Il fallito colpo di Stato in Turchia รจ un segnale che rivela fino a che punto in questi ultimi anni il confronto tra le forze armate e il presidente Recept Taiyyp Erdogan si sia logorato fino a degenerarsi totalmente. Ora il leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo sembra avere mano libera per attuare le sue riforme senza ostacoli.
Eppure, la Turchia appare oggi piรน che mai spaccata al suo interno e isolata rispetto ai suoi alleati tradizionali, fino al punto di rinnegare, quasi del tutto, la tradizionale alleanza con gli Stati Uniti. Rispolverando un precedente della storia kemalista, Ankara pare infatti avere riscoperto lโimportanza del peso geopolitico del suo piรน importante vicino regionale: la Federazione Russa, con la quale potrebbe anche giungere a nuovi patti, capaci forse di mutare considerevolmente il quadro mediorientale.
Il golpe delle ombre
Ai piรน attenti osservatori non รจ forse sfuggito come i segnali anticipatori di quello che poi sarebbe divenuto il (tentativo di) colpo di Stato messo in atto da alcuni settori delle forze armate turche lo scorso venerdรฌ 15 luglio fossero tutti presenti. Tra i vertici militari si erano levate voci di dissenso, via via sempre piรน forti. Soprattutto a partire dal dibattito precedente la riforma costituzionale del 2010, la quale, tra gli altri provvedimenti, aveva notevolmente ridimensionato il peso e lโinfluenza delle forze armate turche quali censori delle scelte dellโesecutivo. Le cronache recenti avevano narrato perfino di un curioso precedente. Nel marzo scorso, lโesercito turco, attraverso un comunicato stampa, aveva dovuto smentire voci di una possibile deposizione di Erdogan riferite da media americani. Ad aprile inoltre, la giustizia turca aveva ribaltato, per mancanza di prove, la sentenza di condanna contro gli esponenti di Ergenekon – la presunta rete occulta, composta da militari, agenti dellโintelligence e altri appartenenti alla classe dirigente turca – che nel 2009 avrebbe tramato contro le istituzioni, nel tentativo (presunto) di rovesciarle. Veniva cosรฌ delegittimato lโimpianto accusatorio teorizzato da Erdogan contro la supposta โspectreโ turca.
Benchรฉ Erdogan si sia affrettato a indicare come mandante morale del golpe il leader religioso islamico Fethulla Gul (il quale peraltro ha respinto le accuse al mittente), dal 1999 residente negli Stati Uniti, altri osservatori hanno insinuato che Erdogan sia il vero e proprio beneficiario di un colpo di Stato i cui particolari resterebbero ancora avvolti nellโombra. Forse anche nel tentativo di fugare simili dubbi, il ministro turco del Lavoro e della Sicurezza sociale, Suleyman Soylu, ha accusato esplicitamente gli Stati Uniti di avere appoggiato lโiniziativa dei militari ribelli, i quali si sarebbero avvalsi dellโuso logistico della base area (NATO) di Incirlik (sud est della Turchia), allโinterno della quale sono stati effettuati arresti di ufficiali turchi.
Il ritorno del Sultano
Al di lร delle speculazioni e delle versioni partigiane, un dato appare immediatamente percepibile: il potere (personale) di Erdogan sembra oggi destinato, almeno in apparenza, a rafforzarsi considerevolmente. Lโepurazione allโinterno delle forze armate e nella magistratura (giร iniziata negli anni precedenti, seppure in misura diversa) sembra destinata a non dovere piรน incontrare ostacoli significativi. Lโantica ambizione nutrita da Erdogan, di riformare alle radici lo Stato, abbandonando la forma parlamentare, per trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale, pare oggi piรน realizzabile che mai. Lโuscita di scena di Ahmet Davutoglu insieme al repulisti generale sembra garantire al presidente turco mano libera nellโattuare la sua personale, ovvero โsultanaleโ, visione dellโesercizio del potere politico nella (debole) democrazia turca.
Pur tuttavia, alcune incognite permangono. Anzitutto questo ennesimo giro di vite nei confronti dei militari e della magistratura potrebbe generare nuove tensioni in grado di riversarsi perfino allโinterno dello stesso partito di Erdogan, come le dimissioni (aprile 2016) dellโex primo ministro, Davutoglu, sembrano avere rivelato. Lโex premier, oltre ad essere considerato un fedelissimo di Erdogan, era stato lโideologo, dapprima come ministro degli Esteri, di quella โprofonditร strategicaโ, che negli ultimi anni ha portato la Turchia ad affrontare operazioni geopolitiche da molti commentatori internazionali giudicate oggi avventure ambigue.
Nuovi scenari per Ankara
Sebbene infatti la situazione del quadro economico in Turchia da alcuni anni stia registrando risultati apparentemente lusinghieri – PIL 2015 a 4%, rispetto al 2,9% dellโanno precedente [fonte: Turkstat]- essa non ha trovato eguale riscontro nella crescita della stabilitร politica interna. Le forze armate, in particolare, hanno continuato ad esercitare una sorta di diritto di ingerenza nelle questioni domestiche, fondando questa loro pretesa sul concetto di โnemico internoโ, tra cui, in particolare, lโirtica (il pensiero religioso, islamista, reazionario) e lโirredentismo curdo, ovvero due realtร capaci, secondo alcuni alti esponenti militari, di minacciare seriamente la visione kemalista dello Stato. La spaccatura rivelatasi il 15 luglio scorso allโinterno dellโestablishment militare turco puรฒ, forse, essere letta (anche) come il riflesso di una lacerazione giร in atto nel Paese, ovvero quella che oppone (con toni che sembrano sempre piรน avvicinarsi alle tinte della guerra civile) Ankara ai curdi delle regioni sud-orientali della Turchia.
Le accuse rivolte da Ankara agli Stati Uniti rivelano inoltre in che misura Erdogan possa nellโimmediato futuro inaugurare un nuovo corso nel campo della politica estera. Alcuni indizi lo lascerebbero, plausibilmente, presagire. Giร nel giugno scorso turchi e israeliani avevano ristabilito, tramite un accordo bilaterale, piene relazioni diplomatiche dopo un periodo di incomprensione reciproca dovuta in massima parte alla contrapposizione di interessi geopolitici divergenti. Poco prima del golpe inoltre si erano intravisti segnali di disgelo tra Turchia e Russia, le cui relazioni diplomatiche avevano toccato il minimo storico a seguito della crisi siriana e dellโabbattimento di un caccia russo Sukhoi Su-24 effettuato dallโaviazione militare turca il 24 novembre 2015.
Un nuovo corso che, se analizzato attraverso la lente della storia, pare riproporre, per quanto paradossalmente, una via giร seguita dalla geopolitica kemalista nei momenti in cui la Turchia soffrรฌ le vicissitudini della piรน profonda emarginazione internazionale. Come nel 1921, quando il neonato governo nazionalista firmรฒ (16 marzo) il Trattato di Mosca e il Trattato di Kars (13 ottobre) con la Russia sovietica, nel tentativo di stabilizzare il suo estero vicino, per concentrarsi sulla guerra dโindipendenza e sulle sfide di politica interna dopo il collasso dellโImpero ottomano.

