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Aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi dell’energia: cosa si muove nelle catene globali del valore

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Le catene globali del valore stanno attraversando un momento critico, strette tra una crescente domanda a livello internazionale conseguente alla ripresa economica post-pandemia da una parte e da una combinazione di carenza di approvvigionamenti e colli di bottiglia nel settore dei trasporti dall’altra. Questi due fattori stanno causando un aumento dei prezzi delle materie prime inimmaginabile fino a qualche mese fa.

Aumento dei prezzi delle materie prime

Le stime più recenti hanno segnato un aumento dei prezzi di alcune materie nell’ordine del 200% solo nell’ultimo anno e complice il crollo dei prezzi che aveva caratterizzato i primi mesi di pandemia da Covid-19, ha reso l’incremento così consistente. Il rame, per esempio, è passato dall’essere venduto a 4.300 dollari per tonnellata a marzo 2020 al costo per tonnellata di 10.475 dollari, con un rincaro del 243%. Un altro esempio altrettanto eclatante è costituito dall’acciaio, passato dai 380 dollari per tonnellata di giugno 2020 ai 1.100 dollari per tonnellata di settembre 2021: anche in questo caso, un aumento vertiginoso che arriva quasi al 300%. Storia simile per il cobalto e altri metalli preziosi, utilizzati principalmente nell’elettronica e nell’alta tecnologia, due dei settori più colpiti da questi vertiginosi aumenti e soprattutto dalla scarsità di materie prime. Tra queste ultime ce ne sono alcune che risultano essere le più interessate dall’aumento dei prezzi: rame, ferro, acciaio, mais, caffè, grano e soia, legname, semiconduttori, plastica, cartone per imballaggi, terre rare, litio. 

A tali dinamiche si è aggiunta verso la fine dell’estate (ma in un processo che si stava sviluppando già da qualche mese) anche un’impennata dei prezzi dell’energia, conseguente ad un aumento di domanda di idrocarburi (gas naturale in particolare) e, anche in questo caso, alla carenza di offerta. Il gas naturale è passato infatti dai 1.22 dollari per MMBtu (British Thermal Unit, un’unità di misura che si utilizza per quantificare il gas naturale e la cui unità corrisponde circa a 28 m3) di maggio 2020 ai 25.81 dollari di settembre 2021. Certamente non si possono considerare questi due picchi come valori di riferimento immobili data la frequenza dei cambiamenti di prezzo, ma la differenza rende l’idea di cosa si stia muovendo nel mercato globale dell’energia. La transizione comporterà un aumento dei costi delle fonti di energia fossili e queste sono le prime conseguenze. I mercati stanno finalmente prendendo seriamente le politiche climatiche e si adeguano cercando di prevedere le variazioni di prezzo future. All’interno dell’UE, l’aumento dei prezzi è legato in parte anche all’implementazione di alcune delle politiche climatiche comunitarie. Il rappresentante per il clima dell’UE Frans Timmermans ha ammesso che circa un quinto dell’aumento dei prezzi dell’energia può essere attribuito all’aumento dei prezzi della CO2 sul mercato del carbone dell’UE.

Conseguenze dell’aumento del costo dell’energia

La prima sfida che i governi devono affrontare è quella di sostenere gli elementi più fragili e proteggerli dalle conseguenze della transizione energetica. L’aumento delle bollette annunciato recentemente in Italia è solo uno degli esempi e non sarà certamente l’ultima occasione in cui si dovrà parlare dei costi della transizione energetica. Imprese e politica dovranno fare squadra e trovare soluzioni per agevolarla senza gonfiare i gruppi sociali in povertà energetica (si stima che addirittura il 9% della popolazione italiana sia inclusa in questa fascia). Il presidente di Confindustria Bonomi ha di recente richiamato l’attenzione sul fatto che serviranno ingenti investimenti per assicurare che la transizione energetica sia giusta ed equa. Il PNRR italiano da questo punto di vista prevede solo il 6% del totale degli investimenti necessari. Il restante 94% dovrà essere coperto da compagnie e investimenti privati.  Le opportunità legate alla transizione verde sono molte – si veda, ad esempio, la recente creazione di una società digitale spin-off di ENEL che si occuperà di assistere i distributori di energia in tutto il mondo nell’aggiornamento delle loro reti. 

Tuttavia, come ricordato dal direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Fatih Birol, l’aumento dei prezzi è stato spinto da vari fattori, non solo legati alla transizione energetica, tra cui i bassi livelli di stoccaggio di gas e le interruzioni non pianificate degli impianti di produzione, a testimonianza del fatto che la pianificazione rimane uno dei metodi più efficaci per affrontare le inevitabili sfide poste dalla transizione. Serve coordinamento e coraggio da parte dei decisori politici. 

Inflazione e politiche monetarie

Nel frattempo, i governi di molti Paesi dovranno gestire la crescente inflazione. La FED americana e la BCE in Europa si stanno già muovendo per prevenire aumenti incontrollati dell’inflazione, dopo che nel 2020 e in parte nel 2021 avevano adottato orientamenti lassisti per permettere ai governi di sostenere le attività in difficoltà. Il gettito di moneta dei mesi scorsi ha contribuito a scatenare l’aumento dei prezzi delle materie prime: maggiori consumi hanno creato un improvviso aumento della domanda a cui non era possibile prepararsi, dopo che per quasi un decennio il trend di domanda di materie prime era stato discendente. Le filiere produttive, scoraggiate dall’andamento discendente pluriennale, hanno evitato o posticipato investimenti per aumentare la capacità produttiva. Dietro il rally del mercato delle materie prime si sono create dinamiche di mercato che hanno portato alla situazione attuale, senza che manovre di natura speculativa abbiano interessato particolarmente la situazione.

Una delle soluzioni consigliate dagli analisti è quella di diversificare in qualche modo gli approvvigionamenti, in modo da diminuire il sovraccarico che le supply chains stanno al momento subendo, in attesa che si sblocchino alcuni colli di bottiglia e che l’equilibrio tra domanda e offerta si ristabilizzi. 

Nel frattempo, sarà necessario adottare politiche monetarie ben ponderate e lungimiranti, per non scatenare una reazione a catena che potrebbe turbare i mercati finanziari, già in apprensione per la situazione critica legata al gigante immobiliare cinese Evergrande. Ci sono molti fattori che suggeriscono che il sistema produttivo ed economico mondiale possa essere sull’orlo di una tempesta perfetta. Gli errori del passato dovrebbero far adottare politiche e decisioni considerate e prudenti, ma, come è noto, sarà comunque difficile coordinare la risposta dei vari attori coinvolti. Ci si augura che l’opportunità permetta una rivisitazione della solidarietà e della cooperazione internazionale, piuttosto che una nuova occasione per aumentare le tensioni tra competitors.

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