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Le prime elezioni legislative in Qatar: un passo verso la democrazia?

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Lo scorso 2 ottobre migliaia di qatarioti si sono recati alle urne per eleggere i due terzi dei membri del Consiglio della Shura, nelle prime elezioni legislative della storia del Qatar.
I Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC nell’acronimo inglese) non sono noti per la preminenza delle loro istituzioni democratiche e proprio per questo motivo queste elezioni rappresentano una nuova fase per il ricco Paese che, auspicabilmente, potrebbe avere effetti sull’intera regione del Golfo.

Una maggiore partecipazione politica dei cittadini

In occasione delle prime elezioni legislative della storia del Qatar, i cittadini sono stati chiamati ad eleggere 30 dei 45 membri del Majlis al-Shura. La Shura, la cui storia risale ai tempi del profeta Muhammad, ricopriva originariamente il ruolo di organo consultivo, ma ha gradualmente acquisito anche una funzione legislativa. Questo organo è presente in tutti i Paesi del Golfo, sebbene con alcune differenze. In Qatar, il consiglio ha il compito di legiferare, approvare il bilancio di Stato ed esercitare il controllo sull’autorità esecutiva. Sebbene le prime elezioni siano avvenute solo qualche giorno fa, il dibattito sull’apertura del Consiglio della Shura alle preferenze dei cittadini non è nuovo. Le elezioni difatti arrivano in ritardo di oltre 17 anni rispetto all’emanazione della costituzione del 2003 che all’articolo 77 prevede:

“Il Consiglio della Shura è composto da quarantacinque membri, trenta dei quali sono eletti direttamente, tramite scrutinio segreto generale; l’Emiro nominerà i restanti quindici membri tra i Ministri o altre persone a sua scelta.”

Ebbene, fino al 2021, la nomina dell’intera assemblea è spettata all’Emiro, nonostante i diversi tentativi di indire elezioni. Il primo ci fu nel 2007, poi nel 2010 e ancora nel novembre 2011, quando fu annunciata la decisione di procedere alle elezioni nell’anno 2013. Il diffuso fermento regionale innescato delle Primavere arabe, quando i cittadini di tutto il mondo arabo chiedevano riforme democratiche, giocò un ruolo fondamentale per la tempistica di tale annuncio. Tuttavia, le elezioni vennero nuovamente rimandate. Solo nel 2017, quando il Paese fu completamente isolato da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein ed Egitto, l’Emiro Tamim bin Hamad Al Thani, annunciò l’inizio dei preparativi delle elezioni. Nel novembre 2020, l’Emiro ha disposto la formazione di un comitato incaricato di organizzare le elezioni del Consiglio della Shura, pur senza specificare una data. Il 20 maggio 2021, infine, il governo ha approvato un progetto di legge che regolamenta le elezioni della Shura. L’11 luglio 2021, il Primo Ministro qatariota, lo sceicco Khalid bin Khalifa Abdulaziz Al Thani, ha emesso la sua decisione di istituire i comitati necessari per organizzare le elezioni.

L’elezione del Consiglio della Shura del Qatar segna un importante passo avanti in termini di democratizzazione del sistema politico del Paese e la massiccia affluenza alle urne – il 63,5% come riportato dal sito di informazione al Arabi al Jadid – è un segnale molto positivo. Il Qatar aveva già precedentemente tenuto le elezioni per il suo Consiglio municipale centrale (CMC), un processo iniziato nel 1999 e che da allora ha avuto luogo ogni quattro anni. L’elezione del 1999 è stata salutata dal Congresso degli Stati Uniti come la prima elezione nel Golfo ad essere libera, equa e basata sul suffragio universale.

Quali criticità?

I tentativi di presentare una nuova immagine “democratica” del Paese sono stati attentamente analizzati da attori interni ed internazionali. Di fatti, sono sorte numerose polemiche rispetto alle modalità con le quali è stato formulato il processo democratico.

La popolazione è stata chiamata a scegliere 30 funzionari della Shura tra 233 candidati non legati a partiti politici, i quali sono vietati per legge, e preventivamente approvati dal Ministero degli Interni. La prima questione riguarda la legge elettorale. Questa ha diviso i cittadini in due gruppi: quelli con “profonde origini storiche” nel Paese, ai quali è stato riconosciuto il diritto di voto, e quelli “naturalizzati” i cui genitori erano immigrati in Qatar in tempi più recenti, ai quali questo diritto è stato negato. Escludere una parte dei cittadini dall’esercizio di questo diritto ha rappresentato, di per sé, un fattore allarmante. Considerando poi che la popolazione qatariota è composta solo per il 10% da nativi, la questione diventa ancora più grave. Le autorità non hanno fornito un censimento definitivo dei qatarioti aventi diritto di voto, ma è stato stimato che dei 2,5 milioni di abitanti, solo circa 260.000 persone abbiano avuto accesso alle urne. Inoltre, l’articolo 80 della Costituzione stabilisce che anche i candidati per il Consiglio della Shura debbano essere cittadini “originari del Qatar” e dunque non naturalizzati. In questa descrizione rientrano, secondo il governo, coloro che si stabilirono nel Paese prima del 1930 e mantennero la residenza e la nazionalità del Qatar fino all’introduzione della legge sulla nazionalità n. 2 del 1961.

La seconda problematica è relativa alla partecipazione politica delle donne. 26 dei 233 candidati alle prime elezioni del Consiglio della Shura erano donne. Questo è certamente un segnale positivo per un Paese che muove i primi passi nella partecipazione dei cittadini al governo. Nessuna donna tuttavia è stata eletta. A differenza di molti altri Stati arabi che riservano seggi parlamentari alle donne, il Qatar non ha dedicato una quota per garantire la rappresentanza delle donne e ciò rappresenta un limite. Ci si aspetta, dunque, che sarà l’Emiro a nominare alcune donne come membri del Consiglio della Shura.In conclusione, è possibile affermare che le elezioni politiche del 2 ottobre hanno rappresentato un importante passo in avanti nell’espansione della partecipazione dei cittadini del Qatar nei processi decisionali del governo. Esse mirano a rafforzare il ruolo del potere legislativo e rafforzare il coinvolgimento dei cittadini nella politica, in linea con la Vision 2030 del Qatar. Sebbene il potere del Consiglio della Shura sia limitato e non modificherà gli equilibri di potere del Paese, queste elezioni rappresentano interessanti segnali di un graduale avvicinamento di Doha ad un emirato costituzionale.

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