Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
28/07/2025
Europa, Medio Oriente e Nord Africa

L’espulsione della delegazione UE dalla Libia e la questione migranti sottesa

di Federica Petrucci

Il ministro Piantedosi e tutta la delegazione europea in visita a Bengasi sono stati cacciati dal Paese. Come si può spiegare un simile gesto dell’autorità libica? Pare evidente come non si possano ricondurre le motivazioni dell’evento esclusivamente ad un errore nel protocollo diplomatico. Dunque, è fondamentale guardare alle vere ragioni alla base dell’accaduto, di particolare impatto per l’Italia.

Il ministro Piantedosi e tutta la delegazione europea in visita a Bengasi sono stati cacciati dal Paese. Come si può spiegare un simile gesto dell’autorità libica? Pare evidente come non si possano ricondurre le motivazioni dell’evento esclusivamente ad un errore nel protocollo diplomatico. Dunque, è fondamentale guardare alle vere ragioni alla base dell’accaduto, di particolare impatto per l’Italia.

Nel pomeriggio dell’8 luglio, la delegazione europea in visita nella parte orientale della Libia è stata respinta, poco dopo l’atterraggio, e invitata a lasciare il Paese. Il “governo di stabilità nazionale” di Bengasi ha espulso il commissario europeo per gli affari interni e la migrazione, Magnus Brunner, il ministro italiano dell’Interno, Matteo Piantedosi, il ministro greco per la migrazione e l’asilo, Thanos Plevris, e il ministro maltese degli affari interni, Byron Camilleri, i quali costituivano i rappresentanti del team Europe. L’ordine è stato giustificato dal primo ministro, Osama Hammad come risposta ad “una flagrante violazione delle norme diplomatiche stabilite e delle convenzioni internazionali” e ad “azioni che dimostrano di non rispettare la sovranità nazionale libica”. Nei giorni precedenti, lo stesso Hammad aveva infatti vietato, per decreto, le attività di missioni internazionali e diplomatiche nell’est della Libia, se non prima coordinate e approvate dal Ministero degli Esteri del Gsn. Sarebbe stato davvero ciò a determinare l’incidente diplomatico? Le ragioni più profonde sembrano piuttosto collegate ad una difformità rispetto a quanto concordato prima dell’arrivo del team europeo.

Il motivo e i dettagli della visita del Team Europe

Infatti, la delegazione europea avrebbe dovuto essere accolta solamente da Khalifa Haftar, il leader della Libia orientale. Tuttavia, all’aeroporto di Benina si sono presentati anche alcuni esponenti del governo di Bengasi. Incontrare Haftar avrebbe permesso, come già accaduto in passato, all’Unione Europea e ai suoi Stati Membri di mantenere aperto un dialogo con entrambe le parti senza legittimare formalmente il governo parallelo di Bengasi, evitando così uno scontro diplomatico con l’esecutivo libico insediato a Tripoli di Abdul Dbeibah, il quale gode di riconoscimento internazionale da parte dell’Occidente. La mediazione avviata dall’ambasciatore dell’UE in Libia, Nicola Orlando, con i collaboratori di Haftar, non ha avuto esito positivo a causa del rifiuto della delegazione europea di incontrare o farsi fotografare insieme ai ministri del Gsn. Questo ha portato il primo ministro Hammad a disporre l’espulsione del gruppo europeo. 

Il motivo principale alla base della visita della delegazione europea era discutere della questione migratoria, considerate le consistenti ondate di migranti provenienti dalla Libia. L’obiettivo, per l’Europa, infatti, era, e rimane, quello di rafforzare la cooperazione nella lotta all’immigrazione irregolare, consolidando i rapporti soprattutto in materia di sicurezza e rimpatri. Per fare ciò risultava evidente la necessità di incontri bilaterali con entrambi i governi, tanto con la parte occidentale che con quella orientale del Paese. Sebbene in mattinata, con gli incontri a Tripoli, la delegazione europea abbia ottenuto la ripresa delle operazioni congiunte, l’atteggiamento di Haftar e Hammad rischia di compromettere la gestione condivisa dei flussi migratori. Per questo motivo, il commissario Brunner ha lasciato intendere che la Commissione Europea sta valutando come superare l’attuale stallo, ipotizzando l’invio di un emissario tecnico a Bengasi o la convocazione di un incontro in sede neutrale, oltre ad un possibile intervento sui fondi destinati alla Libia orientale.

La riattivazione del dialogo con la Libia era stato sollecitato proprio dai primi ministri di Italia, Grecia e Malta e dalla Presidente della Commissione europea Von Der Leyen, ai margini della conferenza sulla ripresa dell’Ucraina. I leader avevano individuato come mezzo più appropriato il rilancio di un’iniziativa Team Europe, come poi effettivamente messo in pratica. Le iniziative Team Europe sono azioni esterne congiunte degli Stati membri dell’UE, sostenute anche da istituzioni finanziarie come la Banca Europea per gli investimenti (BEI) e la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). Esse, tramite la messa in comune di risorse ed expertise, affrontano priorità critiche che limitano lo sviluppo di una certa regione, con la partecipazione di tutti gli Stati membri interessati. In effetti, la composizione dell’iniziativa designata per la Libia si spiega con il riconoscimento di Italia, Grecia e Malta come Paesi, prevalentemente, interessati dagli sbarchi provenienti dalle coste libiche.

I fondamentali accordi tra Italia e Libia sulla questione migranti

La Libia costituisce, infatti, un passaggio fondamentale nella rotta di transito dei migranti che cercano di attraversare il Mediterraneo per arrivare in Europa. Delle oltre 31mila persone arrivate in Italia, nei primi sei mesi del 2025, circa 27mila sono partite dalla Libia, e quasi tutte dalla parte orientale del Paese. Questo rende chiaro perché il governo italiano punti a svolgere un ruolo importante in questo contesto.

I rapporti tra Italia e Libia in materia di migranti sono, in particolare, regolati dal Memorandum d’intesa, firmato per la prima volta nel 2017 e rinnovato automaticamente per altri 3 anni nel 2022. L’obiettivo principale dell’accordo è il contrasto all’immigrazione irregolare e il rafforzamento della sicurezza delle frontiere. A tal fine, l’accordo prevede supporto economico e tecnico alle autorità libiche responsabili della sorveglianza del Mediterraneo. Inoltre Bengasi e Tripoli dispongono di una fornitura di motovedette, di un centro di coordinamento marittimo e di attività di formazione. In merito, Bruxelles  ha stanziato 57,2 milioni di euro per la “Gestione integrata delle frontiere e della migrazione in Libia” e l’agenzia europea di frontiera “Frontex” fornisce anche informazioni di sorveglianza alla Libia per intercettare i migranti.

Questa cooperazione, oltre ad ignorare gli appelli delle Nazioni Unite e della maggioranza delle ONG, che hanno denunciato gravi violazioni dei diritti umani da parte delle autorità libiche, si inserisce in un contesto politico profondamente instabile, come dimostrato dalla vicenda analizzata. Il caso solleva interrogativi urgenti sul futuro della gestione dei flussi migratori e sulla responsabilità dell’Unione Europea.

Gli Autori