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Perché la visita del premier al Cremlino può fare la differenza

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Grandi sono le aspettative per il vertice di domani, tra Giuseppe Conte e Vladimir Putin. Le due questioni sul tavolo sono: la stabilizzazione della Libia e le sanzioni economiche.

L’ormai perenne situazione di instabilità in Libia che impedisce una vera risoluzione della crisi migratoria non ha visto iniziative significative venire dall’Occidente. Il tentativo francese di indire nuove elezioni generali si è scontrato con il diniego del generale Haftar. Il presidente riconosciuto Serraj ha dimostrato scarsissima capacità d’azione vista la sua incapacità di controllare saldamente anche solo Tripoli e il suo aeroporto. Per unire le due anime della Libia bisogna convincere Mosca, principale sponsor del generale Haftar, tutti ricorderemo le foto scattate sulla portaerei Admiral Kutnezov a largo di Tobruk. Con una presenza sempre crescente nel Mediterraneo la stessa marina russa sta diventando sempre più importante per gli equilibri geopolitici del nostro mare.

L’altro dossier, le sanzioni alla Russia che hanno causato gravi perdite per l’Export italiano. Nonostante l’impegno del vicepremier Salvini, il luogo adatto a discutere questioni tanto rilevanti non può che essere un incontro al vertice, ancor di più se si svolgerà nella cornice del Cremlino. Non bisogna dimenticare quanto le nostre aziende siano legate alla Federazione Russa: un caso esplicativo sono le società del gruppo Leonardo, per cui proseguire le collaborazioni con le corrispettive russe in ricerca e sviluppo è fondamentale per mantenere bassi i costi e garantire la competitività del prodotto.

Conte dovrà tenere insieme le questioni puntando al massimo guadagno possibile per il nostro paese e per il governo. Un successo internazionale dell’esecutivo giallo-verde, come ottenere la partecipazione di Putin al futuro vertice di Palermo in programma per il 12 e 13 Novembre, sarebbe sufficiente a ridurre di molto l’attuale pressione sull’Italia. Inoltre la partecipazione del Presidente russo renderebbe necessaria quella dell’omologo statunitense e francese. Se questo dovesse verificarsi, Palermo diverrebbe lo scenario ideale per rilanciare il governo e soprattutto il ruolo centrale dell’Italia sia nel Mediterraneo sia nei rapporti tra Est e Ovest.

Il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi è stato il primo, l’8 Ottobre, a recarsi a Mosca. Ospite dell’omologo russo Sergey Lavrov, il titolare della Farnesina, nello spirito di buoni rapporti tra Roma e Mosca, ha delineato i due temi fondamentali per gli interessi italiani: la stabilizzazione della Libia e il commercio tra i due paesi. Durante il pomeriggio ha incontrato il ministro dell’Industria e del Commercio della Federazione Russa, Denis Manturov, che ha descritto l’Italia come un partner fondamentale per il suo paese in occidente, confermandoci un ruolo di ponte tra Est e Ovest.

Il 17 ottobre è stato il turno di Matteo Salvini, in occasione dell’Assemblea annuale di Confindustria Russia. Il ministro dell’Interno pur comprendendo che le relazioni economiche internazionali del nostro paese non rientrano tra le sue funzioni ha tuonato contro le sanzioni economiche alla Russia che avrebbero danneggiato entrambi i paesi. Presentandosi come il principale interlocutore del Governo con Mosca, non ha mai nascosto la sua personale ammirazione nei confronti di Putin. Salvini ha colto così l’occasione per riportare al centro della discussione quelle sanzioni viste come una dolorosa amputazione da un pezzo della nostra imprenditoria.

Articolo apparso originariamente su Formiche

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