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Conoscere la strategia russa nell’Artico per riformulare quella della NATO

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Gli effetti dei cambiamenti climatici stanno aprendo nuovi spazi di competizione geopolitica e geoeconomica. Se la Russia ha messo in atto una strategia aggressiva nell’Artico a partire dal 2008, gli altri Stati artici hanno ripensato solo negli ultimi anni le proprie strategie militari nella regione nell’ottica di bilanciare la presenza militare del Cremlino. La NATO, nel suo attuale documento strategico risalente al 2010, individua i cambiamenti climatici come minaccia per la sicurezza, ma esclude completamente la regione artica dalle aree strategiche per l’Alleanza, portandola in quest’ultimo decennio ad aver ricoperto un ruolo marginale nelle vicende artiche.

In base a “NATO 2030”, documento programmatico del gruppo di esperti convocato dal Segretario Generale della NATO e pubblicato nel novembre 2020, il prossimo documento strategico dell’Alleanza Atlantica non potrà fare a meno di menzionare l’Artico tra le aree strategicamente rilevanti. 

In questa breve analisi si analizzerà la postura militare russa e le sfide che questa lancia agli stati artici membri NATO. In questa maniera si cercherà di estrapolare delle linee guida per il prossimo documento strategico della NATO per l’Artico.

La postura strategica russa tra accerchiamento e rotte commerciali

Per comprendere la strategia russa nell’Artico, bisogna normalizzare la regione e inserirla nel più ampio quadro geostrategico russo. Il Cremlino considera l’Artico non solo allo stesso livello di altri teatri in termini militari-operativi, ma ritiene la zona Artica della Federazione Russa (AZRF) come un’area collegata a quella baltica a ovest e a quella pacifica a est da un punto di vista geostrategico e geoeconomico. Non a caso, il rinnovamento e il potenziamento degli assets militari di Mosca sono iniziati tra il 2008 e il 2010, anni in cui la politica estera russa è mutata rapidamente, facendosi molto più aggressiva e ostile nei confronti del blocco euroatlantico. Proprio quest’ultimo, in un processo quasi ventennale di ampliamenti iniziato negli anni ’90, aveva integrato al suo interno o nelle istituzioni della NATO, o in quelle dell’UE, o in entrambe, molte parti del ex-blocco sovietico, riducendo sempre di più sia quella residua influenza politica ed economica che la Russia esercitava su stati un tempo facenti parte del Patto di Varsavia, e allo stesso tempo avvicinando sempre più ai suoi confini stati membri e dell’alleanza atlantica, e dell’UE. Pertanto, una potenza regionale come la Russia, percepita la minaccia, è intervenuta non come potenza revisionista, ma per mantenere lo status quo.

Pertanto, Mosca, all’interno del teatro artico in cui i cambiamenti climatici, e non quelli politici, stanno progressivamente esponendo il suo confine settentrionale alla minaccia di altri Stati appartenenti al blocco euroatlantico (tra i Cinque stati con una linea costiera sull’Oceano Artico, solo la Russia non è membro della NATO), ha ampliato le sue capacità militari con un intento marcatamente difensivo. Il dispiegamento di forze nell’AZRF mira principalmente a raggiungere due obiettivi prioritari: (1) la difesa perimetrale della penisola di Kola; (2) il controllo della contestata Northern Sea Route (NSR) una rotta commerciale dall’enorme potenziale economico. 

Il dispiegamento delle forze russe si è sviluppato coerentemente con questi obiettivi strategici. Sono state rafforzate le forze convenzionali e costruite infrastrutture per il trasporto e basi militari. In particolare, nel 2015 sono state costituite due Brigate Artiche, composte da fanteria motorizzata dell’esercito russo addestrate ed equipaggiate per svolgere operazioni nel teatro artico, integrate da unità delle forze speciali. Alle brigate sono stati affidati compiti di protezione della costa artica russa, delle strutture e infrastrutture dell’AZRF. La Flotta del Nord ha iniziato a modernizzare le poche e obsolete unità ereditate della Guerra Fredda alla fine degli anni 2000, aggiungendo principalmente nuove rompighiaccio e modernizzando le unità preesistenti fornendo Orlan-10, UAV di fabbricazione russa testati per resistere a condizioni climatiche estreme. La Flotta del Nord ha ripreso una maggiore presenza operativa dal 2015, anno di pubblicazione della nuova dottrina marittima della Russia, mantenendo una postura difensiva coerente con il tipo di unità dispiegate a cui vengono affidate disposizioni operative circoscritte alla difesa della Penisola di Kola o ad attività di search and rescue. Ulteriormente, dal gennaio 2021, la Flotta del Nord ha assunto lo status di Distretto Militare, con l’istituzione del Comando Strategico Congiunto della Flotta del Nord che unisce le unità e le strutture di comando prima appartenenti al Distretto Militare Settentrionale a quelle della Flotta, unica unità navale maggiore ad essere sottoposta alla sola autorità dello Stato Maggiore di Mosca.  Anche le infrastrutture e le basi militari sono state ripristinate, modernizzando prevalentemente vecchie strutture sovietiche, e sono disposte in maniera diffusa lungo tutta l’AZRF, al fine di controllarne i confini e le risorse.

Quindi, il Cremlino ha accresciuto la sua presenza militare nell’artico ma nei limiti di un’area estesa e con unità tecnologicamente e operativamente inquadrabili come difensive. Inoltre, la prossimità geografica delle forze dispiegate e del numero di basi alla penisola di Kola sono coerenti con l’orientamento difensivo di Mosca nei confronti degli altri Stati Artici sin qui descritto. 

Conclusioni

Dall’analisi delle forze militari russe nell’Artico emergono chiaramente alcuni obiettivi geostrategici e geopolitici del Cremlino nell’area. Innanzitutto, l’Artico è parte a tutti gli effetti della Grand Strategy del Cremlino e non un teatro a sé. In secondo luogo, la postura e il dispiegamento chiaramente difensivo delle forze militari russe rendono l’Artico un teatro allo stesso tempo lontano da facili escalation, e vicino a obiettivi geostrategici di Mosca. Questi sono in generale la difesa di un confine settentrionale che vede le coste russe affacciarsi in un mare a cui accedono solo Stati membri NATO. In particolare, vi è la penisola di Kola, la cui difesa diviene una questione prioritaria per via dell’arsenale nucleare ivi disposto. In terzo luogo, il potenziale economico della NSR e il crescente accesso a questa rotta per il commercio sino-europeo rendono per Mosca il pieno controllo dell’AZRF geoeconomicamente rilevante. Quindi, gli Stati artici dovrebbero tener presente il ruolo e gli interessi geopolitici della Russia nella regione durante il processo di implementazione delle loro strategie, per evitare di portare il Cremlino a difendere aggressivamente i propri confini settentrionali, soprattutto nell’ottica di un prossimo futuro in cui l’Artico sarà sempre più navigabile e la presenza di maggiori attori nella regione e di incrementati interessi economici. Tuttavia, sebbene nel breve-medio periodo episodi di tensione potrebbero essere più frequenti, l’innesco di conflitti armati nell’Artico rimane assai poco probabile.

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