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19/05/2026
Stati Uniti e Nord America

Le purghe di Xi aprono una breccia alla CIA

di Niccolò Zampetti

Washington ha lanciato una campagna pubblica di reclutamento in cinese, puntando sui militari delusi dalle purghe di Xi Jinping. Una scelta tattica deliberata che punta a sfruttare il momento.

Il 12 febbraio 2026, la CIA ha pubblicato sui propri canali social un video in mandarino rivolto agli ufficiali dell’Esercito Popolare di Liberazione. Il video ritrae un ufficiale dell’EPL di medio rango, deluso da un sistema di promozioni basato sulla fedeltà politica invece che sul merito, che sceglie di contattare l’agenzia americana. Le istruzioni per farlo in modo anonimo — VPN, Tor, connessioni pubbliche — erano incluse nel video stesso.

Le purghe di Xi e la finestra della CIA

Il video è uscito poche settimane dopo la rimozione di Zhang Youxia, fino ad allora il più alto ufficiale in servizio della Commissione Militare Centrale. Secondo il China Leadership Monitor, dal luglio 2023 a oggi oltre 36 Generali e Ammiragli sono stati ufficialmente epurati, con altri 65 probabilmente rimossi in base alla loro assenza da eventi pubblici in cui sarebbero dovuti comparire. Secondo il CSIS China Power Project, il totale di Generali confermati o potenzialmente epurati raggiunge quota 101.

I casi clamorosi sono molti: il Comandante della Forza Missilistica Li Yuchao rimosso nel 2023, il Ministro della difesa Li Shangfu espulso nel 2024, il Vicepresidente della CMC He Weidong e il capo del Dipartimento per il Lavoro Politico Miao Hua eliminati nell’ottobre 2025, infine Zhang Youxia nel gennaio 2026. Le purghe hanno decimato il vertice militare cinese in meno di tre anni, lasciando posizioni chiave vacanti o affidate a ufficiali meno esperti.

Secondo Asia Society, le purghe fanno parte di una campagna anticorruzione che dal 2012 ha colpito oltre 200.000 funzionari. Quando raggiungono i vertici militari, generano malcontento in ambienti con accesso diretto a informazioni sensibili, una condizione che l’intelligence americana ha deciso di sfruttare attraverso canali pubblici.

Perché farlo in pubblico

L’intelligence tradizionale lavora nell’ombra, attraverso contatti riservati e fonti pazientemente coltivate. La CIA sta facendo l’opposto: dal maggio 2025 ha pubblicato una serie di video cinematografici in mandarino, prima rivolti ai funzionari del Partito Comunista, poi ai militari dell’EPL. I primi due video del maggio 2025 hanno totalizzato oltre 5 milioni di visualizzazioni nella sola prima giornata. A marzo 2026, secondo il Taipei Times, i quattro video della campagna avevano raggiunto complessivamente 120 milioni di visualizzazioni su YouTube.

In un Paese con un apparato di sorveglianza di massa come la Cina, il reclutamento tradizionale faccia a faccia è quasi impossibile. I video pubblici, accessibili via VPN, bypassano questa barriera. Ogni clip include istruzioni operative dettagliate su come contattare l’agenzia in modo anonimo attraverso il dark web della CIA. Come ha dichiarato un funzionario dell’agenzia a CBS News: “Se i video non funzionassero, non ne faremmo altri”. La stessa fonte ha confermato che la CIA ha visto “sempre più persone con accesso a informazioni sulla Cina offrire spontaneamente i propri servizi” attraverso il sito dell’agenzia.

Un altro obiettivo è quello di seminare sospetto. Ogni video pubblicato obbliga Pechino ad aumentare la sorveglianza interna, a moltiplicare i controlli sugli ufficiali, a creare un clima di diffidenza dentro l’EPL. Anche senza reclutare nessuno, la campagna ha un effetto destabilizzante misurabile.

La risposta di Pechino

Il Ministero della sicurezza di Stato cinese ha definito pubblicamente i video “una performance da circo” e ha accusato la CIA di ricorrere a “misure disperate” per mascherare i propri fallimenti. Il portavoce del Ministero degli esteri Lin Jian ha dichiarato che “la Cina adotterà tutte le misure necessarie” per contrastare le attività di spionaggio straniero.

La risposta è rabbiosa, e questo dice qualcosa. Se i video fossero davvero inefficaci, Pechino potrebbe ignorarli, invece li attacca pubblicamente, il che amplifica involontariamente la loro visibilità anche all’interno della Cina. Il Ministero della sicurezza di Stato cinese ha nel frattempo intensificato la propria campagna sui social media con video e fumetti quotidiani sulle minacce di spionaggio straniero , paradossalmente aumentando la consapevolezza che tali canali di contatto esistono.

Sul piano pratico, Pechino ha inasprisce la sorveglianza sugli ufficiali di medio rango. esattamente quelli che la CIA sta cercando di raggiungere. Il che crea un circolo: più Xi controlla, più malcontento genera, più malcontento genera, più materiale la CIA ha su cui lavorare.

Una guerra di lungo periodo

Washington intende proseguire su questa strada. Il direttore della CIA John Ratcliffe ha definito la Cina “la priorità assoluta dell’agenzia” in quella che ha descritto come una “competizione generazionale” con Pechino. La logica è lineare: ogni purga allarga il numero di militari cinesi potenzialmente disponibili a collaborare con Washington.

Per Washington, penetrare l’apparato militare cinese è una priorità esistenziale, soprattutto in uno scenario di crescente tensione su Taiwan. Secondo il CSIS, le ripetute purghe stanno creando decision paralysis tra gli ufficiali dell’EPL, con conseguenze negative sulla pianificazione operativa, inclusa quella relativa al Comando del Teatro Orientale, responsabile di un eventuale scenario Taiwan. In caso di crisi, avere fonti dirette dentro l’esercito cinese vale più di qualsiasi vantaggio tecnologico.

Per Pechino la questione è complicata, poichè le stesse purghe che Xi utilizza per consolidare il controllo sull’esercito alimentano il malcontento che Washington cerca di intercettare. Questa dinamica non appare destinata a risolversi nel breve periodo e la CIA sembra averlo compreso prima di Pechino.

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