Negli ultimi tempi la Luna ha assunto un ruolo cruciale nelle aspirazioni delle maggiori potenze spaziali. Il satellite della Terra, in seguito a decenni di parziale secondarietà, è tornato a essere considerato nuova area di espansione scientifica, economica e strategica. In tale ambito, Pechino ha gradualmente acquisito una posizione sempre più rilevante, che ha raggiunto l’apice nella missione Chang’e-6 nel giugno 2024, finalizzata a portare indietro i primi frammenti della faccia nascosta della Luna.
Lo sviluppo del programma lunare a opera della Cina non offre solamente una manifestazione di abilità tecnologica. Esso si inquadra in un più esteso progetto di indipendenza scientifica ed espansione internazionale, che potrebbe riequilibrare gli assetti della governance spaziale del futuro.
Dalle Chang’e alla creazione di una partecipazione fissa
Il progetto di esplorazione lunare cinese è iniziato negli anni Duemila e deve il proprio nome alla dea della Luna della tradizione cinese, Chang’e. Il programma ha subito un’evoluzione progressiva: dall’orbita all’atterraggio sul suolo lunare, fino al rientro di frammenti lunari sulla Terra.
Le missioni Chang’e sono state molteplici, ma un passo avanti importante si è avuto nel 2019, quando la quarta missione Chang’e ha ottenuto il record del primo atterraggio controllato sul lato nascosto della Luna. In seguito, con la missione Chang’e 5 la Cina ha ottenuto preziosi campioni lunari.
Conformemente al progetto ideato dalla China National Space Administration (CNSA), la finalità ultima riguarderebbe l’ottenimento di una presenza umana fissa sul suolo della Luna entro il 2040 e nell’edificazione della International Lunar Research Station (ILRS), piano portato avanti congiuntamente con la Federazione Russa.
Il progetto sembra essere orientato verso la creazione di reti e impianti stabili in grado di consentire lo sviluppo di attività di ricerca con eventuali investimenti economici, piuttosto che in un mero susseguirsi di missioni spaziali.
Inoltre, un altro parametro delle aspirazioni a lungo termine di Pechino è simboleggiato dalla missione Chang’e-8, fissata per il 2028. Tra gli obiettivi della missione dovrebbe essere prevista una sperimentazione di strumenti di utilizzo delle risorse che si trovano sul suolo lunare, tra cui la lavorazione di materiali per costruire impianti permanenti. Chang’e-8 rappresenterebbe, dunque, un ulteriore passo in avanti verso la futura International Lunar Research Station.
La reazione di Pechino agli Artemis Accords
La progressiva presenza di Pechino sul suolo lunare si evolve parallelamente al programma guidato da Washington. Mediante gli Artemis Accords, gli USA hanno sviluppato un complesso di collaborazione spaziale che interessa più di cinquanta paesi ed è finalizzato a stabilire un regolamento comune per le missioni lunari.
La Cina non partecipa a tale programma e ha, al contrario, portato avanti la propria direttrice, la sopracitata Lunar Research Station. Nonostante Pechino ponga l’accento sull’apertura e multilateralità dell’iniziativa, l’ILRS potrebbe rappresentare la volontà di costituire un’alternativa all’Occidente.
Tuttavia, è importante sottolineare come la rivalità in materia di esplorazione lunare ha superato la mentalità della Guerra Fredda: non si ha, infatti, una rivalità simbolica tra due superpotenze, ma la realizzazione di apparati istituzionali contrapposti, indirizzati a definire la governance spaziale del futuro.
In tale ottica, la Luna diviene spazio di determinazione politico e diplomatico e non solamente un traguardo di natura scientifica.
Space diplomacy e accordi Sud-Sud
Uno dei fattori più rilevanti della strategia di Pechino riguarda senza dubbio l’iniziativa di coinvolgere paesi considerati solitamente secondari in progetti spaziali di nota importanza.
Sono molteplici, infatti, i paesi che hanno espresso la loro volontà di entrare a far parte dell’ILRS, tra cui Stati latinoamericani, africani e dell’Asia Centrale. Le autorità cinesi promuovono tale piano per rilanciare ampiamente una partnership più solida con paesi del Global South.
In tale prospettiva, il programma cinese può essere percepito come un mezzo di diplomazia spaziale finalizzato a consolidare un quadro di cooperazione esterno alle classiche reti occidentali. Lo stesso principio si ha in altri progetti promossi dalla Cina, come la Belt and Road Initiative e la Global Development Initiative, in cui la collaborazione di tipo tecnico diviene parte di una prospettiva politica.
Ciononostante, il carattere multilaterale dell’ILRS è ancora poco sviluppato rispetto ad altri programmi internazionali già esistenti. La riuscita, a opera di Pechino, di rendere il progetto un’architettura globale rimane una questione di carattere aperto.
Le mire cinesi nei confronti del Global South non perseguono interessi esclusivamente diplomatici. La Cina, includendo paesi emergenti nei propri programmi spaziali, permette di ampliare il proprio network di alleati tecnologici e di rafforzare i rapporti economici con tali paesi. D’altra parte, i paesi del Sud Globale godono di un’accessibilità diretta a tecnologie spaziali e opportunità di ricerca che sarebbero improbabilmente accessibili mediante i programmi occidentali. L’interesse è, di conseguenza, reciproco per cui Pechino consolida la propria immagine internazionale e i partner possono beneficiare di opportunità, investimenti e impianti.
Risorse e sicurezza
Il tema delle risorse è un tema centrale nell’ambito di esplorazione lunare. Il crescente interesse nei confronti della Luna non è, senza dubbio, dettato soltanto da ragioni di ricerca scientifica, ma anche dalle diverse risorse che il satellite racchiude. La Luna, infatti, detiene materiali preziosi come ghiaccio d’acqua e componenti necessarie per future attività industriali. Per questo motivo, negli ultimi anni il dibattito relativo alle risorse lunari e alla loro spartizioni si è notevolmente amplificato.
Nonostante quest’ottica rimanga ancora distante da un’applicazione commerciale tangibile, le risorse accrescono l’importanza strategica della Luna. Secondo questa prospettiva, il piano ideato dalle autorità cinesi viene guardato con particolare attenzione dalle potenze occidentali.
In particolar modo, l’argomento acquisisce particolare rilievo in riferimento alla strategia cinese di Military-Civil- Fusion, finalizzata a coniugare sviluppo tecnologico e sovranità nazionale. Questo non comporta che il programma lunare cinese abbia scopi militari diretti, però, come spesso accade per diverse attività spaziali odierne, i confini tra uso civile e militare possono risultare alquanto sfumati.
Un caso importante si ha con il sistema satellitare BeiDou, creato originariamente per necessità ed usi civili, ma che oggi è impiegato anche con finalità militari e di sicurezza. Anche se il programma lunare cinese agisce in un ambito ben distinto, esso concorre comunque a potenziare l’apparato tecnologico di Pechino.
La rivalità tra Stati Uniti e Cina non attiene solamente alla presenza fisica sul suolo lunare o al potenziale utilizzo delle risorse. Un ulteriore fattore ugualmente importante comprende la determinazione delle regole che definiranno le attività spaziali e lunari. Analogamente agli Artemis Accords, i quali contengono principi circa la collaborazione, la chiarezza e all’uso delle risorse, Pechino e i partner dell’ILRS stanno promuovendo una normativa alternativa, separata dai programmi occidentali. Secondo il presidente Xi Jinping, la progressiva presenza della Cina in ambito spaziale è un’opportunità per rafforzare l’influenza di Pechino nelle fasi di disciplina normativa internazionale, conseguentemente con la finalità ultima di acquisire un peso maggiore nella governance globale.
I risultati conseguiti dalla Cina danno prova dell’incessante sviluppo del suo programma lunare e l’abilità di concorrere nei settori tecnologicamente più competitivi. Mediante le missioni Chang’e e il piano della international Lunar Research Station, la Repubblica Popolare ambisce, non soltanto ad affermare la propria influenza nello spazio, ma anche a riservarsi una posizione da attore protagonista nella determinazione dei fondamenti che guideranno l’esplorazione lunare.
Resta, tuttavia, aperta la questione riguardo il ruolo assunto da tali iniziative: riusciranno a costituire un quadro istituzionale alternativo o rimarranno distinte e parallele ai progetti guidati da Washington? È ormai superata la concezione di una nuova corsa alla Luna sull’impronta della Guerra Fredda e lo scenario attuale sembra porre l’accento sulla rivalità tra diversi modelli cooperativi, indirizzati a plasmare la nuova governance spaziale.

