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21/07/2025
Europa

La Spagna di Sánchez di nuovo nella bufera

di Dario Giannoni

Per la seconda volta nel corso del suo mandato, il governo guidato da Pedro Sánchez si trova a fronteggiare un nuovo terremoto politico-giudiziario che minaccia di compromettere la stabilità dell’esecutivo e la credibilità del Partido Socialista Obrero Español (PSOE). Ancora una volta, al centro della bufera vi sono figure di primo piano legate al partito di governo, alimentando l’impressione di un sistema esposto a dinamiche opache e sospetti di corruzione.

Per la seconda volta nel corso del suo mandato, il governo guidato da Pedro Sánchez si trova a fronteggiare un nuovo terremoto politico-giudiziario che minaccia di compromettere la stabilità dell’esecutivo e la credibilità del Partido Socialista Obrero Español (PSOE). Ancora una volta, al centro della bufera vi sono figure di primo piano legate al partito di governo, alimentando l’impressione di un sistema esposto a dinamiche opache e sospetti di corruzione.

In carica da oltre sette anni, Pedro Sánchez leader del PSOE, ha saputo costruirsi una solida reputazione sulla scena internazionale. Il suo sostegno deciso all’Ucraina, la posizione critica nei confronti delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza e la guida autorevole all’interno del blocco socialista europeo lo hanno reso uno dei principali baluardi del campo progressista, in un momento segnato dalla costante ascesa dei sovranismi di destra. Anche sul fronte economico, la Spagna ha beneficiato sotto la sua leadership di una crescita costante, spesso citata come modello di ripresa post-pandemica. Eppure, dietro questa immagine di successo si agita un contesto interno ben più turbolento. Un numero crescente di scandali, indagini e procedimenti giudiziari – alcuni dei quali riguardano persone a lui vicinissime – minacciano di compromettere non solo la sua leadership, ma anche la credibilità dell’intero progetto politico del PSOE.

Scandalo Begoña Gómez: il primo colpo al governo Sánchez

    Il primo scandalo di corruzione di rilievo che ha travolto il governo Sánchez risale all’inizio del 2024, quando la Procura di Madrid ha avviato un’indagine preliminare nei confronti di Begoña Gómez, moglie del presidente Sanchez, con l’accusa di traffico di influenze e corruzione. La denuncia era stata presentata dal Colectivo de Funcionarios Públicos Manos Limpias, un’organizzazione descritta da diversi media spagnoli come un “pseudo-sindacato” vicino all’estrema destra.

    Secondo le indagini della Procura, Gómez avrebbe sfruttato la sua posizione e i rapporti privilegiati con il premier per favorire imprenditori intenzionati ad accedere a fondi pubblici. La rivisita El Confidencial, in un suo articolo, ha acceso i riflettori su alcuni incontri privati del 2020, quando Gómez ricopriva il ruolo di direttrice esecutiva della fondazione IE Africa Center, con Javier Hidalgo, all’epoca amministratore delegato del gruppo turistico Globalia, proprietario della compagnia aerea Air Europa. Nello stesso anno, Air Europa ottenne un sostegno finanziario da 475 milioni di euro – il più consistente tra quelli erogati a imprese private durante la pandemia – tramite il fondo SEPI, istituito per salvare aziende in difficoltà. In cambio, l’azienda avrebbe promesso di versare 40.000 euro annui all’IE Africa Center e di fornire 15.000 euro in voli di prima classe per Gómez e il suo team.

    Il caso assunse rapidamente una forte rilevanza politica a livello nazionale. Dopo la notifica formale dell’apertura dell’indagine da parte del Tribunale Supremo, Pedro Sánchez annunciò tramite una lettera ai cittadini la sospensione temporanea di cinque giorni dalle sue funzioni, dichiarando di voler riflettere sulla possibilità di dimettersi. Tuttavia, ad aprile 2024 la Procura chiese l’archiviazione del procedimento per insufficienza di prove: la denuncia, infatti, si basava principalmente su ritagli di stampa e non su documenti o testimonianze verificabili. Il caso fu ufficialmente chiuso a luglio. Già il 29 aprile, però, Sánchez aveva tenuto un discorso istituzionale alla Moncloa, ribadendo la volontà di proseguire il suo mandato: «Ho deciso di andare avanti con più forza», affermando che contro di lui e la sua famiglia era in corso una «campagna orchestrata di discredito». Secondo il premier, Manos Limpias avrebbe agito come strumento di una più ampia offensiva politica, alimentata dalle opposizioni di destra e centrodestra in particolare dal Partido Popular (PP) e da Vox – con l’obiettivo di destabilizzare il suo governo.

    Il PSOE di nuovo nella tempesta: il caso Koldo e l’arresto di Santos Cerdán

    Nonostante l’archiviazione del procedimento che aveva coinvolto Begoña Gómez, moglie del premier Pedro Sánchez, a partire da giugno 2025 il PSOE è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria. Una nuova ondata di scandali per corruzione ha investito i vertici del partito, innescando una crisi politica di vasta portata che mette seriamente a rischio la credibilità del governo.

    Le indagini in corso si articolano in tre filoni principali, tutti strettamente collegati, che la stampa ha ribattezzato con i nomi dei protagonisti: “caso Cerdán”, “caso Koldo” e “caso Ábalos”. I principali indagati sono José Luis Ábalos, ministro dei Trasporti dal 2018 al 2021; il suo ex consigliere Koldo García Izaguirre; e Santos Cerdán, ex segretario organizzativo del PSOE. L’inchiesta ha preso avvio dal “caso Koldo”, incentrato sulle presunte attività illecite dell’ex consigiere Koldo García, accusato di aver percepito tangenti in cambio dell’assegnazione di appalti pubblici durante la pandemia di Covid-19. Le autorità, da quel momento, hanno intensificato le indagini, acquisendo ulteriori prove e testimonianze per ricostruire l’intera rete di corruzione che coinvolgerebbe i tre indagati.

    I riflettori mediatici sono oggi puntati principalmente su Santos Cerdán, terza figura per importanza nel PSOE e fedelissimo del premier Sánchez. È stato definito l’“architetto del governo” per il ruolo centrale svolto nelle trattative con i partiti indipendentisti catalani e baschi, che si sono rivelate decisive per la formazione del secondo esecutivo Sánchez nel 2023. Ora però il suo nome è legato a un’indagine per associazione a delinquere, corruzione e traffico di influenze. Secondo quanto emerso finora da un rapporto dell’Unità Centrale Operativa (UCO) della Guardia Civil, l’ex segretario all’organizzazione avrebbe gestito un sistema di tangenti per circa 620.000 euro legati all’assegnazione di appalti pubblici, con guadagni complessivi che potrebbero superare i cinque milioni di euro.

    Nonostante abbia ribadito la propria innocenza davanti alla Corte Suprema, Cerdán si è visto costretto a rassegnare le dimissioni dal partito, su consiglio del suo team legale. L’ex segretario del PSOE ha annunciato il 12 giugno le sue dimissioni tramite una lettera diffusa ai media spagnoli, in cui affermava: «Essere segretario di organizzazione del PSOE è stato il più grande privilegio della mia vita. Un onore che mi accompagnerà sempre, insieme all’aver contribuito alla nascita di un governo progressista che ha portato la Spagna a vivere i più alti livelli di crescita, occupazione e diritti». Nella stessa lettera ha inoltre annunciato la rinuncia al seggio di deputato

    Il 30 giugno 2025, Cerdán è comparso davanti al giudice istruttore Leopoldo Puente per un interrogatorio durato circa novanta minuti, al termine del quale ha scelto di rispondere solo alle domande dei suoi legali. Il giudice al termine dell’udienza ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Soto del Real senza possibilità di rilascio condizionale, ritenendo concreto il rischio di fuga e di inquinamento delle prove, vista la fase ancora iniziale delle indagini. Tuttavia, l’ex segretario all’organizzazione del PSOE è l’unico del cosiddetto  «triangolo tossico» sottoposto a custodia cautelare, mentre né José Luis Ábalos né Koldo García hanno ricevuto questa misura dal giudice.

    Opposizione all’attacco, Sánchez resiste e rilancia 

      L’opposizione, guidata da Alberto Núñez Feijóo, leader del PP, ha colto l’occasione dello scandalo giudiziario che coinvolge il PSOE per intensificare la pressione politica sul governo. Feijóo ha chiesto con forza le dimissioni immediate del premier Pedro Sánchez e la convocazione di elezioni anticipate, giudicando «insufficienti e deludenti» le spiegazioni fornite dal capo del governo. In un attacco diretto alla tenuta della maggioranza parlamentare, ha esortato i partiti alleati del PSOE a “riflettere” sul loro sostegno, affermando che continuare ad appoggiare Sánchez significherebbe rendersi complici della «peggiore ondata di corruzione mai vissuta» in Spagna.

      Tuttavia, Sánchez ha respinto ogni ipotesi di responsabilità personale, negando qualsiasi conoscenza di fondi illeciti legati al partito. A fronte delle accuse, ha annunciato l’apertura di un’ispezione indipendente sui conti del PSOE e l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. Secondo quanto riportato da El País, Il 9 luglio, intervenendo dinanzi al Congresso, il premier ha riaffermato con decisione la sua volontà di restare alla guida del governo: «Sono un politico pulito. Non getterò la spugna. Andremo avanti, perché abbiamo un grande progetto per il Paese, in cui milioni di cittadini hanno riposto la loro fiducia, e che non possiamo abbandonare per la corruzione e la volgarità di pochi».

      Nel tentativo di riconquistare l’iniziativa politica e contenere l’emorragia di consenso, Sánchez ha inoltre presentato un piano anticorruzione articolato in 15 punti, elaborato in collaborazione con l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Il pacchetto prevede misure strutturali come la creazione di una “Agenzia indipendente per l’integrità pubblica” indirizzata alla supervisione e alla persecuzione di pratiche corrotte, l’uso dell’intelligenza artificiale per individuare segnali di frode nella gestione degli appalti pubblici. Il governo, tramite la nuova “Legge di Amministrazione aperta” (Ley de Administración Abierta) punta a rafforzare gli obblighi di trasparenza attiva, introducendo controlli patrimoniali casuali e ricorrenti per le alte cariche dello Stato. In questo contesto, il presidente Sánchez ha annunciato l’introduzione di verifiche esterne indipendenti sui partiti politici e sulle fondazioni che ricevono finanziamenti pubblici superiori ai 50.000 euro, e ha presentato un disegno di legge per garantire la tutela legale e la riservatezza a chi denuncia casi di corruzione presso le autorità. Tra le altre misure, è stato previsto un inasprimento delle sanzioni non solo nei confronti dei funzionari corrotti, ma anche verso i corruttori, attraverso multe maggiorate, nuove liste nere e l’esclusione da contratti pubblici per chi ha riportato condanne. Infine, il piano prevede strumenti specifici per il recupero dei beni illecitamente acquisiti attraverso pratiche corruttive.

      Questa mossa del premier spagnolo si inserisce in una strategia più ampia volta a riqualificare l’immagine delle istituzioni e ricostruire la fiducia dei cittadini. Non si tratta di una semplice reazione all’emergenza, ma di un intervento di ampio respiro, pensato per rilanciare la credibilità dell’apparato statale in un momento di forte fragilità politica per il governo. È, in sostanza, la risposta più organica e determinata messa in campo da Sánchez per affrontare quella che si profila come la crisi più profonda del suo mandato.

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