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21/05/2015
Medio Oriente e Nord Africa, Notizie

La gestione dell’emergenza umanitaria siriana in Turchia

di Aurora Capizzi

La lunga guerra in Siria non รจ ancora terminata e come tutte le guerre provoca un grande movimento di persone causato dalla distruzione di interi paesi e dalla paura di essere uccisi. Il grande flusso di rifugiati verso i paesi confinanti ha determinato un notevole aumento della popolazione risiedente in Turchia e ha sviluppato un vasto dibattito su come gestire queste persone nel modo ottimale, senza turbare la pace sociale.

Il governo turco si รจ trovato a dover gestire molti piรน arrivi di quelli previsti: oltre al costante flusso di rifugiati arabo siriani provenienti dalle grandi cittร , si sono sommate tutte quelle persone di origine curda in fuga dalla zona curdo siriana, colpite dall’offensiva dello Stato Islamico culminata con l’assedio di Kobanศ‡, grande cittร  curda al confine con la Turchia.

A fronte di questa emergenza, il governo turco si รจ comportato in modo ambiguo.

Proveniente da anni di supporto ai gruppi islamici anti Assad, il governo turco รจ stato colto impreparato dallโ€™avanzare dello Stato Islamico verso nord, fino al lambire dei confini turchi. Lโ€™emergenza umanitaria siriana ha investito il governo, il quale inizialmente si รจ limitato a dare asilo ai profughi ma che successivamente ha visto aumentare esponenzialmente il carico di impegno, fino a temere per la sicurezza nazionale. Ad aggiungersi, le richieste del settore di popolazione curdo-turca, i quali chiedono a gran voce un coinvolgimento militare turco contro lo Stato Islamico che colpisce i consanguinei risiedenti in Siria.

La Turchia nel frenetico tentativo di ridefinire la linea politica del paese e affrontare tutte le difficoltร  della complessa situazione, prende tempo, chiudendo per lunghi giorni la frontiera. Lโ€™azione, molto dura e criticata da numerosissime personalitร  e organizzazioni internazionali a protezione dei diritti umani, ha impedito a migliaia di profughi lโ€™entrata nel paese.

Si sono formate code e molte persone sono rimaste bloccate in una terra di nessuno, tra la paura di essere attaccate dallโ€™esercito dello Stato Islamico e lโ€™impossibilitร  di entrare in Turchia. Il governo ErdoฤŸan, secondo opinioni di analisti e dichiarazioni pubbliche, si รจ comportato in questo modo per due motivi, entrambi legati al passato travagliato delle relazioni tra turchi e curdi.

In primo luogo, il blocco delle frontiere era volto ad impedire agli uomini e alle donne curde in Turchia di andare a combattere al fianco dellโ€™YPG, impegnato nello sforzo di ricacciare lo Stato Islamico lontano dai territori controllati dal Comitato Supremo Curdo, DBK.

In secondo luogo, si sostiene che il governo turco inizialmente non avrebbe voluto aiutare militarmente un embrione di Stato Curdo, non ostile al Partito dei Lavoratori del Kurdistan, PKK il quale per anni ha manifestato lโ€™esigenza di esistenza curda con metodi violenti.

Nellโ€™ottobre 2014, la situazione finalmente si sblocca. Con una decisione parlamentare, vengono dati poteri al governo di poter organizzare azioni militari in territorio siriano, con lโ€™obiettivo di contrattaccare lo Stato Islamico e la possibilitร  di organizzare missioni internazionali a guida NATO con base in Turchia. Quindi con silenzio assenso si รจ assistito alla partenza di combattenti volontari curdi e curdi iraqueni verso la Siria, per respingere l’avanzata dello Stato Islamico e si รจ permesso ai civili di entrare in Turchia.

Ad oggi la maggioranza dei rifugiati siriani sono ospitati in campi profughi oppure presso familiari turchi. I campi profughi governativi sono gestiti dall’AFAD “Turkish Disaster and Emergency Management”, un’organizzazione fondata con il compito di gestire le crisi successive ai terremoti che scuotono spesso la Turchia ma prontamente adattatasi alla gestione della crisi umanitaria che ha sconvolto la vicina Siria. Prendendo ad esempio un imponente campo profughi di nuova costruzione nei dintorni di Suruาซ, possiamo constatare la forza dello Stato turco.

Il nuovissimo campo profughi di Suruาซ ร‡adirkent Konaklama Tesisi secondo dati comunicateci da un operatore AFAD, accoglie 35.000 persone, circa 18.000 adulti soli e 5.000 famiglie. Il campo non รจ ancora pieno e ogni giorno si registrano fino a 500 arrivi. La pace sociale รจ perseguita facendo risiedere in diversi quartieri a seconda dell’etnia, la popolazione del campo. Vi sono distretti curdi, arabi e yazidi.

Il grande campo di Suruาซ ร‡adirkent Konaklama Tesisi รจ composto da 15 distretti e in ogni distretto sono costruite 500 tende a due stanze per famiglie. Le tende sono bianche in plastica e ben costruite ma se piove, il pavimento rivela la sua debolezza e si rischia di finire con i piedi bagnati. Secondo le regole, se un figlio รจ adulto, ossia attorno ai 30 anni, puรฒ andare a vivere in una tenda piรน grande, dove sono ospitati gli uomini o le donne sole.

In ogni distretto ci sono bagni in comune, container con lavatrici e lavelli. Ci sono anche tende adibite a luogo di ritrovo, una scuola e un ambulatorio medico. La scuola, obbligatoria fino ai 18 anni, รจ pensata per 3000 ragazzi e ragazze e il modello di insegnamento รจ siriano. Sono impiegati tre assistenti sociali e tre medici; ma se il problema รจ grave o necessita di operazione chirurgica, gli ospedali turchi hanno l’ordine di trattare i pazienti rifugiati in via prioritaria e a titolo gratuito.

L’ordine e i rapporti con l’organizzazione AFAD sono mantenuti dal capo del distretto, che deve essere siriano ed eletto da tutti gli abitanti maggiorenni del campo.

Parallelamente all’azione governativa, alcuni comuni frontalieri, storicamente, economicamente e politicamente intrecciati alla vita dei curdi risiedenti in Siria, si sono visti obbligati a sostenere lo sforzo di accoglienza. Un esempio di come i comuni spesso non aspettino l’operato governativo pur di dare accoglienza ai fuggitivi รจ il comune di Suruาซ, cittร  complementare di Kobanศ‡.

Suruาซ e Kobanศ‡ sono due cittร  sorelle, i loro abitanti, per la stragrande maggioranza curdi, spesso sono imparentati tra loro ma abitano in due diversi Stati: la Siria e la Turchia. Le due cittร  infatti sono divise da una frontiera mai completamente assimilata.

Data la vicinanza al confine, la cittadina di Suruาซ รจ stata una delle piรน maggiormente investite dal flusso di rifugiati provenienti dalla Siria, in particolare da Kobanศ‡, distante appena un’ora di macchina. La municipalitร  che รจ organizzata su stampo curdo, ossia con un uomo e una donna al vertice dell’organizzazione di governo, non ha mai indugiato nel donare asilo ai fuggitivi.

Il campo profughi di Arin Mirxan ospita circa 50 tende c’รจ spazio per un ulteriore allargamento. Le tende, una stanza per famiglia, sono ben isolate da terra grazie ad un fondo in mattoni e un pavimento in bancali di legno; la copertura invece รจ scarsa, un sottile telo di plastica non permette un buon isolamento dal caldo ne una protezione dal freddo. Tutti si ammalano spesso.

Scegliere di stare a Suruาซ invece di andare piรน lontano, nel campo gestito dal governo turco, รจ una scelta politica. Gli abitanti del campo Arin Mirxan sono tutti curdi e vogliono tornare alle proprie case a Kobanศ‡, quando si potrร . Qui l’organizzazione del campo รจ “alla curda” e come per il comune, il vertice รจ gestito da due persone, un uomo e una donna elette da tutti i maggiorenni.

Questo รจ il luogo dove trovano riposo e riparo molti combattenti curdi e le loro famiglie. Dalla frontiera di Suruาซ o da qualche varco vicino, si parte per andare a difendere le proprie case, rimaste al di lร  della frontiera. Si parte per combattere lo Stato Islamico che ancora conserva avamposti nella regione a confine con la Turchia.

 

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