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TematicheItalia ed EuropaLe elezioni amministrative nel Regno Unito

Le elezioni amministrative nel Regno Unito

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Le elezioni amministrative, tenutesi nel Regno Unito lo scorso giovedì 6 maggio, hanno mostrato come la buona gestione pandemica di Johnson abbia influito in modo determinante nelle scelte degli elettori.

Gli inglesi infatti, chiamati al voto per le elezioni di 143 amministratori locali e di cinquemila rappresentanti a cui aggiungere le elezioni per i membri del Parlamento di Scozia e Galles, hanno mandato un segnale di conferma nei confronti del Governo Conservatore.


Come noto in Gran Bretagna si è votato di Giovedì e, dato il grande numero di cittadini al voto dovuto anche allo slittamento delle elezioni di un anno a causa della pandemia, si è deciso di ribattezzare la giornata come il “Super Thursday”.

I primi risultati, provenienti dal collegio elettorale di Hartlepool  in cui si votava per l’assegnazione di un seggio vacante di Westminster, hanno incoronato con il 52% di voti la candidata Jill Mortimer, esponente del Partito conservatore, contro il 28,7% ottenuto dall’avversario labourista Paul Williams.


Il risultato riflette la profonda crisi insita nel partito labourista, infatti, da sempre, tale seggio è una prerogativa del partito labourista. Questa sconfitta pesa sia sul partito dell’opposizione sia sul suo leader, Keir Starmer incapace di dare una svolta che da tempo manca al mondo socialista nel Regno Unito. Esce invece vittorioso il Primo Ministro Boris Johnson premiato, come già detto, per la Brexit e per la gestione della campagna vaccinale.


In questo quadro è importante il voto di Londra, chiamata ad eleggere il primo cittadino. La sfida si è tenuta essenzialmente tra Sadiq Khan, membro del partito labourista e Sindaco uscente di Londra che viene riconfermato con il 55% delle preferenze al ballottaggio con Shaun Bailey, esponente del conservative party, che ha ottenuto il 44,8%. A dispetto dei sondaggi, per l’assegnazione del vincitore è stato necessario il “supplementary vote”, ossia lo spoglio delle seconde preferenze degli elettori dei candidati eliminati al primo conteggio, che si vanno a sommare con le prime preferenze.


Anche la Scozia è sotto la lente di ingrandimento. La già Primo Ministro Nicola Sturgeon, alla guida del Scottish National Party (SNP), ottiene la maggioranza nel Parlamento scozzese. La vittoria vede assegnati al SNP 64 seggi, un solo seggio in meno rispetto a quelli richiesti per la maggioranza assoluta. Tale scenario fa prospettare per la Scozia un referendum per l’indipendenza dal Regno Unito e un possibile rientro nell’Unione Europea.
Segue il Partito dei conservatori che ottengono 31 seggi, in seguito i laburisti con 22. 

Infine in Galles è stato riconfermato Mark Darkeford, esponente del partito labourista, molto apprezzato per la cautela dimostrata nella gestione della pandemia. Il Partito labourista ha infatti ottenuto la metà dei seggi del Parlamento (60 in totale).


Tra le città più note vittoriose per  il “Conservative Party” vi sono Southampton, Sunderland, Newcastle e Durham mentre i labouristi ottengono Manchester.
In generale la vittoria delle elezioni è chiaramente attribuita ai conservatori che ottengono 239 consiglieri mentre i labouristi ne perdono su tutto il territorio circa 300.
Tale successo vede infatti i Tories prendere sempre più piede nel territorio del Regno Unito, a discapito del partito laburista che si ritrova, all’indomani delle elezioni, con i celebri “red wall” espugnati e molte altre sconfitte in tutto il territorio.

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