L’intelligence militare di Stoccolma fa il punto sulle minacce alla sicurezza della Svezia, con focus sull’area nordico-baltica e sulla postura russa; quadro allargato a Cina e Iran, intrecciando sicurezza esterna e minacce alla stabilità interna.
Il 17 febbraio, il Servizio di Intelligence e Sicurezza Militare svedese (Militära underrättelse- och säkerhetstjänsten, MUST) ha pubblicato il proprio report annuale sulle minacce alla sicurezza nazionale. Il documento offre una panoramica articolata dell’ambiente strategico in cui si colloca la Svezia, considerando sia le sfide provenienti dall’esterno, sia i potenziali elementi di instabilità sul piano interno.
Nel delineare il contesto internazionale, il rapporto descrive un quadro sempre più segnato dalla competizione tra grandi potenze, all’interno del quale gli attori statali fanno ricorso con crescente frequenza a strumenti politici ed economici per esercitare pressione su altri Paesi. In tale quadro, un’attenzione particolare è riservata agli sviluppi in Europa orientale e nella regione baltica, aree considerate centrali per la sicurezza svedese.
La Russia, prevedibilmente, è individuata come la principale sfida per la sicurezza di Stoccolma; la minaccia russa viene descritta come strutturale e destinata a intensificarsi nei prossimi anni. Di fronte a questo scenario, il report sottolinea la necessità di proseguire nel rafforzamento delle capacità militari (il governo, sotto questo profilo, si è impegnato a portare la spesa per la difesa al 3,1% del PIL nel 2028) e di consolidare il modello di “difesa totale”, volto a coinvolgere l’intera società nella preparazione e risposta a eventuali crisi. In tale contesto si inserisce anche la riforma dei servizi, con l’annunciata creazione di un nuovo servizio di intelligence civile per l’estero a partire dal 1° gennaio 2027.
La postura russa nell’area nordico-baltica
Il MUST identifica la Russia come la principale minaccia militare per la Svezia e per la NATO, nonché come l’attore che contribuisce in modo determinante al deterioramento dell’ambiente di sicurezza nel vicinato svedese. Tale valutazione si fonda sulla prosecuzione della guerra contro l’Ucraina, sulla percezione da parte di Mosca di essere impegnata in un confronto strategico con NATO e UE, sull’espansione delle sue capacità militari e sul ricorso sempre più frequente ad atti ibridi contro i Paesi occidentali.
Secondo il report, gli obiettivi strategici della Russia includono la trasformazione dell’ordine internazionale in senso multipolare, l’affermazione di una sfera di influenza sotto il controllo di Mosca e la salvaguardia del regime al potere. Per perseguirli, il Cremlino ha dimostrato la disponibilità a impiegare la forza militare su vasta scala, anche a costo di subire perdite significative. In questa prospettiva, la Russia viene qualificata come una minaccia concreta e strutturale per la sicurezza euro-atlantica.
Con specifico riferimento all’area nordico-baltica, il documento sottolinea che Mosca rappresenta il principale fattore di instabilità. Il report ipotizza che un’eventuale cessazione delle ostilità in Ucraina, soprattutto se accompagnata da un accordo dai termini favorevoli per la Russia, porterebbe liberare risorse economiche e militari da riallocare nella regione, rafforzando così la postura russa nell’area, in un contesto di mutamento dell’equilibrio regionale in virtù dell’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO e della volontà russa di garantirsi una libertà d’azione in questo quadrante. Già nel corso del 2025 si sono registrati sviluppi in questo senso, con segnali di rafforzamento della presenza militare di Mosca nelle regioni prossime al confine con la Finlandia; questa tendenza è stata confermata dal ministro della Difesa di Helsinki, Antti Häkkänen, in occasione della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza.
Particolare attenzione è dedicata alla dimensione ibrida, indicata come il principale strumento attraverso cui Mosca influenza gli sviluppi nel vicinato svedese. Il MUST prevede un’intensificazione di tali attività nei prossimi anni, con un aumento in termini di frequenza, ampiezza e livello di rischio. Il documento cita varie tipologie di episodi del genere registrati nel corso dell’ultimo anno, tra cui interferenze ai sistemi GPS, operazioni di protezione delle navi della cosiddetta “flotta fantasma” (come verificatosi nel maggio 2025, quando l’Estonia ha denunciato una violazione dello spazio aereo della NATO da parte russa durante un tentativo di fermare la nave la Jaguar) e manipolazioni dei segnali di posizione e identificazione marittima, volte a impedire alle autorità di altri Paesi di fermare o tentare di controllare le navi impegnate nel trasporto del petrolio russo.
Sul piano strettamente militare, il report prospetta una crescita progressiva della minaccia russa, in funzione dell’ulteriore sviluppo delle capacità belliche e delle risorse destinate al comparto militare; il MUST stima che la maggior parte dello sviluppo delle capacità russe sarà pienamente visibile e operativo dopo il 2030. Tale evoluzione verrà influenzata da una serie di variabili, tra cui l’andamento del conflitto in Ucraina, la tenuta dell’economia russa, l’impatto delle sanzioni e le relazioni con partner chiave come la Cina.
L’evoluzione della sfida russa con orizzonte 2030
Il rapporto dedica un’ampia sezione alla possibile evoluzione delle capacità militari russe e alla conseguente espansione del raggio d’azione di Mosca nei prossimi anni. Secondo il MUST, finché il conflitto in Ucraina resterà in corso, la Russia sarà orientata a mettere alla prova la coesione dell’Alleanza atlantica attraverso pressioni e azioni indirette, senza tuttavia cercare un confronto armato su vasta scala con l’Alleanza. Nel lungo periodo, invece, l’obiettivo sarebbe quello di rafforzare progressivamente le proprie capacità in vista di un potenziale conflitto di ampia portata con la NATO.
La valutazione si articola su tre orizzonti temporali. Nel breve termine (entro i prossimi dodici mesi) Mosca disporrebbe della capacità di condurre un attacco limitato nel vicinato immediato della Svezia, provocando danni circoscritti a obiettivi militari e civili attraverso l’impiego combinato di strumenti convenzionali e ibridi. Nel medio termine, tra i tre e i cinque anni, la Russia potrebbe essere in grado di lanciare operazioni armate più strutturate, mirate a infliggere danni significativi alle infrastrutture militari avversarie, assumere il controllo di aree delimitate, conseguire una superiorità aerea localizzata e imporre un blocco navale. Per quanto riguarda il periodo successivo al 2030, invece, il report ipotizza la possibilità che Mosca acquisisca la capacità di condurre operazioni su vasta scala, controllare porzioni più ampie di territorio e stabilire una superiorità aerea e marittima più estesa.
Allo stato attuale, tuttavia, lo sforzo bellico russo resta concentrato sull’Ucraina, descritta come teatro di una guerra di posizione caratterizzata da mutamenti territoriali limitati. Nel corso del 2025 Mosca ha ottenuto alcuni successi tattici e intensificato la pressione sulle linee difensive ucraine, senza però disporre ancora, secondo il MUST, della massa critica necessaria a conseguire una vittoria decisiva sul campo. In parallelo, la leadership russa appare poco incline a una soluzione politica che non assicuri il perseguimento di una serie di obiettivi: controllo su ampie porzioni del territorio dell’Ucraina, mantenimento di un’influenza sul suo governo e assicurazione di una voce in capitolo sulla postura internazionale ucraina.
Viene citata anche la minaccia nucleare, che, afferma il documento, Mosca richiama in maniera ricorrente al fine di influenzare l’opinione pubblica occidentale. Accanto al mantenimento di una robusta deterrenza strategica, il report segnala lo sviluppo di capacità di deterrenza nucleare regionale, elemento che contribuisce ad accrescere in modo specifico il livello della minaccia percepita in Europa.
Attori globali e sfide sul piano interno
Accanto alla Russia, il report individua in Cina e Iran ulteriori fattori di pressione per la sicurezza svedese. Per quanto riguarda Pechino, il MUST sottolinea il ricorso crescente al potere economico come leva nei rapporti internazionali, con l’obiettivo di acquisire il controllo di segmenti cruciali delle catene del valore e consolidare una posizione dominante nei settori tecnologici strategici. In questa prospettiva, la sicurezza economica della Svezia viene considerata esposta a possibili crisi internazionali, per esempio un conflitto a Taiwan, con ripercussioni rilevanti sulle reti commerciali e industriali globali.
Sul piano interno, poi, il documento conferma il perdurare del rischio terroristico, influenzato dall’evoluzione dei conflitti internazionali, in particolare in Medio Oriente. Le fonti di pericolo più immediate vengono individuate nell’estremismo islamista e nell’estrema destra. In tale contesto, Russia e Iran sarebbero in grado di sfruttare questi fenomeni per reclutare soggetti utilizzabili come “agenti usa e getta” in operazioni ibride o di intelligence, beneficiando della difficoltà di prevenire, attribuire e ricondurre tali attività a una regia statale. Con riferimento all’Iran, poi, si citano i collegamenti con la criminalità organizzata, sfruttati per organizzare attentati contro obiettivi legati a Israele.
Le minacce sulla scena internazionale, dunque, si ripercuotono anche nell’ambito interno; il documento afferma infatti che, nel corso degli ultimi anni, la Svezia è stata oggetto di campagne di influenza e informazione di origine esterna, volte a minare la fiducia nelle istituzioni democratiche, a influenzare l’opinione pubblica e a incrementare il livello di polarizzazione tra i cittadini.
Spinta per una postura rafforzata
L’intelligence militare offre un quadro delle minacce per la sicurezza della Svezia ponendo l’accento sulle dinamiche regionali e, dunque, sulla postura della Russia, considerata come una sfida strutturale e destinata a evolversi nel corso dei prossimi anni. Allo sforzo bellico in Ucraina si aggiunge una crescente attività nell’area nordico-baltica, caratterizzata dal ricorso ad atti ibridi di vario tipo. In un contesto che ha visto Finlandia e Svezia entrare nella NATO, Mosca mira ad assicurarsi una libertà d’azione nella regione e vi accresce la sua presenza militare, una tendenza che potrebbe aumentare di intensità in seguito all’eventuale fine dei combattimenti in Ucraina.
Anche Cina e Iran vengono considerate nel report, la prima soprattutto alla luce della sua tendenza ad accentuare il controllo su catene del valore e tecnologie chiave, il secondo in particolare per i legami con bande criminali in territorio svedese, impiegabili per la messa in atto di attentati.Minacce esterne e interne, dunque, si intersecano, inducendo il MUST a sostenere da un lato la necessità di proseguire il rafforzamento delle capacità militari svedesi, oltre che del modello della “difesa totale”, dall’altro il contrasto a operazioni di influenza ostili sul piano interno, suscettibili di incrinare la fiducia nelle istituzioni e di favorire la polarizzazione con effetti destabilizzanti.

