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Le politiche ambientali della federazione russa: un settore in evoluzione?

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La questione ambientale e la transizione energetica sono oggi temi prioritari dell’agenda internazionale e anche in Russia questi temi stanno acquisendo sempre maggiore importanza, seppur in un contesto socioeconomico e politico particolarmente complesso. Non è una novità che il Paese stia attraversando un forte periodo di crisi in merito, con un aumento delle temperature che si registra essere ben due volte più veloce che nel resto del mondo. In tale ottica, oltre ad una nuova ondata di incendi in Siberia, più di 5 000 solo nella prima metà del 2020, sono stati due gli eventi principali hanno segnato l’anno appena trascorso.

Questioni ambientali: fra disastri e inaspettate conquiste 

Primo fra tutti, il disastroso incidente della Nornickel, verificatosi il 29 maggio 2020. Nella primavera dell’anno scorso la nota società mineraria e metallurgica russa è rimasta coinvolta nella peggiore fuoriuscita di petrolio nella storia moderna del Paese, con circa 21.000 tonnellate di gasolio riversatesi nel terreno e nei corsi d’acqua della città di Norilsk, all’interno del Circolo polare artico nella regione russa di Krasnoyarsk. L’evento, per cui la società è stata condannata dal tribunale russo di Krasnoyarsk ad una multa per 146 miliardi di rubli, ovvero 2 miliardi di dollari, sarebbe accaduto a causa dell’affondamento nel permafrost di un serbatoio di stoccaggio di petrolio – per la precisione della Thermoelectric Power Plant 3. Il permafrost, che ricopre più del 66% del suolo russo, a causa delle sue caratteristiche richiede un particolare tipo di ingegneria per la costruzione di edifici e infrastrutture. Ma la sua capacità di resistere ai pesi dipende soprattutto dalla sua stabilità termica. Il riscaldamento globale, acceleratosi negli ultimi anni, nonché le insolitamente alte temperature registratesi nei giorni precedenti all’incidente, hanno avuto un gravissimo impatto sugli strati di permafrost che, deformando il suolo, ha compromesso la stabilità dell’edificio della Nornickel, portandolo al cedimento.

Secondo evento, positivo stavolta, di cui tenere in conto è quello riguardante il lieto fine delle proteste nella regione nord-orientale della Arkhangelsk, nella città di Shies. Iniziate nel 2018, tali proteste si prefiggevano di bloccare la costruzione di una discarica destinata ad ospitare i rifiuti provenienti dalla capitale, Mosca. Per l’occasione, migliaia di manifestanti accorsero da tutte le parti della Federazione per protestare non solo contro la degradazione dell’ambiente dell’Arkhangelsk, ma anche contro i piani della capitale di esportare i propri rifiuti nelle aree meno popolose e povere della Federazione. Inaspettatamente, dopo vari mesi di proteste, il 9 gennaio 2020 la corte arbitrale della regione di Arkhangelsk giudicò la costruzione della discarica a Shies come illegale, ordinando l’immediata interruzione dei lavori.

La rinnovata sensibilità della popolazione russa

Come dimostrato dalle proteste di Shies, nel corso degli ultimi anni si è assistito ad un aumento importante nella sensibilità popolare russa riguardo le questioni ambientali. Un sondaggio condotto nel settembre 2020 dal Russian Public Opinion Research Center (VCIOM) avrebbe infatti riscontrato che ben il 93% della popolazione russa si direbbe consapevole del cambiamento climatico avvenuto negli ultimi anni. Inoltre, una vasta maggioranza di russi (94%), avrebbe confidato la propria disponibilità a partecipare attivamente a delle manifestazioni a favore del taglio delle emissioni di anidride carbonica, nel caso queste venissero organizzate nella loro città.

A contribuire alla maggiore sensibilizzazione ambientale russa concorre la crescente preoccupazione della popolazione verso tematiche come l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e il cambiamento climatico. Di particolare rilevanza anche per i grandi centri urbani è soprattutto la questione della potabilità dell’acqua, molto spesso compromessa dal riversamento di sostanze chimiche e farmaceutiche nei bacini acquatici o dall’usura e scarsa manutenzione dei sistemi idrici. 

Da sottolineare è come questa consapevolezza sulla questione ambientale sia andata di pari passo con la sempre maggiore preoccupazione verso lo sfruttamento delle risorse locali da parte di società multinazionali dislocate sul territorio, le quali però non portano profitto alle comunità locali ma lo concentrano nella capitale. Nuovamente risorge in questo campo la disparità fra centro e periferie, interconnessa alla mal gestione dei territori, a causa della quale le regioni più estreme della Federazione Russa si ritrovano spesso con penuria di fondi necessari ad una buona gestione ed organizzazione delle proprie risorse naturali.  Proprio a causa della restrizione dei budget regionali e dell’assenza di accordi fra autorità centrale e regioni riguardo il cambiamento climatico, molto spesso le regioni e le città sono costrette a mettere in secondo piano la questione ambientale. Inoltre, senza una chiara presa di posizione da parte di Mosca, i governi locali hanno pochi incentivi ad utilizzare le loro scarse finanze nello sviluppo di politiche autonome riguardo la preservazione ambientale. Infine, l’economia russa, strutturalmente basata sull’industria estrattiva, non si rivela certo un terreno favorevole per una transizione ecologica del Paese.  

Le politiche russe e la comunità internazionale 

A due anni dalla ratifica degli Accordi di Parigi da parte della Federazione Russia, avvenuta nel 2019 su iniziativa dell’allora Primo Ministro Dmitry Medvedev, segnali contrastanti arrivano dal Cremlino, che sembrerebbe ancora resistere ad una evoluzione delle proprie politiche verso una maggiore sensibilità ambientale. Ciò parrebbe venire avvalorato da svariate decisioni politiche intraprese l’anno passato, come la “Strategia energetica – 2035”, del marzo 2020, volta a aumentare la produzione ed esportazione russa di combustibili fossili nei prossimi 15 anni, basandosi sullo sviluppo di nuove strategie riguardanti il petrolio e il gas e programmi incentrati sullo sviluppo dell’energia basata sul nucleare e sul carbone.  Inoltre, il 4 novembre 2020, con il Decreto Presidenziale 666 “On GHG emission reduction”, Mosca avrebbe posto come nuovo obiettivo la diminuzione delle proprie emissioni di anidride carbonica del 30% rispetto ai livelli del 1990. Il che le consentirebbe non solo di non ridurre le emissioni, ma addirittura di aumentarle di un ulteriore 40% rispetto ai dati odierni. Nonostante ciò, si registrano comunque dei tentativi da parte di Mosca di mostrarsi partecipe della questione climatica. Il ministro dello Sviluppo Economico avrebbe infatti preparato una bozza di legge “Su Emendamenti ad Atti Legislativi della Federazione Russia riguardo l’Adattamento al Cambiamento Climatico”, la quale sarebbe la prima ad introdurre il concetto di “adattamento al cambiamento climatico” all’interno della legislazione russa, definendo anche i criteri generali che dovrebbero essere seguiti dalle autorità federali e regionali per una buona gestione del fenomeno. 

D’altronde, malgrado la Federazione Russa sia ancora agli praticamente agli albori delle proprie politiche ambientali, sul panorama internazionale già da tempo si prepara una transizione ecologica. Per quanto riguarda l’Unione Europea, si parla di Green Deal e di una nuova carbon tax, la quale verrebbe imposta sulle importazioni di carburanti fossili, metalli, fertilizzanti chimici ed altri prodotti ad alta emissione di CO2. Una tassa del genere potrebbe creare non pochi problemi alla Russia, la quale solo nel 2020 avrebbe esportato il 45% dei propri prodotti all’EU, ma che secondo i dati odierni produrrebbe più di 1 milione di tonnellate di anidride carbonica l’anno. Data la configurazione della carbon tax, secondo recenti studi la Russia potrebbe perdere ben 45 miliardi, il che corrisponderebbe ad oltre il 10% del totale dei ricavi nell’esportazioni russe. 

Il cambiamento però non arriva solo dall’Occidente: in Oriente alcuni stati già avanzano obiettivi di climate-neutrality, come la Corea del Sud ed il Giappone, e di zero-carbon goals, in particolare la Cina. Con questi stati in particolare, la Russia condivide grandi frazioni delle proprie esportazioni – circa il 20% del totale. Sebbene questi stati non abbiano imposto tasse sull’emissione di Co2, si prevede che nel prossimo futuro adotteranno politiche sempre più stringenti in merito.

Da ultima ma non per importanza, troviamo la nuova politica degli Stati Uniti. Poco tempo dopo essersi insediato alla Casa Bianca, il Presidente Joe Biden già firmava una serie di ordinanze volte a contenere i contraccolpi delle politiche dall’amministrazione precedente, che non aveva considerato prioritarie le questioni ambientali, rilanciando settori altamente inquinanti. Fra le novità in tal senso troviamo il “Plan for a Clean Energy Revolution”, che propone una sostanziale riduzione delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050, ed un piano di investimenti “green” per i quali sono già stati stanziati 5 miliardi di dollari. Il neoeletto Presidente avrebbe così portato ai primi posti della propria agenda di politica interna ed estera la problematica del cambiamento climatico, il che potrebbe portare a ulteriori risvolti nei rapporti statunitensi con la Federazione Russa. 

In conclusione, volente o nolente, per mantenere i propri rapporti commerciali internazionali, la Federazione Russa sembrerebbe essere costretta ad adottare politiche più rispettose verso l’ambiente. Un fattore che, tuttavia, non le impedirebbe di “guadagnare sul cambiamento climatico” ormai in atto, ed in particolare modo sul lento ma inesorabilmente scongelamento dell’Artico. In un bilancio tra costi e benefici dettati dal riscaldamento climatico, tuttavia, è probabile che nel lungo termine la Russia si troverà a fare i conti con delle situazioni di emergenza sempre più frequenti

Questo articolo è uno dei contributi del numero speciale di Matrioska – Osservatorio sulla Russia, pubblicato in occasione dell’anniversario del nostro osservatorio. Scopri qui tutti i numeri di Matrioska!

Marta Armigliato
Geopolitica.info

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