Si è svolto nella prima settimana di aprile un vertice Nato a Bruxelles con i vari ministri degli Esteri dell’Alleanza, ma anche partner esterni. Durante la conferenza sono stati due i punti chiave: aumento della spesa del PIL in difesa e condizioni per una pace duratura in Ucraina.
Dopo l’incontro a Parigi tra i leader di quasi 30 Paesi, con i capi di Nato e Unione Europea, un nuovo incontro è avvenuto negli ultimi giorni a Bruxelles. La “Coalizione dei volenterosi” riscontra molte difficoltà nel trovare l’unanimità sulle operazioni di peace-keeping, come ha ribadito il presidente francese Macron: le difficoltà si riscontrano sia sul piano politico interno dei vari Paesi, sia sulle loro capacità di dare seguito ad una simile mossa in ambito internazionale.
La Francia e il Regno Unito si pongono così come guida per aiutare l’Ucraina, la quale già riceve ingenti somme di denaro inglese. Oltre agli aiuti, sia l’ex cancelliere tedesco Scholz sia il Primo ministro britannico Starmer, ribadiscono come non si debbano fermare le sanzioni nei confronti di Mosca, fin quando non vi sarà la pace.
Al vertice si sono presentati molti leader ed esponenti di punta dei Paesi appartenenti all’Alleanza: tra questi anche il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio, presentato dal segretario generale della Nato Mark Rutte. Accogliendo l’alleato statunitense, Rutte ha ricordato quanto la Nato stia incrementando il supporto militare per provvedere alla sicurezza dell’Alleanza di fronte alle attuali sfide globali. In particolare ha fatto presente che negli ultimi tre mesi vi è stato un ingente supporto all’Ucraina – 21.65 miliardi di dollari – affinché questa possa combattere fino al termine del conflitto. Non solo, ma le minacce da parte della Federazione russa, seguite da quella della Cina e della Corea del Nord, continuano ad essere una longeva preoccupazione per la stabilità dell’ordine internazionale. Per questi motivi, il segretario Rutte ha ricordato come gli Stati Uniti siano importanti nell’Alleanza, ora più che mai dai tempi della Guerra fredda.
L’intervento di Marco Rubio
Lo scopo della presenza del segretario di Stato statunitense Marco Rubio è stato quello di dare rassicurazioni, in particolare la permanenza degli Stati Uniti all’interno dell’Alleanza atlantica. La richiesta statunitense è quella di avere un’organizzazione più forte, un traguardo raggiungibile però con il “trasferimento” di gran parte delle responsabilità ai Paesi europei. Motivo per il quale l’aumento della spesa nella difesa è essenziale: “siamo su un percorso realistico con ogni singolo Paese membro che si impegna a mantenere la promessa del 5% della spesa”. La deterrenza non deve provenire solo dagli Stati Uniti, ma anche dai suoi alleati, e questa è una critica che il presidente Trump – dice Rubio – faceva durante la prima amministrazione e lo ribadisce anche in questa seconda. Nonostante non venga preteso che ciò accada nell’arco di due anni, è una strada che deve cominciare ad essere percorsa.
Nonostante la permanenza delle truppe statunitensi in Europa, questa potrebbe essere ridimensionata, affinché i Paesi europei comprendano chiaramente che – come ha dichiarato il segretario alla Difesa Pete Hegseth – “non si può presumere che la presenza statunitense durerà per sempre”. I soldati americani sul suolo europeo sarebbero infatti circa 100 mila attualmente, ma una possibile riduzione di 20 mila è un’ipotesi molto presente, soprattutto dall’insediamento della seconda amministrazione Trump nel gennaio 2025. Naturalmente, dalla fine della Guerra fredda gli interessi degli Stati Uniti sono cambiati, in quanto la crescente minaccia viene ormai identificata nella Repubblica Popolare Cinese sul panorama dell’Indo-Pacifico, e non solo.
Motivo di contrasto tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti è la neo-guerra commerciale: secondo alcuni leader, questa mossa andrebbe contro l’Art.2 del Trattato di Washington. Tra questi vi è il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani – facendo riferimento alla “collaborazione economica tra i Paesi che ne fanno parte” – ha dichiarato che “la guerra commerciale certamente non fa parte di quello che dice l’articolo 2, dobbiamo evitarla”. Oltre a Tajani ed altri capi europei, anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è dichiarata contraria alla scelta americana. Nonostante i vari tentativi di avvicinamento alla Casa Bianca da parte italiana, la mossa del presidente Trump di adottare i dazi del 25% sulle auto importate e del 20% sui prodotti europei, è stata fortemente criticata. Nonostante le perplessità dei membri della Nato, il segretario generale Rutte considera il contrasto tra dazi e statuto dell’Alleanza come secondario.
Conclusioni del segretario Rutte
Proprio nella conferenza finale, il segretario generale dell’Alleanza atlantica ha comunicato quanto fossero stati produttivi i due giorni del vertice, duranti i quali le rassicurazioni americane hanno dato un lieve sollievo al resto degli alleati Nato, oltre all’ennesimo invito a fare di più per la difesa comune. Nell’agenda rimane però il sostegno all’Ucraina, con l’obiettivo di una “pace duratura e globale” – come ha anche ribadito il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. L’impegno da parte dell’Alleanza è chiaro, migliorare la spesa sulla difesa e sulle capacità militari non viene messo in discussione da nessun leader dei Paesi membri, nonostante ognuno abbia problematiche interne.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, i dubbi persistono sul ruolo che l’amministrazione Trump fornirà alla Nato nel breve-medio termine: Rutte ha chiarito come la questione dei dazi non debba spaventare i Paesi europei, in quanto gli Stati Uniti sono un alleato storico dell’Europa e continuano ad essere una presenza insostituibile nel contesto europeo. Inoltre, il segretario generale Nato ha precisato che il suo ruolo è concentrato sulla difesa del territorio dei Paesi appartenenti all’Alleanza. In questo momento di crisi internazionale bisogna rimanere uniti affinché la minaccia proveniente dalla Federazione russa, anche dopo che sarà terminato il conflitto in Ucraina, non possa più provocare preoccupazioni, o danni ai Paesi del continente europeo.
Prospettive future
L’obiettivo dell’Alleanza è di risolvere le perplessità rimaste a livello europeo, o per lo meno diluite entro il prossimo vertice a giugno 2025. I leader europei hanno l’urgente bisogno di risolvere le dinamiche interne: in particolare, nel caso francese e in quello tedesco la presenza delle destre, con le rispettive posizioni euroscettiche, rischiano di minare ulteriormente gli equilibri a livello internazionale. Di fronte al conflitto in Ucraina, la Francia di Macron e il Regno Unito di Starmer continuano a farsi portatori della pace nel continente, garantendo l’ombrello nucleare qualora gli Stati Uniti dovessero uscire dal contesto europeo per concentrare le loro forze nell’Indo-Pacifico. Ma lo scetticismo generale permane sulla possibilità che la Federazione russa voglia concludere il conflitto in Ucraina per sedersi ad un tavolo di pace. La paura è quella di lasciare troppa “carta bianca” a Putin, il quale potrebbe rivedere in futuro le condizioni. Nel frattempo, la Germania del neo-cancelliere Friedrich Merz si prepara ad indebitarsi affinché il suo sistema di difesa possa modernizzarsi, nonostante le critiche a livello internazionale e la polarizzazione che il Paese sta quotidianamente subendo.
L’impegno nei confronti della Nato ha bisogno di essere incrementato, soprattutto di fronte alle minacce di Trump – sia la rimozione delle truppe americane dal suolo europeo, sia la guerra dei dazi – che hanno trovato concretezza dopo le parole. Alla fine, la Nato sta reagendo con forza le proprie criticità per una riforma interna, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra i Paesi membri, ma soprattutto di migliorare la condizione militare e di sicurezza degli Alleati che si trovano sul continente europeo.

