30/09/2026
Difesa, NATO, Politica Militare

Da Air Policing ad Air Defence: la NATO di fronte agli sconfinamenti di droni

di Giorgio Ciampini

Il continuo susseguirsi di sconfinamenti di droni all’interno dello spazio aereo della NATO ha spinto l’Alleanza a rivedere e aggiornare i propri strumenti di difesa. Il modello di Air Policing convenzionale deve infatti confrontarsi con una minaccia asimmetrica a basso costo che pone sfide sulla sostenibilità della difesa e sull’attribuzione delle responsabilità dei singoli incidenti.

Dall’inizio del conflitto in Ucraina si sono verificate numerose violazioni dello spazio aereo dei paesi del fianco Est dell’Alleanza, in particolare in Polonia, Romania e nei Paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania). Gli incidenti che hanno coinvolto sistemi senza pilota (Unmanned Aerial Systems, UAS) sono aumentati drasticamente nel corso del 2025. Nel settembre 2025, lo sconfinamento di una ventina di droni nei cieli polacchi aveva portato il premier Tusk a invocare l’articolo 4 del trattato NATO. Più recentemente, gli F-2000A dell’Aeronautica Militare Italiana della Task Force Air “Baltic Thunder III” hanno intercettato e neutralizzato un drone che aveva violato lo spazio aereo della Lituania. Negli stessi giorni, gli F-18 spagnoli schierati in Romania hanno effettuato numerosi scramble per monitorare attività di droni ai confini dello spazio aereo rumeno, intervenendo in caso di sconfinamenti identificati come minacce per la popolazione.

Piuttosto che casi di spill-over accidentale dovuto alla vicinanza geografica del conflitto in Ucraina ai confini della NATO, è possibile ipotizzare che questi incidenti costituiscano azioni deliberate volte a testare le capacità di difesa aerea e la coesione politica dell’Alleanza Atlantica, costituendo quindi uno strumento  della guerra ibrida condotta da Mosca contro la NATO.

Comprendere la minaccia dei droni: spill-over, probing e provocazioni

Le recenti violazioni si inseriscono in un contesto che ha visto gli UAS diventare uno dei principali strumenti nel conflitto in Ucraina. L’alto volume di droni impiegati per colpire bersagli geograficamente vicini ai confini NATO comporta inevitabilmente un rischio di spill-over e sconfinamenti accidentali. L’Alleanza ha tuttavia attribuito la responsabilità di questi incidenti a Mosca.

I droni maggiormente impiegati sono di tipo  One-Way Attack (OWA), velivoli esplosivi a dotati di sistemi di guida in grado di colpire bersagli predeterminati, che costituiscono quindi una forma rudimentale di missile da crociera a basso costo. A partire dal settembre 2024 la Russia ha avviato una campagna aerea basata su lanci massicci di OWA in ondate da centinaia di velivoli colpendo infrastrutture strategiche, e soprattutto, saturando le difese aeree ucraine. Questi sciami sono spesso accompagnati da ancor più economici decoy privi di testata e possono essere seguiti da un numero limitato di missili da crociera e balistici destinati invece a bersagli di alto valore. Anche le Forze Armate ucraine hanno condotto una campagna basata sugli OWA per colpire bersagli strategici lontano dalla linea del fronte, con gravi danni in particolare all’infrastruttura petrolifera russa. Al fine di contrastare l’azione degli OWA, oltre agli strumenti cinetici quali intercettori basati a terra o su altri velivoli, entrambi i belligeranti hanno impiegato diversi metodi di jamming e spoofing GPS/GNSS, al fine di deviare gli OWA dalle rotte prestabilite. Gli effetti di queste contromisure sono stati mitigati attraverso l’uso di sistemi anti-jamming. La possibilità che l’attività di EW possa portare allo sconfinamento di droni rimane comunque concreta, come dimostrato da diversi incidenti che hanno visto velivoli ucraini lanciati contro la Russia deviare all’interno dello spazio aereo dei paesi baltici.

Prendendo come esempio l’incidente sui cieli polacchi del 10 settembre 2025, alcuni analisti hanno tuttavia osservato come il numero di velivoli coinvolti e le traiettorie lineari, probabilmente preprogrammate, risultassero incompatibili con le deviazioni osservate nel caso di contromisure EW. Incidenti di questo tipo suggerirebbero quindi l’intenzione russa di raccogliere dati sui tempi e modalità di reazione, sui protocolli adottati e l’interoperabilità tra i vari strumenti dell’Alleanza. Il fatto che i droni rinvenuti sul territorio polacco fossero di modello Gerbera, modello generalmente impiegato come decoy, e privi di esplosivi, risulterebbe compatibile con uno scenario di azione di probing volta a raccogliere informazioni minimizzando il rischio di escalation.

Varie fonti europee, tra cui il premier polacco Tusk, identificano nei recenti episodi una dinamica della guerra ibrida condotta da Mosca, sottolineando il rischio di intensificazione degli incidenti nei prossimi mesi. Gli sconfinamenti di droni sarebbero azioni cinetiche “zona grigia”, sotto la soglia del conflitto aperto e difficilmente attribuibili. L’obiettivo sarebbe quindi intaccare il principio di difesa collettiva che costituisce il fondamento dell’Alleanza Atlantica. Di fronte a un singolo episodio di natura e attribuzione non chiara, gli Stati membri potrebbero essere meno propensi a adempiere agli obblighi previsti dall’Articolo 5, con evidenti conseguenze per la credibilità e la solidità politica dell’Alleanza.

Gli sconfinamenti di droni, uniti all’attività di probing e provocazioni con velivoli pilotati, sono quindi parte di un quadro particolarmente complesso. Ciò ha spinto la NATO ad affiancare all’ Air Policing tradizionale un nuovo modello di difesa aerea integrata e multi-dominio.

L’evoluzione della postura della NATO: da Air Policing ad Air Defence

Lo strumento principale con cui l’Alleanza tutela il proprio spazio aereo è la missione permanente NATO Air Policing, parte della NATO Integrated Air and Missile Defence. La NATO Air Policing prevede inoltre missioni di assistenza regionale volte a tutelare gli Stati Membri privi di capacità proprie o volte a rafforzare la difesa in regioni critiche. Con l’ingresso dei Paesi Baltici nell’Alleanza, è stata istituita la missione Baltic Air Policing, che prevede lo schieramento, a rotazione, di velivoli e personale degli Stati membri nelle basi di Šiauliai in Lituania e Ämari in Estonia sotto il comando del CAOC Uedem, in Germania. Dopo l’annessione della Crimea nel 2014, è stata inoltre istituta la missione Enhanced Air Policing, con ulteriori asset schierati a rotazione dagli Stati membri per rafforzare la difesa nel baltico, in Romania e in Bulgaria.

La struttura dell’Air Policing prevede una componente Quick Reaction Alert (Interceptor) (QRA-I), che comprende i velivoli effettivamente impiegati per le missioni di intercettazione. L’individuazione delle potenziali minacce attraverso piattaforme radar terrestri o aeree (AWACS) spetta all’Air Surveillance and Control System (ASACS). Il coordinamento di questi strumenti è assicurato dalla catena di Air Command and Control (Air C2). A livello operativo, l’Air Policing segue delle regole di ingaggio (Rules of Engagement, ROE) che stabiliscono autorizzazioni e restrizioni per l’uso della forza contro potenziali minacce. Generalmente, è previsto che i piloti tentino di comunicare con il velivolo intercettato prima di scortarlo fuori dallo spazio aereo o di procedere con l’ingaggio. Ciò non è possibile nel caso di UAS. In particolare, gli OWA operano in maniera simile a un missile da crociera, il loro contrasto rientra quindi nell’ambito della difesa aerea piuttosto che nell’Air Policing convenzionale in tempo di pace. 

Gli OWA e i relativi decoy sono sistemi di guerra asimmetrica a basso costo;  le loro piccole dimensioni e il profilo di volo a bassa quota li rende inoltre difficili da individuare e da intercettare con caccia di prima linea. L’uso dei velivoli QRA(I) presenta quindi delle criticità, oltre a non essere economicamente sostenibile. La NATO ha riconosciuto la necessità di sviluppare un nuovo modello di difesa aerea con l’integrazione di nuove tecnologie anti-drone. In risposta agli sconfinamenti di droni del settembre 2025, è stata quindi avviata l’operazione Eastern Sentry, che comprende asset terrestri e navali, oltre che aerei in una dimensione di difesa aerea integrata piuttosto che di Air Policing tradizionale. L’obiettivo di questa operazione è unire strumenti multi-dominio sotto un’unica struttura di comando, in grado di rispondere rapidamente a minacce di diversa tipologia coordinando gli strumenti più idonei e con l’integrazione di nuove capacità e tecnologie. Questo cambio di postura è stato ribadito nel luglio 2026, con l’espansione della missione Baltic Air Policing in operazione di Air Defence, con una maggiore autorità per i piloti nell’ingaggio di velivoli che costituiscono una minaccia. Nello stesso periodo, la NATO ha inoltre annunciato un investimento da 40 miliardi di dollari per le capacità anti-drone.

Queste misure puntano quindi ad una maggiore efficienza e sostenibilità della difesa del fianco Est. L’evoluzione dottrinale, operativa e tecnologica dovrà tuttavia essere strumentale alla risposta politica dell’Alleanza di fronte alle dinamiche di guerra ibrida. Una strategia credibile e coesa è necessaria per evitare un intensificarsi delle provocazioni sottosoglia, prevenendo al contempo il rischio di un’escalation incontrollata.

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