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13/04/2016
Africa Subsahariana, Notizie

Sahara occidentale: storia di un conflitto “congelato”

di Valerio Pieraccini

In Africa, i confini di molti stati sono stati disegnati a tavolino, durante molteplici congressi susseguitisi nel corso degli anni e la questione Sahara Occidentale-Marocco ne รจ un esempio evidente.

Il Sahara Occidentale รจ un territorio prettamente desertico, ricco perรฒ di fosfati e le sue coste, grazie a particolari correnti atlantiche, risultano molto pescose; i suoi confini seguono meridiani e paralleli dellโ€™area, come da decisione delle diplomazie europee durante la Conferenza di Berlino del 1884-85. Le popolazioni nomadi, i cui posteri sono le attuali tribรน locali, facevano parte della grande famiglia etnica dei Saharawi ed erano islamici sunniti. Lโ€™arabizzazione della zona ha lasciato, poi, tracce evidenti nella loro lingua, lโ€™Hassaniya, molto simile al Modern Standard Arabic.

La storia coloniale del Sahara Occidentale ha origine, come detto, con il 1885, quando, in occasione della succitata Conferenza di Berlino, oltre a sancire i confini territoriali, la Spagna ottenne le due aree, Sagui el-Hamra e Rio de Oro, in cui era suddiviso il Paese, per controbilanciare la presenza francese nel Maghreb. La colonizzazione iberica procedette fino alla fine degli anni โ€™60 del XX secolo, quando, con lโ€™indipendenza algerina, ebbe inizio il processo di decolonizzazione.

Giร  nel 1960 lโ€™ONU riconosce il diritto allโ€™autodeterminazione dei popoli e, 3 anni dopo, anche i territori del Sahara Occidentale vengono inclusi tra quelli in cui รจ riconosciuto tale diritto. Contestualmente, il Marocco chiese alla stessa ONU di poter annettere il Sahara per presunte ragioni storiche. I venti neo-nazionalisti iniziarono, cosรฌ, a spirare anche nel Sahara Occidentale con le prime rivolte armate contro gli occupanti spagnoli da parte di nuclei composti da membri delle tribรน autoctone.

Nel 1973, i ribelli si organizzarono in un vero e proprio movimento di resistenza anti-colonialista di ispirazione socialista: il Fronte Polisario. La Spagna, alle prese con i problemi interni legati alle condizioni di salute del caudillo ed alle richieste di democratizzazione, subรฌ numerose sconfitte sul campo e decise, nel febbraio โ€™76, di lasciare il Sahara Occidentale. Appena prima di abbandonare, perรฒ, gli spagnoli si accordarono in gran segreto con Marocco e Mauritania per la cessione dei territori e la loro spartizione tra i due Stati frontalieri. Il Polisario, cosรฌ, si preoccupa (un poโ€™ come Hamas in Palestina) di fornire sostegno alle popolazioni locali che fuggono in massa, specialmente dopo le bombe ed il napalm marocchini; venne cosรฌ allestito un primo campo profughi presso lโ€™oasi di Tindouf, nel deserto, al confine con lโ€™Algeria. In tale occasione, i ribelli locali dichiararono lโ€™indipendenza del Sahara e la nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), con capitale la stessa Tindouf.

Nel 1979, il governo di Nouakchott decise di riconoscere la RASD e lasciรฒ i territori occupati, mentre il Marocco, in risposta, invase tutto il Sahara Occidentale, senza considerare alcuna norma di diritto internazionale. Il Polisario, nel 1982, ottiene un riconoscimento prestigioso, venendo ammesso allโ€™Organizzazione per lโ€™Unione Africana come stato membro. Proprio durante la guerriglia degli anni โ€˜80 tra Polisario e Marocco, questโ€™ultimo decise di โ€œspingereโ€ la popolazione locale verso lโ€™interno, raddoppiando lo sforzo di controllo dellโ€™area costiera e, soprattutto, erigendo un muro di 2.720 km. I saharawi, di fatto, vivono in una striscia di deserto tra lโ€™oasi di Tindouf ed il muro stesso, difeso da quasi 10 milioni di mine anti-uomo e migliaia di metri di filo spinato e bunker. Si pensi che, secondo le stime dellโ€™Associazione Saharawi di Vittime di Mine, โ€œesse causano ogni anno tra i 20 e i 30 decessiโ€.

Per far sรฌ che gli scontri cessassero, fu necessario lโ€™intervento nel 1991 delle Nazioni Unite, con lโ€™operazione MINURSO, conclusasi in un accordo per cui sarebbe stato indetto un referendum, con il beneplacito di Rabat e della RASD. La popolazione sarebbe stata chiamata a scegliere tra lโ€™indipendenza o lโ€™integrazione del Marocco. Tale strumento di democrazia diretta non รจ stato mai concretamente utilizzato poichรฉ le due parti non si sono mai accordate su chi avesse il diritto di voto. Per dovere di cronaca politica internazionale, va ricordato poi che la Francia (partner storico di Rabat) pose il veto in seno al Consiglio di Sicurezza ONU circa lโ€™indizione del referendum. Nel 1996, lโ€™Organizzazione delle Nazioni Unite (dove il Sahara Occidentale occupa un posto da osservatore) ha, quindi, deciso di interrompere le trattative per la definizione dei requisiti degli aventi diritto al voto, suggellando una โ€œcrisi congelataโ€.

Lo scorso 27 febbraio, a Tindouf, si รจ tenuto il quarantennale della nascita della RASD con una enorme sfilata di carrarmati, missili, mezzi anfibi e piรน di 25.000 uomini. Il Primo Ministro del Fronte Polisario ha quindi dichiarato: โ€œCon la sfilata delleย nostre forze militari vogliamo far vedere di avere un esercito bene armato e preparato. La lotta armata per lโ€™indipendenza รจ una possibilitร  che non รจ esclusa e per la quale ci stiamo preparandoโ€. La guerra non รจ quindi terminata ed il processo di democratizzazione dellโ€™area รจ tuttโ€™altro che realizzabile. Anzi, i nuovi problemi dellโ€™area (infiltrazioni terroristiche di AQMI) affliggono un sempre piรน solo Fronte Polisario, costretto a schierare unitร  anti-terrorismo lungo il confine per combattere lโ€™avanzata dei jihadisti islamici.

Dopo lunghi anni di attesa per un referendum che non si รจ mai tenuto, lโ€™insofferenza dei Saharawi si fa lampante, nonostante i numerosi tentativi di Ban Ki-Moon di convincere Rabat.

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