27/10/2026
Geopolitica

La PAC, Politica agricola comune, non è assistenzialismo. È uno strumento per integrare la politica economica nazionale

di Fabio Vitale, Direttore AGEA

Dagli interventi del Governo alla valorizzazione dei giovani al riutilizzo degli circa 4 milioni di ettari di terreni abbandonati fino alla piattaforma di analisi di scenario sviluppata da Agea: l’agricoltura italiana può diventare protagonista di una nuova stagione di crescita.

In una economia globalizzata continuare a considerare la Politica agricola comune un semplice sistema di sussidisignifica non comprenderne il valore strategico.

Come qualcuno si ostina ad affermare, poi per quale recondito fine non si capisce, la PAC non è assistenzialismo, ma uno strumento di equilibrio economico, sostenibilità e competitività. Sostiene un settore che garantisce sicurezza alimentare, tutela del territorio e capacità produttiva nazionale, operando in mercati internazionali caratterizzati da profondedifferenze nei costi, nelle regole e nelle condizioni competitive.

La vera questione non è quanto costa sostenere l’agricoltura, ma quanto costerebbe al Paese non valorizzare pienamente il potenziale.

L’agricoltura è a tutti gli effetti una componente fondamentale della politica economica e industriale nazionale. Non un sistema da assistere, ma un sistema produttivo nel quale investire per generare ricchezza, occupazione, innovazione e autonomia strategica.

Siamo abituati a pensare alla sicurezza in termini di difesa, intelligence, energia e infrastrutture, ma molto meno in relazione alla capacità di un Paese di garantire il proprio approvvigionamento alimentare, preservare le proprie filiere produttive e resistere agli shock geopolitici, economici e climatici. Eppure, senza sicurezza alimentare e senza una base produttiva agricola resiliente, anche l’autonomia strategica del Paese può diventare vulnerabile.

L’agricoltura non è soltanto una politica economica o di settore, ma una componente della sicurezza nazionale. Ed è arrivato il momento in cui viene  pienamente riconosciuta  questa dimensione.

Il Governo e il Ministro Lollobrigida hanno stabilito un cambio di paradigma. Per usare una metafora calcistica, l’Agricoltura è stata promossa in serie A. Ed è stata una intuizione, una scelta consapevole, perché quello che è accaduto in questi ultimi anni con le tenzioni geopolitiche e gli effetti disastrosi che hanno causato,hanno confermato come la scelta sia stata strategica e visionaria.

L’agricoltura al centro del dibattito politico ed economico nazionale. Una scelta accompagnata da un significativo impegno finanziario: oltre 17 miliardi di euro di risorse mobilitate, ai quali si aggiungeranno il miliardo e 140 milioni di euro attraverso “il Coltiva Italia” che diventerà legge il prossimo mese.

È un segnale importante, che riconosce al settore primario un ruolo centrale nella prospettiva di sviluppo dell’Italia.

Bisogna però andare oltre la dimensione finanziaria. La vera sfida è trasformare ogni euro pubblico in una opportunità di crescita, ogni sostegno in capacità di investimento, ogni intervento in maggior valore per le imprese e i territori.

E soprattutto occorre investire sulle nuove generazioni.

Non possiamo immaginare una agricoltura competitiva  senza giovani imprenditori capaci di introdurre innovazione, competenze digitali, nuovi modelli organizzativi e moderne tecniche produttive. Il ricambio generazionale non è soltanto una questione demografica; è condizione essenziale per il futuro economico del Paese.

Favorire l’accesso alla terra, al credito e alle tecnologie significa creare le condizioni affinché i giovani possano scegliere l’agricoltura non come attività di ripiego, ma come autentica opportunità imprenditoriale.

In questa misura si collocano anche le misure previstedal Coltiva Italia, che destina risorse specifiche all’imprenditoria agricola giovanile e femminile.

Occorre tuttavia compiere un ulteriore salto culturale: passare da una PAC orientata prevalentemente alla distribuzione delle risorse a una PAC capace anche di contribuire alla programmazione dello sviluppo produttivo nazionale.

Oggi la tecnologia rende possibile ciò che fino a pochi anni fa appariva difficilmente realizzabile.

Agea ha sviluppato una piattaforma di Analisi di scenari, “AGEA ORIZZONTI”,  che consente di studiare il potenziale produttivo dei territori, confrontare le diverse vocazioni colturali e simulare le condizioni nelle quali un impiego più efficace degli aiuti PAC può contribuire a generare maggiore valore economico.

È una prospettiva innovativa che apre opportunità importanti per la politica agricola nazionale.

Non soltanto sapere quanto produciamo e quanto finanziamo, ma comprendere quanto potremmo produrremeglio e quali investimenti potrebbero rendere più competitivo il nostro sistema agricolo.

Attraverso l’integrazione dei dati territoriali, delle informazioni agronomiche, delle condizioni climatiche e degli indicatori economici sarà possibile sviluppare analisi utili alle decisioni delle istituzioni, delle Regioni, delle Imprese e del Governo nazionale, nel pieno rispettodell’autonomia imprenditoriale e delle regole europee.

Non si tratta di pianificare le produzioni, ma di metterela conoscenza al servizio delle scelte economiche.

Questa è la vera trasformazione culturale: utilizzare la PAC non soltanto per stabilizzare il reddito agricolo, ma anche come leva per attivare investimenti, rafforzare le filiere, accrescere il valore aggiunto e favorire una più equilibrata distribuzione della ricchezza a beneficio dei produttori.

L’Italia prima nell’Unione europea per valore aggiuntoagricolo, possiede già una straordinaria capacità di creare ricchezza. Occorre fare ora in modo che una quota crescente di questo valore rimanga nelle mani degli agricoltori, attraverso filiere più efficienti, maggiore aggregazione produttiva e una più forte presenza del settore primario sui mercati.

In questo disegno anche la pubblica amministrazione deve cambiare funzione.

Agea sta evolvendo da organismo prevalentemente erogatore di risorse a infrastruttura di servizio, conoscenza e analisi strategica. Pagamenti più rapidi, procedure automatizzate, controlli preventivi più intelligenti e contrasto alle frodi rappresentano condizioni indispensabili per restituire efficienza e credibilità all’intero sistema.

Ma il valore più innovativo di questa trasformazione consiste nella possibilità di mettere il patrimonio informativo pubblico al servizio della crescita economica nazionale.

Il futuro della PAC non si misura soltanto nelle risorse distribuite, ma nella capacità di generare sviluppo.

Il Governo ha rimesso l’agricoltura al centro dell’agenda nazionale. Le nuove tecnologie consentono di accompagnare questa scelta con strumenti analitici e ammnistrativi sempre più evoluti.

La sfida è costruire una agricoltura nella quale i giovani possano investire, le imprese possano crescere e il Paese possa valorizzare pienamente le proprie capacità produttive.

Perché sostenere l’agricoltura non significa finanziare il passato, significa investire nel futuro economico del Paese.

Ogni progetto, ogni cambiamento richiede una visione: passare dalla politica del sostegno alla politica della creazione del valore, senza rinunciare alla funzione essenziale di tutelare e rafforzare il reddito agricolo.

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