadini, volta a identificare un candidato unico per le presidenziali. Sebbene la consultazione abbia indicato l’ex Ministra della Giustizia Christiane Taubira come figura più idonea a sfidare l’opposizione, le “Primarie popolari” non hanno avuto alcuna conseguenza sul piano istituzionale. La maggior parte dei candidati di sinistra non ha riconosciuto la legittimità della votazione e ha rifiutato di farsi da parte, nonostante un’affluenza di 392.738 persone. Oltre a ciò, vale la pena sottolineare come Christiane Taubira abbia deciso di ritirare la propria candidatura malgrado l’autorevolezza riconosciutale da una base elettorale molto eterogenea. Di fatto, la sorte delle “Primarie popolari” ha riportato a galla due dei più antichi problemi della sinistra francese: la coabitazione di diversi movimenti antagonisti e la generale debolezza del sistema partitico. Stando così le cose, è possibile affermare come l’incapacità di dare vita a una coalizione trasversale e la riluttanza ad accettare un unico candidato abbiano finito per certificare la fragilità della sinistra francese e il distacco con l’elettorato di riferimento

La variabile Macron

Una delle cause dell’indebolimento di questi partiti ha a che vedere anche con la capacità di Emmanuel Macron di polarizzare l’elettorato più moderato ed europeista. Se è vero che da quarant’anni progressisti e radicali scontano problematiche di carattere sistemico, determinate dalla liberalizzazione dei mercati, è altrettanto vero che negli ultimi cinque anni Macron è riuscito a occupare gran parte dello spazio elettorale vicino al centrosinistra grazie a un attento sincretismo liberalista. Se nel 2017 Macron era riuscito a convincere gran parte dell’elettorato socialdemocratico europeista a votare En Marche, quest’anno il Presidente della Repubblica potrebbe riuscire a persuadere anche gli elettori di sinistra più radicali per una serie di motivazioni circostanziali. Dopo due anni di pandemia e l’avvio di una feroce guerra alle porte dell’Europa, il potere decisionale si è sempre più concentrato nelle mani del Capo dello Stato, il quale ha visto aumentare di molto i propri consensi. Oltre a ciò, l’attuale Presidente della Repubblica potrebbe essere identificato, anche dagli elettori di sinistra meno moderati, come la personalità più autorevole per respingere l’emersione di una destra estremamente radicale, a cui fa da contraltare una sinistra estremamente frammentata. Di conseguenza, è probabile che tutti questi elementi congiunturali possano finire per premiare elettoralmente Macron e penalizzare ulteriormente progressisti, verdi e radicali. 

Se le intenzioni di voto dovessero essere confermate, al primo turno elettorale la sinistra andrà incontro a una cocente sconfitta. A pagare il prezzo più alto, potrebbe essere proprio il Partito Socialista, quello ideologicamente più vicino a Emmanuel Macron, ormai decisamente più attrattivo per un’ampia porzione di elettori di centrosinistra. Di certo, ottenere percentuali di voto inferiori a quelle registrate alle presidenziali del 2017 (circa il 6%) rappresenterebbe, per i socialdemocratici francesi, una sconfitta talmente grave da rischiare di condannare il partito persino alla dissoluzione. Stessa sorte potrebbe toccare ai Verdi, i quali hanno perso molta della propria attrattività da quando la transizione ecologica è divenuto un caposaldo dell’agenda di governo di Macron. A beneficiare di un maggiore supporto popolare potrebbe invece essere Jean-Luc Mélenchon, per via del radicalismo che contraddistingue La France Insoumise e il carisma che caratterizza il leader del partito. A ben vedere, gli ultimi due anni hanno dimostrato che gli avvenimenti drammatici, come la guerra o la pandemia, hanno la tendenza a radicalizzare l’elettorato (in questo senso, il successo di Zemmour è paradigmatico).  Per tale motivo, un partito che veicola istanze più massimaliste, qual è La France Insoumise, potrebbe attirare gli elettori di sinistra più avversi ai partiti tradizionali, finendo per danneggiare anche i partiti meno tradizionali come Lutte Ouvrière, Partie Communiste e Partie Anticapitaliste. Pertanto, sarà interessante scoprire come reagiranno i francesi alla travagliata campagna elettorale portata avanti dalla sinistra in questi ultimi mesi. 

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