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28/10/2024
Europa

Scholz in Asia Centrale: la regione aiuta la Germania pur mantenendo i suoi interessi

di Cosimo Graziani

La Germania torna ad incontrare i presidenti dei paesi dell'Asia Centrale, sul tavolo dell'incontro energia, industria e know-how tedesco. La visita però aveva al centro i bisogni interni della Germania, che possono essere sfruttati dai singoli stati a loro favore. Ciononostante, le posizioni non convergono su affari internazionali come l'Ucraina, evidenziando l'indirizzo preso in politica estera dalla regione.

La Germania torna ad incontrare i presidenti dei paesi dell’Asia Centrale, sul tavolo dell’incontro energia, industria e know-how tedesco. La visita però aveva al centro i bisogni interni della Germania, che possono essere sfruttati dai singoli stati a loro favore. Ciononostante, le posizioni non convergono su affari internazionali come l’Ucraina, evidenziando l’indirizzo preso in politica estera dalla regione.

Tra il 15 e il 17 settembre scorso il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha effettuato una visita in Asia Centrale in cui ha incontrato i presidenti di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. L’incontro è avvenuto l’ultimo giorno della sua visita nella capitale kazaka Astana – il giorno prima era stato a Tashkent – durante una riunione del format “C5+1”, che i paesi sia occidentali sia asiatici utilizzano per approcciarsi alla regione. Come è stato sottolineato, si è trattato del secondo summit tra il Cancelliere tedesco e i presidenti di quei paesi dopo il primo organizzato a Berlino a fine 2023. Le parti hanno essenzialmente continuato a discutere dei temi già trattati lo scorso anno: collaborazione nello sfruttamento delle risorse naturali, nel settore energetico, nell’industria chimica, i collegamenti logistici e lo sviluppo del Middle Corridor.

Il Cancelliere tedesco ha avuto modo di trattare altre questioni durante il suo viaggio nei bilaterali con i presidenti di Kazakistan e Uzbekistan. Tra questi è bene citare quelli collegati alla politica interna e alla migrazione, e quelli collegati più in generale agli interessi europei: la questione afghana e la guerra in Ucraina.

Germania e Kazakistan uniti dall’energia

Le relazioni commerciali tra Germania e Kazakistan hanno visto un aumento del loro volume nel 2023. Come dichiarato dal Presidente kazako Tokayev durante il Business Forum organizzato in occasione della visita, il volume degli scambi commerciali tra i due paesi è cresciuto del 41% e sono aumentati anche i FDI. La volontà dei due paesi è quella di potenziare ulteriormente le relazioni commerciali, come testimoniano anche gli accordi da oltre sei miliardi di dollari annunciati e firmati nel corso del forum – tra questi è particolarmente importante quello per la costruzione di un aeroporto a Khorgos, il più noto hub commerciali al confine tra Cina e Kazakistan e delle infrastrutture logistiche dell’Eurasia.

Germania e Kazakistan sono strettamente collegati l’un l’altro dagli interessi energetici. Il Kazakistan ha sostituito la Russia come fornitore di greggio per la Germania e al momento il petrolio kazako arriva sia da est attraverso il sistema di oleodotti Druzhba, sia da sud attraverso la Trans-Alpine Pipeline. Ciò significa che Astana ha un ruolo importante nel mantenimento del sistema industriale tedesco e che probabilmente ha alleviato la crisi energetica sofferta dal paese europeo dopo lo stop alle importazioni di greggio russo. In maniera analoga il know-how del sistema industriale tedesco è importante per il comparto kazako, soprattutto per quel che concerne gli investimenti nella transizione energetica. Qui rientrano gli investimenti nello sviluppo delle rinnovabili come il solare e l’eolico e lo sfruttamento dei giacimenti di terre rare e altri minerali, di cui l’azienda tedesca HMS Bergbau dovrebbe esplorare alcuni giacimenti a partire dai prossimi anni.

La politica interna tedesca

Per essere un attore attivo nella regione, ogni paese esterno deve interagire con il Kazakistan e l’Uzbekistan e la Germania segue questa regola. Analogamente alla visita ad Astana, anche nella capitale uzbeka Scholz e il presidente Mirziyoyev hanno parlato del coinvolgimento della Germania nello sviluppo del suo settore minerario dell’intera regione. Ma un altro tema ha avuto il primo posto nelle discussioni: la questione migratoria. Per rispondere a esigenze di politica interna – l’anno prossimo in Germania ci sono le elezioni politiche e i socialisti di Scholz rischiano grosso – Scholz ha ottenuto un accordo con il presidente uzbeko per il rimpatrio di immigrati afghani irregolari presenti in Germania e il rimpatrio dei cittadini uzbeki in Germania che non hanno un regolare permesso di soggiorno. L’Uzbekistan può aiutare nell’operazione di trasferimento degli afghani perché intrattiene rapporti con il governo dei Talebani, mentre Berlino non lo riconosce; in entrambi i casi, il governo tedesco può dare un segno di voler affrontare il problema dell’immigrazione clandestina. In cambio il governo tedesco ha offerto il suo supporto per diminuire le restrizioni nell’ottenimento di visti europei per i cittadini dell’Asia Centrale.

Restano le divergenze

Uno scambio che ha vantaggi sia per la Germania sia per l’Uzbekistan: nel primo caso perché faciliterebbe l’arrivo di manodopera qualificata, nel secondo caso perché darebbe un’altra destinazione al flusso di emigrati uzbeki. Si tratta di un problema fondamentale per l’economia del paese centroasiatico: sebbene si sia dato impulso agli investimenti in settori tecnologici e industriali negli ultimi anni, le rimesse rappresentano un asset economico alquanto importante. Il flusso però si è interrotto con la guerra in Ucraina, perché la Russia ha smesso di essere la destinazione dei migranti uzbeki sia per la situazione economica – gli effetti delle sanzioni – sia per i rischi che i migranti centroasiatici correvano, tra questi il rischio di essere reclutati per il fronte soprattutto dopo gli attentati dello scorso marzo a Mosca. I lavoratori – e l’economia – uzbeki hanno bisogno di nuovi sbocchi e la Germania in quanto prima economia europea rappresenta una buonissima meta alternativa alla Russia, senza considerare che le rimesse in euro hanno decisamente più valore di quelle in rubli.

Due questioni di politica internazionale sono di comune interesse per Europa e Asia Centrale, Afghanistan e Ucraina. Nei rapporti con Kabul, i paesi della regione hanno seguito in approccio pragmatico, cercando di approfondire i rapporti partendo dalle necessità comuni, che per i Talebani erano economici e ancor più banalmente di approvvigionamento di beni di prima necessità per la popolazione, mentre per i cinque stati erano relativi al timore della diffusione di terrorismo. Sebbene durante la riunione del C5+1 i sei Capi di Stato e di governo hanno ribadito la necessità dell’intervento umanitario per la popolazione, il rispetto per i diritti umani e il coinvolgimento di tutti i gruppi politici ed etnici nel governo del paese, non c’è stato accordo sul riconoscimento del governo talebano, che Scholz ha definito “illegale”. Per quel che concerne la questione ucraina, Quel che è venuto fuori dal viaggio è che i paesi della regione non vogliono prendere una posizione chiara né a favore della Russia né a favore dell’Ucraina. Il presidente Kazako Tokayev è quello che ha espresso più chiaramente questo punto di vista facendo notare a Scholz che “la Russia non può essere battuta militarmente” e che per la risoluzione del conflitto il suo sostegno è all’iniziativa promossa da Cina e Brasile.

Quel che viene fuori da questa visita è che la Germania ha maggiore urgenza dei paesi della regione a mantenere e rafforzare buoni rapporti. Attenzione, ciò non significa che Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, anzi, ma per loro stabilire rapporti in vari settori con la Germania significa ampliare il loro “portafoglio” commerciale, in particolare con la principale economia europea. Gli effetti di lunga durata sono un ampliamento dei rapporti con l’Unione Europea stessa per l’importanza che la Germania ricopre nell’organizzazione, un aspetto che viene rafforzato se si considera che anche l’Italia ha lo stesso format “5+1” con i paesi della regione e che anche la Francia ha enormi interessi nella regione, in particolare nell’uranio uzbeko. Ciò non significa che Kazakistan o Uzbekistan preferiranno un partner europeo rispetto ad un altro: l’opzione migliore è che mantengano rapporti equivalenti con tutti i paesi. In effetti per la regione le possibilità economiche apertesi dal 2022 richiedono scelte ponderate ed equilibrate, perché permettono a tutti e cinque i paesi di massimizzare in loro guadagno. È in quest’ottica che si devono giudicare anche le esternazioni riguardanti la guerra in Ucraina.


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