La guerra in corso in Ucraina ha prodotto un impatto duraturo sul quadro della sicurezza europea, determinando significative influenze sulle politiche estere e di sicurezza dell’Unione Europea. Le conseguenze scaturite dall’invasione russa nell’Ucraina si sono estese ampiamente al di là dei confini regionali, dando luogo a minacce tangibili e sollevando preoccupazioni di rilievo nelle aree limitrofe dell’ex spazio sovietico. La guerra in Ucraina ha altresì messo in luce implicazioni rilevanti per la stabilità nel Caucaso Meridionale, aprendo la strada per l’Unione Europea verso un rafforzamento delle sue relazioni con i paesi di questa regione e creando prospettive senza precedenti per una cooperazione più stabile e profonda.
Dalla prioritizzazione all’ampliamento della sfera di interessi
Poiché l’attenzione della Russia è attualmente concentrata principalmente sul fronte ucraino, la relativa scarsa considerazione di Mosca per la regione del Caucaso Meridionale ha creato uno spazio più ampio per altre potenze per modellare le dinamiche di sicurezza della regione. Sebbene questa situazione abbia aperto le porte all’Iran per promuovere la propria agenda destabilizzante, come dimostrato dalle recenti tensioni con l’Azerbaigian, d’altra parte rappresenta un’opportunità esclusiva per l’Unione Europea di estendere costruttivamente il proprio impegno nella regione.
Tre importanti sviluppi evidenziano il coinvolgimento dell’UE nel Caucaso Meridionale.
Innanzitutto, il rinnovato ruolo dell’UE come mediatore nel conflitto tra Armenia e Azerbaigian, noto come “formato di Bruxelles”, è un punto di riferimento fondamentale. Sotto la guida di Charles Michel, questa iniziativa ha portato a significativi accordi. In particolare, nell’incontro che ha avuto luogo nell’aprile 2022 le due parti hanno espresso il desiderio reciproco di avanzare verso un accordo di pace, mentre nell’ottobre 2022 Baku e Yerevan hanno raggiunto un’intesa preliminare sul riconoscimento reciproco dell’integrità territoriale, e l’incontro del 14 maggio è risultato nel raggiungimento di progressi significativi nella
delimitazione delle frontiere e nella facilitazione dello sblocco dei collegamenti di trasporto ed economici nella regione. Infine, nel corso dell’ultimo incontro svoltosi all’interno di questo formato, tenutosi il 15 luglio, sono stati affrontati i dettagli relativi alle possibili modalità di consegna degli aiuti umanitari a Karabakh in seguito alla chiusura del corridoio di Lachin. Il formato di Bruxelles segna una svolta nell’approccio europeo, trascendendo le semplici azioni umanitarie e adottando una strategia più politicamente orientata, incentrata sulla stretta collaborazione con i governi di entrambi i paesi.
Il secondo sviluppo è intrinsecamente legato alla rilevanza strategica dell’Azerbaigian nell’ambito dell’area eurasiatica, guadagnata grazie alla sua posizione geografica favorevole e all’abbondanza di risorse energetiche nel Mar Caspio. In seguito al conflitto in Ucraina, i legami tra l’Azerbaigian e l’Unione Europea sono stati ulteriormente rafforzati. Consapevole della minaccia energetica rappresentata dalla Russia, l’UE ha avviato trattative energetiche con l’Azerbaigian, culminate con la firma nel luglio 2022 di un Memorandum d’Intesa per una partnership strategica nel settore dell’energia. Questo accordo ha consolidato la cooperazione tra Baku e Bruxelles nei settori del commercio, dei trasporti e dell’energia. L’incremento delle forniture di gas caspico tramite i gasdotti TAP/TANAP ha svolto un ruolo critico nel mitigare la crisi energetica derivante dal conflitto, riducendo la dipendenza dei paesi dei Balcani Occidentali e dell’Europa Meridionale dal gas russo. Con il nuovo accordo, le due parti si sono impegnate a raddoppiare le importazioni di gas dall’Azerbaigian verso l’Unione Europea, con la prospettiva di raggiungere un volume potenziale di 20 miliardi di metri cubi entro il 2027.
Infine, a gennaio 2023 è avvenuta l’istituzione della Missione di Monitoraggio dell’UE in Armenia (EUMA) nell’ambito della Politica Comune di Sicurezza e Difesa. Guidata dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, la missione è composta da circa 100 osservatori ed ha la sua sede a Yeghegnadzor, in Armenia. Con un mandato iniziale di due anni, l’EUMA mira a promuovere la stabilità nelle aree di confine dell’Armenia e a sostenere gli sforzi di normalizzazione facilitati dall’UE tra Armenia e Azerbaigian. Va notato che l’EUMA deriva dalla precedente Capacità di Monitoraggio dell’UE (EUMCAP), che è stata operativa da ottobre a dicembre 2022. Alla scadenza del suo incarico, è stata decisa la trasformazione della capacità di monitoraggio in una missione a pieno titolo. Tuttavia, è importante sottolineare che mentre l’EUMCAP aveva ricevuto l’approvazione di Baku, l’EUMA è stata schierata lungo l’intero confine con l’Azerbaigian senza aver consultato in anticipo la leadership azerbaigiana, generando un certo disagio a Baku.
Una sfida all’egemonia russa
Le evoluzioni recenti non solo hanno dimostrato la capacità del progetto europeo di promuovere stabilità e prosperità nelle regioni limitrofe, ma hanno anche posto una sfida al dominio russo sulla sicurezza dell’ex spazio post-sovietico. In linea con le previsioni, la Russia non ha accolto con favore il rinnovato coinvolgimento dell’Unione Europea nel Caucaso Meridionale. Il dispiegamento dell’EUMA è stato oggetto di dura critica da parte della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha accusato l’UE di cercare di estendere la propria influenza nella tradizionale sfera russa. Allo stesso modo, il dispiegamento dell’EUMCAP non ha suscitato una reazione positiva da parte del Cremlino. In effetti, il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha annunciato che l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) sarebbe stata pronta a inviare osservatori al confine tra Armenia e Azerbaigian, in concomitanza con l’approvazione da parte dell’UE della propria missione di osservatori precedentemente concordata.
L’Armenia e l’Azerbaigian hanno affrontato un lungo periodo di frustrazione nei confronti dell’approccio della Russia nel mantenere la pace in Nagorno-Karabakh. Invece di adottare una strategia di risoluzione dei conflitti basata su principi e soluzioni sostenibili, la Russia ha spesso optato per un approccio in cui la priorità sembra essere il mantenimento dello status quo anziché raggiungere una soluzione definitiva. Questo ha portato a una situazione di stallo e di tensione permanente tra i due paesi. La Russia ha dimostrato una tendenza costante a mantenere i conflitti irrisolti nelle regioni vicine, non solo nel Caucaso, ma anche in altre aree dell’ex spazio sovietico. Questa strategia permette a Mosca di esercitare un controllo a lungo termine e un’influenza su questi paesi, mantenendoli dipendenti dalla sua mediazione e impedendo loro di sviluppare rapporti più stretti con l’Occidente o di perseguire l’integrazione nelle istituzioni euro-atlantiche.
L’approccio russo ha creato una situazione in cui l’Armenia e l’Azerbaigian si sono trovati intrappolati in un conflitto senza fine. Questo ha limitato il loro potenziale di sviluppo e di integrazione internazionale, impedendo loro di costruire relazioni più solide con altre potenze regionali e con l’Occidente. Pertanto, il fatto che l’Unione Europea abbia aumentato il suo coinvolgimento nel Caucaso Meridionale è stato accolto con favore da entrambi i paesi, i quali vedono nell’UE un partner che può offrire una prospettiva diversa, basata sulla promozione della stabilità, della cooperazione regionale e della risoluzione dei conflitti attraverso mezzi diplomatici e dialogo costruttivo. Questo maggiore coinvolgimento dell’UE rappresenta per il Caucaso Meridionale un’opportunità di superare l’impasse creata dalla strategia russa e di cercare vie per una pace sostenibile e una cooperazione più ampia.
Sfide e priorità future
Il dinamico panorama geopolitico scaturito dall’invasione russa dell’Ucraina ha presentato all’Unione Europea un’opportunità senza precedenti per consolidare le proprie relazioni con i paesi del Caucaso Meridionale. Il notevole coinvolgimento dell’UE in questa regione riflette un cambio strategico e una rinnovata comprensione dell’importanza geopolitica che essa riveste. Mediante il suo impegno nella mediazione, la stretta collaborazione energetica con l’Azerbaigian e l’istituzione di una missione di monitoraggio in Armenia, l’Unione Europea sta attivamente promuovendo la stabilità, la cooperazione economica e la connettività nel Caucaso Meridionale. Questi sforzi contribuiscono significativamente alla sicurezza regionale e favoriscono sviluppi positivi nel periodo seguente al conflitto.
Tuttavia, resta da vedere se il rafforzato coinvolgimento dell’UE produrrà risultati tangibili e duraturi per la stabilità della regione. Al fine di raggiungere tale obiettivo, l’Unione Europea deve mantenere le proprie promesse, promuovere un dialogo diplomatico e sostenere processi inclusivi che coinvolgano tutte le parti interessate. È altresì essenziale affrontare con determinazione le sfide sia interne che esterne, come le tensioni regionali, le questioni di sicurezza, i conflitti irrisolti e la concorrenza delle altre potenze regionali. Solo attraverso tali sforzi sarà possibile costruire un’agenda sostenibile per la cooperazione e la stabilità nel Caucaso Meridionale.

