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TematicheItalia ed Europa"Dopo Merkel, l’Europa è alla ricerca di una personalità...

“Dopo Merkel, l’Europa è alla ricerca di una personalità politica forte”. Il commento di Rusconi

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La Germania si appresta ad entrare in una nuova fase politica, con l’addio di Angela Merkel dopo 16 anni come cancelliera. Un potenziale punto di svolta per il Paese tedesco e per tutto il continente europeo. Ne abbiamo parlato con il Prof. Gian Enrico Rusconi, Professore emerito di Scienza Politica dell’Università di Torino.

Professore, domenica va alle urne la Germania. Come si prospetta questo voto?

La situazione è veramente incerta, come mai successo nella politica tedesca che per decenni è stata sicura nelle sue parti. Non credo sia stata una scelta molto felice quella della cancelliera Angela Merkel di sostenere come candidato della Cdu (l’Unione Cristiano-Democratica) Armin Laschet. Non si può escludere una loro estromissione dal prossimo governo. I socialisti, dall’altro lato puntano ad essere la prima forza del Paese, senza avere particolari meriti ma solo grazie all’indebolimento dei cristiano-democratici. I Verdi sono un po’ “spariti”, non riescono a farsi vedere, mi aspettavo venissero fuori in maniera più forte. La domanda è: perché? Sembrava una situazione ideale per loro, con le forze politiche più grandi e tradizionali entrambe indebolite. Non sono riusciti a crescere del tutto come ci si aspettava. Ovviamente è una mia impressione, quella di un modesto osservatore.

La scena politica tedesca saluta Angela Merkel, dopo 16 anni di cancelleria. Qale futuro per il Paese?

Non è solo lei che se ne va, è un modo di fare politica, di pensare, di agire, che si porta dietro

Il tramonto politico della leader tedesca segna il ritiro, dopo 16 anni, di quel moderatismo tipico della Merkel. Non è solo lei che se ne va, è un modo di fare politica, di pensare, di agire, che si porta dietro. Anche se potrebbe aprire una grande opportunità per la Germania, quella di esercitare un ruolo più assertivo a livello europeo, io non uso la parola egemone perché non mi piace, ma, facendo un ragionamento sul futuro, la Germania potrebbe acquistare un ruolo più autorevole. Il problema è che non c’è, tra gli aspiranti cancellieri, una personalità che possa avere la stessa funzione di Merkel. Per questo penso che in fondo Berlino stia perdendo un’occasione e c’è il rischio che il Paese possa perdere prestigio e credibilità, anche nel parlare a nome dell’Europa.

Che conseguenze ci potranno essere per l’Europa?

La Germania è dell’Europa, nel senso che un indebolimento della Germania porta con sè automaticamente un indebolimento dell’intera Europa. Per Cina e Russia l’Europa è innanzitutto la Germania, anche se magari non ufficialmente. Con gli Stati Uniti che sembrano si stiano ritirando dal continente, sta cambiando moltissimo il panorama internazionale. Ma è la Germania – non che sia amante della Germania – che dovrebbe avere il coraggio di agire in maniera più assertiva. I tedeschi dovrebbero capire veramente che se non tirano avanti loro la baracca, l’Europa rimane una cosa indeterminata. Ormai anche nelle democrazie avanzate la figura del leader ha un ruolo molto importante. Questo ci fa tornare al problema delle qualità dei candidati cancellieri di queste elezioni. Se dalle elezioni e nei mesi successivi venisse fuori una personalità forte, potremmo anche avere maggiore influenza e importanza per Usa, Cina e Russia, anche se al momento sembra difficile.

Secondo lei, ci sono prospettive di un avvicinamento tra Italia e Francia proprio per sopperire all’indebolimento di una Germania orfana di Merkel? Possono essere loro, in futuro, a guidare l’Europa?

Non penso ci possa essere un reale avvicinamento tra Parigi e Roma. La Germania è ancora il Paese orientatore dell’Europa, ma l’attuale situazione incerta si proietta fatalmente sugli altri. Piuttosto potrebbe essere la volta della Francia, ma bisogna capire se il presidente Emmanuel Macron avrà la forza di caricarsene la responsabilità, attualmente non mi sembra così autorevole e le prossime elezioni francesi potrebbero confermare questa visione. Invece il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ha quella personalità molto forte ed è importante. Ma non basta per far diventare l’Italia un Paese forte. La nostra nazione ha una debolezza strutturale fortissima, con le sue divisioni e competizioni interne. L’Europa è quindi alla ricerca di una propria figura politica forte. L’abbandono di Merkel ha di colpo palesato questa situazione.

Luca Sebastiani

Geopolitica.info

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