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26/11/2024
Europa

Nuova Commissione UE: il verdetto delle audizioni e le sfide per i commissari chiave. I risultati.

di Enea Belardinelli

Le audizioni dei Commissari designati per la Commissione europea sono un processo chiave di verifica e valutazione che si svolge davanti al Parlamento europeo, con l’obiettivo di valutare l’idoneità dei candidati a ricoprire il ruolo di Commissario. Questo processo rappresenta una delle espressioni fondamentali del potere di controllo del Parlamento sull’operato della Commissione e garantisce la trasparenza e la legittimità delle nomine. Ogni commissario deve infatti essere approvato dal Parlamento europeo dopo aver superato l’audizione: ecco come sono andati i commissari designati della seconda Commissione von der Leyen, sulla griglia dal 4 al 12 novembre.

Le audizioni dei Commissari designati per la Commissione europea sono un processo chiave di verifica e valutazione che si svolge davanti al Parlamento europeo, con l’obiettivo di valutare l’idoneità dei candidati a ricoprire il ruolo di Commissario. Questo processo rappresenta una delle espressioni fondamentali del potere di controllo del Parlamento sull’operato della Commissione e garantisce la trasparenza e la legittimità delle nomine. Ogni commissario deve infatti essere approvato dal Parlamento europeo dopo aver superato l’audizione: ecco come sono andati i commissari designati della seconda Commissione von der Leyen, sulla griglia dal 4 al 12 novembre.

Lo svolgimento delle “hearings”

Le audizioni seguono una procedura rigorosa e formalizzata: ciascun candidato viene ascoltato dalla commissione parlamentare competente e, in alcuni casi, da altre commissioni invitate. Il Parlamento ha il compito di assicurarsi che ogni commissario possieda non solo le competenze tecniche, ma anche l’integrità e la visione politica necessarie per guidare il settore specifico a lui assegnato. La preparazione di ciascun candidato e la sua capacità di rispondere in modo convincente sono cruciali: da questa performance dipende infatti il voto finale di approvazione.

Dunque, dopo un quarto d’ora a disposizione dei candidati per introdurre la propria visione, si parte con le circa tre ore di audizione, dove i parlamentari riferiscono le domande mirate alle sue competenze, alle priorità del suo portafoglio e alla sua visione dei valori fondamentali dell’Unione europea, come il rispetto dei diritti umani e della democrazia. 

Spesso, esse si trasformano in veri e propri “roasting” (arrostimenti), come è capitato ad alcuni Commissari designati in questa settimana: domande mirate a scardinare il linguaggio brussellese adottato dalla maggioranza degli auditi; domande controverse ed emotivamente cariche, come quelle sulle alluvioni a Valencia, indirizzate a Teresa Ribera (Vicepresidente con delega alla transizione e alla competitività, nonché tra i presunti responsabili della catastrofe accaduta in Spagna in quanto Ministra della Transizione del governo Sánchez).

Le audizioni non sono solo un test per i commissari designati, ma anche un’occasione per il Parlamento di stabilire le proprie priorità politiche, farle circolare e valutare come la Commissione intende affrontare le sfide europee.

Il “Buttiglione-gate” del 2004. 

In alcuni casi, un’audizione fallimentare può portare a una vera e propria crisi politica, con conseguenze per l’intera Commissione, poiché il Parlamento può respingere anche la nomina complessiva se il numero di commissari inadeguati è considerevole. Se il Parlamento rigettasse formalmente una Commissione (cosa che finora è stata evitata), ci sarebbero implicazioni politiche serie, inclusi ritardi significativi nell’insediamento della nuova squadra e una potenziale crisi istituzionale tra Commissione e Parlamento.

Il primo esempio concreto avvenne nel 2004 quando il neoeletto Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, propose una squadra di commissari, tra i quali figurava l’italiano Rocco Buttiglione. Durante l’audizione, Buttiglione espresse opinioni personali sull’omosessualità – un “peccato” morale – e sul ruolo delle donne nella società – “la famiglia esiste per permettere alla donna di avere dei figli e di essere protetta da un uomo che se ne occupa” – temi che toccavano sensibilità profonde in seno al Parlamento. Molti deputati dei gruppi progressisti le considerarono incompatibili con i principi di inclusività e rispetto dei diritti civili fondamentali promossi dall’UE, minacciando la bocciatura dell’intera proposta Barroso. La forzatura portò alla sostituzione di Buttiglione con Franco Frattini, e all’insediamento della Commissione senza ulteriori scontri.

Da allora, i candidati commissari sono consapevoli che il Parlamento può esercitare una forte opposizione, e spesso preparano con grande attenzione le proprie dichiarazioni, soprattutto su questioni sensibili. D’altro canto, questo esercizio di “normalizzazione” delle risposte e delle posizioni da presentare in Parlamento da ciascun candidato– redatte in versione tailor-made dai vari direttorati generali della commissione – può presentare come risultato una mancanza di ambizioni, visioni politiche generiche se non spaventate.

L’ambizione della Commissione von der Leyen II: cosa ci aspettavamo…

La lista di commissari proposta da Ursula von der Leyen ha suscitato opinioni contrastanti tra gli analisti. Questi, in parte per quanto riportato sopra, hanno notato un generale allineamento alla Presidente sulle questioni più spinose nei tavoli delle istituzioni, come guidati dalla paura di essere bocciati, piuttosto che dall’ambizione di rappresentare un’idea politica ben precisa. 

La formazione, considerata da alcuni come il riflesso di una strategia pragmatica e farcita di alcuni grandi nomi, presenta alcune debolezze non solo ideali, ma anche per l’organizzazione dei lavori e per la struttura dei direttorati, più articolata e complessa rispetto alle precedenti.

Per esempio, Kaja Kallas, ex Primo Ministro estone e nome di alto profilo, è stata scelta come Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, un ruolo chiave in un momento di tensioni geopolitiche crescenti e sfide come la guerra in Ucraina e il riassetto dei rapporti transatlantici. Sebbene lo scorso febbraio, in qualità di primo ministro estone, Kallas avesse proposto la creazione di un fondo di difesa europeo basato su un’emissione congiunta di eurobond per un valore di circa 100 miliardi di euro, l’idea non figura nelle risposte scritte al consueto questionario che viene diramato precedentemente alle hearings

La stessa von der Leyen mal-cela la sua contrarietà al debito comune, preferendo fonti tradizionali di finanziamento – commenta il Mattinale europeo –, di conseguenza gli eurobond scompaiono tanto dalle mission letters inviate dalla Presidente, quanto dalle risposte di numerosi aspiranti commissari. Non citano il debito comune Ribera e Séjourné, incaricati di portare avanti il progetto economico-trasformativo-competitivo-green ispirato dal report Draghi. Ironicamente, è proprio lo studio dell’ex banchiere centrale a richiamare l’attenzione sulle possibilità offerte dal debito comune, oltre che sugli 800 miliardi l’anno necessari per ridare slancio alla competitività europea nella doppia transizione e nella difesa. 

Proprio alla difesa è stato nominato Andrius Kubilius, ex premier lituano che lo scorso settembre si dichiarava a favore del debito comune, che non figura nelle sue linee programmatiche da commissario, nelle quali si riferisce ad una “maggiore ambizione” necessaria nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (MFF). Mancanza di ambizione, o allineamento ad un disegno ben preciso?

In quanto all’organizzazione, è opinione diffusa che dalle mission letter sia pressoché impossibile risalire con certezza alle responsabilità di ciascun commissario. Dan Jørgensen, candidato in carica ai portafogli energetico/crisi abitativa, sarà aiutato dal direttorato per il clima (Wopke Hoekstra), e riportare sul suo lavoro al Vicepresidente Séjourné, che sarà supportato da Ribera nel suo lavoro su una delle misure più annunciate, il Clean Industrial Deal, che ricade nelle responsabilità di tutti e quattro i nomi citati in questo passaggio. Insomma, lo scopriremo solo vivendo. 

…e cosa abbiamo ottenuto – un wrap-up dei Commissari piú significativi. 

La formazione della nuova Commissione von der Leyen è stata presentata come una squadra di alto profilo per affrontare le sfide economiche, ambientali e sociali dell’Unione Europea. Tuttavia, le audizioni in Parlamento hanno evidenziato un clima di tensione politica e scrutinio, soprattutto per alcuni commissari chiave che dovranno gestire dossier strategici.

Questi sei commissari, tutti con incarichi di notevole rilevanza, rappresentano la complessa architettura della nuova Commissione von der Leyen, che punta ad affrontare le sfide ambientali, sociali e industriali in un contesto politicamente frammentato. Sia Fitto che Ribera rappresentano casi emblematici di divisione tra i gruppi politici: il primo sostenuto dai conservatori e fortemente contestato dai progressisti, la seconda apprezzata dai gruppi più ecologisti, ma considerata troppo ambiziosa dai conservatori.

Dan Jørgensen (Energia e Crisi Abitativa)

Durante la sua audizione, “Jørgo” ha dimostrato competenza e una visione ambiziosa per affrontare la crisi energetica europea, ma la suddivisione delle responsabilità con Hoekstra (Clima) ha sollevato domande sulla chiarezza del coordinamento. Sebbene i deputati abbiano apprezzato il suo impegno per una transizione energetica equa, la determinazione nel processo di allontanamento energetico dalla Russia (oltre al suo ampio repertorio di battute), sul nucleare non è stata apprezzata la sua posizione altalenante e misteriosa. Occorre anche dire che molti temi importanti non sono stati citati nelle domande, come il ruolo delle nuove miscele a basso impatto di carbonio (low-carbon hydrogen/fuels), o della sua cattura, utilizzo e stoccaggio (CCUS), altri temi condivisi con i direttorati guidati da Hoekstra, Ribera e Séjourné. Infine, la gestione della crisi abitativa è vista come una sfida per la quale sarà fondamentale il supporto da parte delle istituzioni e degli stati membri. Risultato: promosso.

Valdis Dombrovskis (Economia e Produttività)

Veterano della Commissione al quarto mandato, Dombrovskis è stato riconfermato per le sue capacità e la sua esperienza nei settori economico e finanziario. La sua audizione è stata ben accolta, soprattutto dai gruppi che vedono in lui una guida stabile per l’economia europea in un periodo di alta inflazione e incertezze finanziarie. Tuttavia, sono emerse preoccupazioni riguardo alla sua posizione cauta sul debito comune europeo, ritenuta da alcuni come un freno a investimenti strutturali necessari per la doppia transizione digitale e verde. Questo equilibrio tra stabilità economica e innovazione sarà una delle prove più complesse per il suo mandato. Nonostante la performance, Valdis dovrà affrontare un’audizione di conferma: rimandato.

Raffaele Fitto (Coesione e Riforme)

Figura controversa, Fitto ha affrontato un’audizione complicata, durante la quale sono emerse preoccupazioni circa la sua affiliazione politica e la sua vicinanza a posizioni euroscettiche. I gruppi Socialisti e Verdi, in particolare, hanno sollevato dubbi sulla sua capacità di rappresentare con imparzialità gli interessi dell’UE nel settore delle politiche di coesione. Fitto ha cercato di rassicurare i parlamentari, evitando posizioni troppo critiche e sottolineando il proprio impegno per il rafforzamento delle regioni più svantaggiate dell’Unione, anche se resta una figura polarizzante. Risultato: rimandato.

Teresa Ribera (Transizione Ecologica e Competitività)

Con una lunga esperienza nelle politiche ambientali, Ribera è stata apprezzata per la sua conoscenza e la sua capacità di articolare una strategia chiara per la transizione ecologica dell’UE. Tuttavia, i membri del Parlamento hanno espresso dubbi sulla fattibilità delle sue proposte in termini di risorse e tempi. Ribera dovrà collaborare strettamente con Jørgensen e Hoekstra per garantire che le politiche ecologiche siano integrate con gli obiettivi economici, una sfida che potrebbe richiedere compromessi significativi. La sua audizione è stata monopolizzata da attacchi rivolti alla catastrofe naturale occorsa a Valencia, creando un vero Ribera-gate che minaccia di tenere in stallo a lungo la Commissione. Risultato: rimandata. 

Stéphane Séjourné (Prosperità e Strategia Industriale)

Noto per il suo pragmatismo, Séjourné ha presentato piani ambiziosi per la crescita industriale e la competitività europea, ma ha dovuto affrontare critiche riguardo alla sostenibilità dei suoi progetti. In particolare, quelli atti ad accelerare la decarbonizzazione evitando di mettere a rischio la competitività dell’industria, non hanno convinto una platea che si aspettava di piú dal nuovo Industrial Decarbonisation Accelerator Act e dal Clean Industrial Deal. Risultato: rimandato. 

Wopke Hoekstra (Clima e Crescita Pulita)

Hoekstra ha ricevuto un’accoglienza contrastante. Pur avendo offerto una performance solida, alcuni parlamentari hanno sollevato dubbi sulla sua capacità di gestire le questioni ambientali senza generare squilibri economici, specialmente considerando la natura intrinsecamente europea e sovranazionale delle sue politiche, in un contesto di inflazione galoppante e di alta volatilità economica. Le sue risposte non hanno spiccato per ambizione, risultato: rimandato.

Le audizioni parlamentari hanno dunque tracciato un quadro di ambizioni intralciate da importanti disaccordi politici – con l’ala socialdemocratica che grida al tradimento da parte dei popolari sul caso Ribera, tacciandoli di aver tenuto un atteggiamento degno dei Patriots orbániani –, lasciando presagire che la reale coesione di questa Commissione verrà messa alla prova tanto nei retroscena delle prossime settimane, quanto nei prossimi mesi, se la squadra riceverà il beneplacito dei rappresentanti del popolo. 

La Commissione von der Leyen II si troverà quindi a dover mediare tra l’ambizione di raggiungere obiettivi climatici e industriali ambiziosi e la necessità di mantenere un equilibrio politico all’interno di un Parlamento mai così frammentato. Intanto il mondo, fuori, osserva e procede. 

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