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23/03/2026
Difesa, Europa

Lo scudo europeo a difesa di Cipro

di Maria Granalli Ortiz

Dopo l’attacco iraniano alla base britannica di Akrotiri sull’isola di Cipro, Stato membro dell’Unione europea, alcuni Paesi europei hanno rafforzato la difesa dell’isola inviando navi e fregate. Il sostegno europeo è stato descritto come una protezione dell’Europa stessa, suscitando così reazioni da Teheran.

Dopo l’attacco iraniano alla base britannica di Akrotiri sull’isola di Cipro, Stato membro dell’Unione europea, alcuni Paesi europei hanno rafforzato la difesa dell’isola inviando navi e fregate. Il sostegno europeo è stato descritto come una protezione dell’Europa stessa, suscitando così reazioni da Teheran.

Nella notte tra il primo e il due marzo un drone iraniano ha colpito la base britannica di Akrotiri sull’isola di Cipro, causando danni materiali limitati ma segnando la prima volta in cui il conflitto in Medio Oriente ha raggiunto il territorio europeo. Nelle ore successive altri droni diretti verso la stessa base sono stati intercettati dalle difese britanniche e cipriote. L’attacco ha mostrato la vulnerabilità dell’isola, piattaforma strategica per evacuazioni, aiuti umanitari e operazioni logistiche europee nel Mediterraneo orientale.

L’Europa si tiene a distanza dalle operazioni in Iran ma sostiene gli alleati meridionali schierando uno scudo aeronavale attorno a Cipro. Grecia, Francia, Spagna, Olanda, Germania e Italia hanno inviato navi, fregate e mezzi di difesa per rafforzare la protezione dell’isola e delle infrastrutture strategiche presenti, in un dispositivo difensivo volto a impedire che la crisi si estenda verso l’Europa. In questo quadro l’Italia ha schierato la fregata Martinengo insieme ai partner europei, sottolineando un impegno difensivo senza ingresso diretto nel conflitto.

Il contesto geopolitico dell’attacco

Alla vigilia della guerra l’Iran attraversava una fase di forte crisi interna. L’economia era colpita da inflazione elevata, svalutazione della moneta e sanzioni internazionali sempre più pesanti, riattivate nel 2025 attraverso il meccanismo di snapback delle Nazioni Unite dopo nuove tensioni sul programma nucleare. In questo clima, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, numerose città iraniane sono state attraversate da proteste contro il governo, represse con arresti e violenze, segno di una crescente instabilità politica interna.

È in questo contesto che il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno lanciato una serie di attacchi contro obiettivi militari e infrastrutture legate al programma nucleare iraniano. Washington e Tel Aviv hanno giustificato l’operazione come un’azione preventiva contro la minaccia rappresentata dall’arricchimento dell’uranio e dallo sviluppo di missili balistici da parte di Teheran. Diversi osservatori hanno però interpretato l’operazione anche come un tentativo di colpire un Iran percepito come indebolito dalle proteste interne e di ridurne l’influenza regionale.

L’offensiva ha aperto una nuova fase del conflitto in Medio Oriente. Nei giorni successivi l’Iran ha reagito con attacchi missilistici e con l’impiego di droni contro obiettivi legati agli Stati Uniti e ai loro alleati nella regione. Nella notte tra il primo e il due marzo alcuni di questi velivoli hanno colpito anche la base britannica di Akrotiri sull’isola di Cipro. È stato il primo episodio del conflitto a raggiungere il territorio europeo e ha spinto diversi paesi dell’Unione a rafforzare la difesa del Mediterraneo orientale.

L’attacco contro la base di Akrotiri ha mostrato quanto rapidamente il conflitto possa estendersi oltre il Medio Oriente. Colpire un’infrastruttura militare britannica sull’isola di Cipro ha significato infatti portare la guerra direttamente su territorio dell’Unione europea e in una delle aree più strategiche. È anche per questo che diversi paesi europei hanno deciso di rafforzare la presenza navale nella regione. Non si tratta di entrare direttamente nella guerra contro l’Iran, ma di impedire che l’escalation possa coinvolgere un’area cruciale per la sicurezza del continente.

In cosa consiste lo scudo europeo

Dopo l’attacco alla base britannica di Akrotiri diversi paesi europei hanno rafforzato la presenza militare nel Mediterraneo orientale per contribuire alla difesa dell’isola di Cipro. Il primo sostegno è arrivato dalla Grecia, legata a Cipro da rapporti storici e strategici. Atene ha inviato la fregata Kimòn, una delle unità più moderne della sua flotta, affiancata dalla fregata Psara. Anche il Regno Unito ha rafforzato la propria presenza con il cacciatorpediniere Dragon della Royal Navy, a protezione delle basi britanniche sull’isola.

Alla difesa dell’area si sono uniti altri paesi europei con unità navali da difesa aerea. La Spagna ha inviato la fregata Cristóbal Colón, motivando la decisione come un gesto di sostegno alla sicurezza di uno Stato membro dell’UE. I Paesi Bassi partecipano con la fregata Evertsen, mentre la Germania ha dispiegato la fregata Nordrhein Westfalen, arrivata nel porto cipriota di Limassol nei giorni successivi agli attacchi. La Francia opera nel Mediterraneo orientale con il gruppo navale guidato dalla portaerei Charles de Gaulle e diverse unità di scorta, spiegando che l’invio delle navi serve a proteggere Cipro e a rafforzare la sicurezza del Mediterraneo orientale per tutta l’Unione europea.

Alla difesa diretta di Cipro è stata assegnata la fregata Languedoc, mentre altre navi francesi sono state inviate per garantire la sicurezza dei cittadini europei presenti nell’area. Anche l’Italia contribuisce con la fregata Martinengo, entrando nello schieramento navale creato intorno all’isola. Il governo italiano ha chiarito che l’invio della nave rientra nel sostegno europeo a uno Stato membro colpito dal conflitto, senza partecipare direttamente alle operazioni contro l’Iran.

Intanto a Nicosia si è svolto un vertice trilaterale tra il Presidente cipriota Nikos Christodoulides, il Premier greco Kyriakos Mitsotakis e il presidente francese Emmanuel Macron. Christodoulides ha sottolineato il legame con la Grecia e ha ribadito la forza della partnership con la Francia e ha ringraziato Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi e Germania per il loro sostegno, definendolo una dimostrazione di solidarietà europea e un monito per rafforzare l’unità dell’Europa intera.

La posizione dell’Italia

L’Italia partecipa allo scudo europeo a difesa di Cipro senza prendere parte diretta alle operazioni contro l’Iran. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che il Paese non è in guerra e non intende entrare nel conflitto, sottolineando i rischi di un’escalation con conseguenze imprevedibili. Il ministro della Difesa Crosetto ha spiegato che la partecipazione italiana è difensiva e conforme all’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea, che obbliga gli Stati membri a sostenersi reciprocamente in caso di aggressione armata su uno Stato membro.

Il Parlamento ha approvato le risoluzioni di maggioranza che autorizzano il governo a partecipare al dispiegamento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e a inviare assetti navali a sostegno dei partner europei. In questo contesto l’Italia ha inviato la fregata Martinengo, operazione che sarà condotta insieme a Spagna, Francia e Paesi Bassi. L’intervento italiano ha un carattere esclusivamente difensivo, volto a proteggere il territorio europeo e rafforzare la sicurezza della regione senza coinvolgersi nelle operazioni militari contro l’Iran.

In aggiunta, Roma coordina le proprie azioni con i partner del formato E5, Germania, Francia, Regno Unito e Polonia, attraverso un coordinamento permanente tra i ministeri della Difesa per seguire la crisi. Con questa linea l’Italia conferma il proprio impegno nella solidarietà europea e nella protezione dei territori degli Stati membri, garantendo un equilibrio tra prudenza diplomatica e sostegno concreto agli alleati in una fase di forte tensione internazionale.

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