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09/06/2025
Europa

UE – UK: La svolta del pertenariato per la sicurezza e la difesa

di Antonio Maria Napoli

Lo scorso mese è stato segnato dall’incontro e dall’intesa su commercio e difesa tra Londra e Bruxelles, primo importante passo dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea in un contesto globale del tutto mutato. Nel commentare l’accordo il premier britannico Keir Starmer ha annunciato il «ritorno del Regno Unito sulla scena globale» - una dichiarazione al ritorno della “Global Britain” e ha sottolineato i vantaggi della nuova partnership strategica con la Ue per le imprese e i cittadini britannici. La formula “Global Britain” sarebbe stata utilizzata per la prima volta in un discorso ufficiale da Theresa May all’indomani del referendum popolare che sancì il divorzio del Regno Unito dall’Unione europea. L’allora premier inglese disse che il Paese di Sua Maestà avrebbe giocato “un ruolo da protagonista nel promuovere pace e prosperità in tutto il pianeta”, puntando a “proteggere i nostri interessi nazionali, la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza dei nostri alleati grazie alle nostre brillanti forze armate e intelligence”. La formula “Global Britain” è declinata con dovizia di particolari nel documento intitolato “Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy”. L’accordo prevede molteplici questioni commerciali dell'estensione dell'accesso dei pescherecci dell'UE alle acque britanniche fino all'allentamento dei controlli alle frontiere. Il cruciale “partenariato sulla sicurezza e difesa” a oggi si presenta privo di molte garanzie concrete.

Lo scorso mese è stato segnato dall’incontro e dall’intesa su commercio e difesa tra Londra e Bruxelles, primo importante passo dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea in un contesto globale del tutto mutato. Nel commentare l’accordo il premier britannico Keir Starmer ha annunciato il «ritorno del Regno Unito sulla scena globale» – una dichiarazione al ritorno della “Global Britain” e ha sottolineato i vantaggi della nuova partnership strategica con la Ue per le imprese e i cittadini britannici. La formula “Global Britain” sarebbe stata utilizzata per la prima volta in un discorso ufficiale da Theresa May all’indomani del referendum popolare che sancì il divorzio del Regno Unito dall’Unione europea. L’allora premier inglese disse che il Paese di Sua Maestà avrebbe giocato “un ruolo da protagonista nel promuovere pace e prosperità in tutto il pianeta”, puntando a “proteggere i nostri interessi nazionali, la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza dei nostri alleati grazie alle nostre brillanti forze armate e intelligence”. La formula “Global Britain” è declinata con dovizia di particolari nel documento intitolato “Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy”. L’accordo prevede molteplici questioni commerciali dell’estensione dell’accesso dei pescherecci dell’UE alle acque britanniche fino all’allentamento dei controlli alle frontiere. Il cruciale “partenariato sulla sicurezza e difesa” a oggi si presenta privo di molte garanzie concrete.

CAUSE E SVILUPPI DEL PARTENARIATO – Le cause che hanno spinto il riavvicinamento dimostrano la necessità di una cooperazione rafforzata. Esse, sono dipese dal contesto regionale e dal cambiamento della prassi nelle relazioni internazionali segnato dalla nuova amministrazione americana. Queste cause sono espresse nel primo punto del documento sul “partenariato sulla sicurezza e difesa” laddove si afferma che “l’Unione Europea (UE) e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (UK) si trovano ad affrontare un contesto di sicurezza instabile e sempre più impegnativo in Europa e nel suo più ampio vicinato, come dimostrato dalla guerra di aggressione non provocata e ingiustificata della Russia contro Ucraina. La Russia tenta di modificare unilateralmente, con la forza, i confini internazionalmente riconosciuti di Ucraina e l’ordine di sicurezza in Europa”. Cause rinviabili al conflitto in Ucraina e alla presa di responsabilità delle cancellerie europee che se da un lato si sentono minacciate da Mosca, da un altro punto di vista sono state richiamate ad assumersi alcuni degli oneri riguardanti la difesa nello spazio regionale da parte del principale alleato statunitense. Appare importante osservare come effettivamente, all’interno del documento strategico stilato dal Governo inglese sulla “Global Britain”, una delle principali novità dell’epoca fosse l’importanza decisiva attribuita all’area dell’Indo-Pacifico. Londra da tempo ha preso atto dello spostamento sempre più marcato della competizione geopolitica e delle risorse economiche in questo quadrante del globo, e di conseguenza ha giudicato vitale essere maggiormente presente nell’area. Inizialmente la nuova dottrina formulata dalla formula di “Global Britain” voleva contenere le ambizioni cinesi nei suoi sviluppi concreti, ma la consequenzialità tra quanto scritto nel documento sulla “Global Britain” e quanto poi perseguito con il patto trilaterale “AUKUS” è stata evidente. Gli alleati europei di Washington sono oggi chiamati a un impegno primario nello spazio confinante con il player più vicino oggi a Pechino ossia la Federazione Russa, ma al tempo stesso vengono sollecitati a un coinvolgimento in questioni puramente legate al Pacifico.

Quella con l’Unione europea appare essere una nuova alleanza militare e d’intelligence, oltre che un alleggerimento dei vincoli post Brexit legati al mercato dei capitali e delle persone. Il documento dichiara esplicitamente che “il Regno Unito e l’Unione europea condividono la responsabilità per la sicurezza dell’Europa”, un passaggio scritto che promuove una dimensione esterna e regionale all’interno dell’alleanza Atlantica – come richiesto da tutte le amministrazioni USA – e soprattutto verso gli attori esterni e interni ad essa. Attori esterni e interni alla NATO, non appartenenti al recente partenariato, le cui azioni li hanno resi protagonisti dello spazio regionale europeo e mediterraneo. Inoltre, le due entità hanno promesso un coordinamento più stretto sul sostegno all’Ucraina e una riflessione congiunta su tutto, dalle navi ai razzi spaziali. Riflessione che appare essere una presa di coscienza a riguardo dei ritardi nel campo spaziale e navale. 

IL NODO DEI FONDI NEL POST BREXIT – L’attualità dove tutto è liquido, veloce e quasi inedito pretende una pragmaticità spesso lontana dagli europei. Le condizioni offerte al Regno Unito non sono ancora state definite, in parte a causa delle spaccature all’interno dell’UE sul trattamento da riservare alla Gran Bretagna. Riserve legittime, ma non contestualizzate e soprattutto lontane dalla potenza della geopolitica e delle sue granite direttrici. In questo processo incidono le reminiscenze delle trattative dell’Accordo di commercio e cooperazione e in generale tutta l’era post Brexit. A ciò si aggiunge l’intenzione di Parigi nel limitare l’accesso al Fondo europeo per la difesa a Londra. Il Fondo europeo per la difesa resta fondamentale per poter costituire una interoperabilità tra le nazioni europee e la Gran Bretagna. Esso ha la sua genesi nel 2021 ed è stato aggiornato nel 2023 con una speciale priorità nei finanziamenti dedicata alla ricerca e allo sviluppo del settore militare indicata nel Work Program 2023 per il dominio delle operazioni elettromagnetiche e la cybersicurezza. Tuttavia, esso non vede il ricorso a fondi non garantiti da un debito comune, una pragmaticità e un’urgenza che i nostri tempi richiederebbero. Il Regno Unito è disposto a pagare per accedere al programma Security Action for Europe (SAFE). I dettagli del contributo finanziario del Regno Unito saranno oggetto della prossima fase dei colloqui. La Francia è considerata uno dei Paesi più resistenti alla partecipazione britannica, ciò non per calcolo finanziario ma per l’impatto che l’ingresso delle imprese britanniche potrebbe avere sulla propria industria della difesa. Esempio plastico di sicurezza nazionale declinata alla protezione dell’industria bellica quello di Parigi, che al contempo ha fortemente unito i propri sforzi con quelli della diplomazia britannica specie nei confronti di Kiev. 

Le prime risultanze dell’incontro sul Partenariato impongono due riflessioni. La prima è la forza del mercato unico europeo, che rimane privo di un disegno unitario e nel lungo periodo. La seconda è riassunta dalle parole del primo ministro inglese Keir Starmer che ha parlato di un accordo raggiunto nel nome “dell’interesse nazionale” e fondato “sul buon senso, su soluzioni pratiche” per dare “il meglio al popolo britannico”. Ha aggiunto inoltre che “torniamo ad affacciarci al mondo secondo la grande tradizione di questa nazione, costruendo le relazioni che scegliamo con i partner che scegliamo”. Da qui discende la seconda risultanza, la quale Londra capace di porre e scomporre le proprie priorità badando sempre all’interesse nazionale e a una coscienza del ruolo da esercitare al di là degli accadimenti nel mondo. Con o senza l’Unione europea. A essa la scelta su cosa dover esser e perseguire.

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