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11/07/2024
Europa

Dal voto anticipato al ballottaggio, il mese di fuoco della politica francese e la scommessa di Macron

di Amanda Ribichini e Monica Zuccaro

Il 9 giugno 2024, Macron ha indetto lo scioglimento dell’Assemblée Nationale in seguito alla schiacciante vittoria alle elezioni europee del Rassemblement National guidato da Jordan Bardella, braccio destro di Le Pen. I risultati hanno messo in luce il malcontento dei cittadini per l’operato di Macron, già evidente alle elezioni legislative del 2022, quando non riuscì ad ottenere la maggioranza assoluta in parlamento. Accusato di elitismo, cinismo e di non comprendere realmente i bisogni del popolo, Macron viene incolpato di essere sempre più distante dai suoi cittadini e sempre meno convincente politicamente. L’evidente mancato supporto popolare, unito ad un probabile scioglimento delle camere in autunno, hanno spinto Macron ad indire le elezioni anticipate, che si sono tenute il 30 giugno (primo turno) ed il 7 luglio (secondo turno).

I risultati delle europee e lo scioglimento dell’Assemblée Nationale

Il 9 giugno 2024, Macron ha indetto lo scioglimento dell’Assemblée Nationale in seguito alla schiacciante vittoria alle elezioni europee del Rassemblement National guidato da Jordan Bardella, braccio destro di Le Pen. I risultati hanno messo in luce il malcontento dei cittadini per l’operato di Macron, già evidente alle elezioni legislative del 2022, quando non riuscì ad ottenere la maggioranza assoluta in parlamento. Accusato di elitismo, cinismo e di non comprendere realmente i bisogni del popolo, Macron viene incolpato di essere sempre più distante dai suoi cittadini e sempre meno convincente politicamente. L’evidente mancato supporto popolare, unito ad un probabile scioglimento delle camere in autunno, hanno spinto Macron ad indire le elezioni anticipate, che si sono tenute il 30 giugno (primo turno) ed il 7 luglio (secondo turno).

Parte due: dalla dichiarazione di Macron, i cinque giorni infernali della politica francese

L’annuncio di Macron, arrivato quando si cominciava a delineare il quadro elettorale per lui avverso, ha sorpreso tutti. Ancora di più dell’annuncio stesso, le date hanno creato non poco scompiglio nell’Esagono, soprattutto per questioni amministrative. I cittadini francesi, infatti, non sono automaticamente anche elettori: per votare, essi devono essere iscritti alle liste elettorali del proprio comune. Per iscriversi, è di solito previsto un certo preavviso. Non è successo questa volta, dove le liste elettorali sono state chiuse lo stesso nove giugno, a mezzanotte. Dunque, se non si era già iscritti alle liste per le elezioni europee, non era possibile farlo neanche per le parlamentari. Unica eccezione: i cittadini che hanno compiuto 18 anni tra il 9 e il 29 giugno.

L’annuncio del Presidente, tuttavia, non ha scatenato il caos solamente tra i cittadini, ma anche tra le forze politiche. A sinistra, la coalizione è stata invocata fin da pochi minuti dopo l’annuncio di Macron dai manifestanti in Place de la Republique, e la richiesta è stata accolta subito, con un accordo lampo tra i quattro maggiori partiti di sinistra del Paese: La France insoumise, Parti socialiste, Les Écologistes, Parti communiste français.

Dal centro alla destra, le cose sono invece state più complesse. Il primo a creare scompiglio è stato Eric Ciotti, Presidente del partito di ispirazione gollista Les Républicains, che, poco dopo l’annuncio delle elezioni, aveva dichiarato di aver stipulato un’alleanza con RN. Tale decisione è stata immediatamente sconfessata dal suo partito, che riunitosi il giorno seguente, ha espulso Ciotti. Il presidente ha però dimostrato di non voler cedere, definendo la riunione illegittima e chiudendo le sale della sede del partito. Dopo qualche giorno la sua espulsione è stata dichiarata illegittima da un tribunale di Parigi. Non è andata meglio a destra di Bardella: il partito Reconquete, guidato da Eric Zemmour e Marion Marechal, è imploso il giorno seguente alle europee, a seguito di un “divorzio” politico tra il polemista e la nipote di Le Pen, legato alla possibilità o meno di un’alleanza con RN, saltata, pare, proprio a causa del comportamento di Zemmour.

In tutta questa situazione, la maggioranza presidenziale ha scelto come proprio volto quello del primo ministro Gabriel Attal, invece di quello presidenziale, considerato poco funzionale visto il basso livello di consenso attorno a Macron.

I risultati delle elezioni francesi

Nonostante le previsioni dessero come partito vincente il Rassemblement National, le elezioni parlamentari sono state vinte dalla coalizione di sinistra Nouveau Front Populaire che con 182 seggi si è affermata come prima forza in parlamento, mentre la coalizione presidenziale Ensemble pour la République ha ottenuto 168 seggi confermandosi come seconda. Invece, il partito di estrema destra Rassemblement National, il più votato al primo turno, si classifica come terzo, con 143 deputati eletti. Determinante è stata l’affluenza ai seggi ad entrambi i turni. La partecipazione al secondo turno è stata pari al 66,7%, la più alta dal 1997, quando Jaques Chirac sciolse a sua volta l’Assemblée Nationale. Nonostante il secondo mandato di Macron sia caratterizzato da instabilità, vista la mancata maggioranza assoluta in parlamento ed il susseguirsi di governi (l’ultimo il governo di Attal), ieri si è aperta una nuova stagione politica per la Francia, dove l’incertezza incombe.

Gli equilibri del parlamento sono stati completamente stravolti e formare un governo stabile sarà più complesso del previsto. Per quanto il NFP abbia raggiunto la maggioranza relativa, questo non è riuscito ad avvicinarsi alla maggioranza assoluta di 289 seggi su 577, richiedendo necessariamente una coalizione con altri partiti. Secondo Sylvain Maillard, deputato del partito di Rénaissance, “non è possibile governare la Francia se non si dispone di 240-250 legislatori”, sottolineando come fosse già difficile con 246 deputati. Inoltre, sembrerebbe esserci una certa discordanza tra i membri del NFP per quanto riguarda le coalizioni.

Nonostante il NFP ed Ensemble abbiano collaborato per porre un freno all’ascesa del RN, Melenchon è apparso fortemente contrario ad una coalizione parlamentare, dichiarando che “come affermato la settimana scorsa, e lo confermiamo al Presidente della Repubblica, noi rifiutiamo di negoziare con il suo partito”, e ancora, che la sinistra “metterà in atto il suo programma, nient’altro che il suo programma”. D’altro avviso sembra essere Raphaël Glucksmann, presidente di Place Public, che ha usato toni più concilianti, proponendo un dialogo.
Secondo Politico, Macron potrebbe pensare di creare un governo tecnico in modo tale da ottenere il maggior consenso possibile, nominando come Primo ministro una figura gradita ai più. Questo potrebbe porre un freno all’instabilità politica che caratterizza la Francia attualmente, rassicurando L’Unione Europea, i mercati e i Paesi alleati.

Ultime Analisi

Nonostante possa essere apparso un azzardo politico, l’obiettivo di Macron era di porre un freno all’ascesa di Le Pen e Bardella. Il Presidente sembrerebbe aver fatto affidamento sulla storica opinione negativa che i francesi hanno del RN, nonostante questa si sia significativamente smussata da quando Marine Le Pen ne è a capo.
In luce degli eventi di lunedì, Macron sembrerebbe aver vinto la scommessa, riuscendo ad arginare il RN nonostante la sua coalizione ne sia uscita indebolita. Ciononostante, per capire come si risolverà questo nuovo stallo politico, bisognerà aspettare il 18 luglio, alle 15, data in cui si riunirà per la prima volta la neoeletta Assemblea Nazionale.

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