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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaMovimenti salafiti e narrazioni anti-sciite in Giordania

Movimenti salafiti e narrazioni anti-sciite in Giordania

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I salafiti sono membri di correnti islamiche che invocano il ritorno alla purezza delle prime generazioni di musulmani, attraverso dottrine tendenti a un’interpretazione letterale del Corano e della Sunna e al rifiuto della bid’ah, l’innovazione religiosa, e di sette come lo Sciismo. Essi rappresentano un’esigua minoranza della comunità musulmana mondiale, ma attraggono notevole attenzione a causa del carattere fondamentalista del loro pensiero. Diverse forme di salafismo sono diffuse in Giordania da almeno cinquant’anni e hanno subìto importanti trasformazioni nel corso del tempo. Qual è il ruolo politico dei Salafiti giordani? Nonostante la maggior parte di loro segua correnti quietiste (piuttosto che militanti) e nonostante l’ampia omogeneità religiosa del Paese (e dunque l’assenza di “nemici interni”), la presenza salafita nel Paese promuove comunque narrative antisciite ed evidenzia il gioco di equilibrio compiuto dal governo, promotore di un Islam inclusivo e moderato ma anche allarmato dall’Islam politico.

L’Islam secondo la Giordania

Ogni Paese racchiude una serie di diverse identità (per esempio legate a etnia, origine o religione) che interagiscono tra loro, e la Giordania non fa eccezione. In termini religiosi, tuttavia, la popolazione del Paese è piuttosto omogenea. I dati demografici mostrano che il 92% della popolazione è musulmano sunnita, l’1% musulmano sciita o sufi, il 6% cristiano, e il restante 1% appartenente ad altre religioni. Altre stime riportano la percentuale della popolazione sunnita addirittura al 97%, a scapito di quella cristiana. La costituzione salvaguarda il diritto di praticare qualsiasi fede, ma specifica che la religione di Stato è l’Islam. Il governo centrale promuove una specifica visione dell’Islam, moderata e inclusiva, chiaramente enunciata dal Re ‘Abdallah II nel Messaggio di Amman del 2004. Questo progetto ha coinvolto oltre 500 leader ed esponenti del mondo musulmano, che hanno denunciato letture estremiste e intolleranti della religione. Per esempio, viene proibita la pratica del takfir (la scomunica islamica) nei confronti di altre persone musulmane. La definizione di chi è musulmano è inoltre molto ampia per la Giordania e il mondo sunnita moderato: vengono esclusi dalla ummah solo gruppi fondamentalisti (come quelli legati all’ISIS o al-Qa’eda e alcun sette minoritarie e specifiche come gli ‘Alawiti). Gli Sciiti sono dunque pienamente inclusi, anche se non manca nel Paese inquietudine per lo Sciismo politico (quello legato alla Repubblica Islamica di Iran), che minerebbe la sicurezza e l’identità nazionale del regno Hashemita. Per quanto riguarda i gruppi salafiti, le differenze sostanziali tra un movimento e l’altro rendono la loro classificazione e “desiderabilità” molto variabili.

 I Salafiti giordani: narrative antisciite e posizione del governo

I movimenti salafiti sono diffusi in tutta la Giordania, e coinvolgono in gran parte la popolazione di origine palestinese. La loro diffusione, avvenuta specialmente dagli anni ’70, è dovuta anche a un sapiente utilizzo dei network informali (negli ultimi anni anche quelli online) per le proprie attività. Il governo è diffidente nei confronti dei gruppi salafiti in generale, ma con sostanziali differenziazioni. Amman, come tutti coloro che hanno aderito al “Messaggio” del 2004, denuncia apertamente e duramente i movimenti salafiti di carattere jihadista. Questi gruppi, sviluppatisi in particolar modo con le guerre del Golfo e il conflitto siriano, adottano un’interpretazione violenta del concetto di jihad e ambiscono a rovesciare attivamente i governi degli stessi Paesi musulmani, che vengono tacciati di non applicare una genuina shari’ah. Essi sono tuttavia una piccola minoranza. La maggior parte dei Salafiti in Giordania appartiene infatti a movimenti quietisti, che rifiutano l’attivismo e la militanza, soprattutto violenta. Le loro attività si concentrano invece sulla purificazione della dottrina islamica di per sé.

Ciò porta i salafiti quietisti giordani a portare avanti, tra le altre cose, narrative di stampo antisciita. Lo Sciismo è opposto da due fronti: sulla base di argomentazioni religiose, in primo luogo poiché gli sciiti hanno una visione molto diversa riguardo i primi Califfi succeduti al Profeta Muhammad, ma anche sulla base di rimostranze politiche contemporanee, legate al ruolo dell’Iran e di organizzazioni come Hezbollah. Nel ruolo internazionale di questi attori sciiti i salafiti vedono infatti un rinnovato tradimento nei confronti dei sunniti. Argomentazioni di questo tipo presentano spesso una dimensione di cospirazionismo. I salafiti quietisti, a differenza di quelli jihadisti e di altri movimenti islamisti come i Fratelli Musulmani giordani, garantiscono obbedienza al governo di Amman, il quale li distingue nettamente dai gruppi militanti e concede loro una certa libertà di movimento ed espressione.

Il Regno Hashemita compie una specie di gioco di equilibrio nel gestire narrative antisciite e i Salafiti quietisti. Da un lato, la promozione di un Islam moderato, inclusivo e tollerante non sembrerebbe lasciare spazio per narrative così discriminatorie, pur provenienti da movimenti non violenti. Dall’altro, il governo stesso almeno in parte condivide e trae beneficio dalla propaganda antisciita. La forma di sciismo che allarma il Paese non è però quello dottrinale, bensì quella politica della “mezzaluna sciita”, un’espressione coniata proprio dal Re giordano per indicare l’Iran e tutta l’area geografica con comunità sciite consistenti che si trovano (anche solo in potenza) sotto influenza iraniana. In quest’ottica, permettere che narrative antisciite si diffondano costituisce una sorta di barriera per l’infiltrazione di ideologie politiche ostili dall’estero.

 “Settarismo senza sette”

Sia i gruppi salafiti che il governo centrale incentivano o autorizzano retoriche antisciite avendo la consapevolezza di un elemento fondamentale: come menzionato, gli sciiti sono pressoché assenti dalla Giordania. Si crea dunque una situazione che lo studioso olandese Joas Wagemakers chiama “settarismo senza sette”, che fa sì che narrative discriminatorie vengano diffuse con la consapevolezza che la stabilità sociale del Paese non verrà messa a repentaglio. Al momento molti dei (sempre pochissimi) sciiti presenti in Giordania sono rifugiati, provenienti soprattutto da Libano e Iraq. Le comunità di rifugiati, comunque anch’essi prevalentemente sunniti, causano infatti timori per la diffusione di mentalità politica settaria: tuttavia, la maggior parte delle rimostranze contro di loro si basa su argomentazioni economiche (perlopiù cospirazioniste, dato il basso status dei rifugiati in Giordania) secondo cui queste persone prosciugherebbero le risorse del Paese. Eventuali cambiamenti futuri riguardo la questione delle narrative antisciite portate avanti dai Salafiti giordani dipenderanno dunque non solo da fattori demografici, ma anche socio-economici, di stabilità nazionale e politica internazionale. Da monitorare è la posizione del mondo sunnita nei confronti dell’Iran, ma anche l’attitudine della popolazione sunnita moderata giordana: infatti, mentre in passato (specialmente prima del 2011) sentimenti antisciiti erano espressi soprattutto dalle élite, recentemente ansie e timori giustificati dal settarismo si sono diffusi anche a livello popolare, anche a causa delle attività salafite.

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