Come già accaduto nella vicina Ungheria con la sconfitta subìta da Viktor Orbán, anche in Serbia si assiste a un cambio di guardia al governo. Le elezioni politiche del 25 ottobre, infatti, hanno visto la sconfitta della coalizione “Aleksandar Vučić – Serbia Unita”, sostenuta dal Presidente uscente e capeggiata dal suo Partito Progressista Serbo (SNS).
A vincere è stata la Lista Studentesca (SL), nata sull’onda di un movimento di protesta che, soprattutto dalla fine del 2024, ha interessato la società civile. La capacità di mobilitazione della nuova compagine politica è testimoniata dall’elevato indice di partecipazione, vicino al 70%, il tasso più elevato registrato dalla fine della Jugoslavia.
Ottenendo il 53,44% dei voti (con lo scrutinio al 97%) e 140 dei 250 seggi dell’Assemblea Nazionale, la Lista Studentesca ha posto fine al lungo dominio politico di Vučić, Primo Ministro dal 2014 al 2017 e Presidente a partire da quell’anno. Lo scorso 27 settembre sono arrivate le sue dimissioni, presentate con l’intenzione di restare al potere, dopo le elezioni politiche, ancora una volta con il ruolo di Primo Ministro. La sua lista “Serbia Unita”, tuttavia, si è fermata al 39,64% dei voti, che si tradurranno in 103 seggi. Gli altri partiti non hanno superato la soglia del 3%, compreso il Partito Socialista dell’ex premier Ivica Dačić, e i seggi rimanenti saranno appannaggio dei rappresentanti delle minoranze.
Dalla piazza alle urne: il successo della SL
I sondaggi della vigilia accreditavano la Lista Studentesca quantomeno come un concorrente credibile, se non come il favorito per la vittoria elettorale. Le origini del movimento risalgono alla fine del 2024, con il tragico incidente verificatosi nella stazione di Novi Sad (quando il crollo del soffitto della stazione provocò 16 morti) e l’inizio di una lunga serie di proteste, animate in particolare dagli studenti, dettate dalla carenza di trasparenza da parte del governo. Le crescenti manifestazioni hanno avuto un immediato impatto politico con le dimissioni, nel gennaio del 2025, del Primo Ministro Miloš Vučević (sindaco di Novi Sad tra il 2012 e il 2022).
Nel maggio del 2025 il movimento studentesco ha fatto il proprio ingresso nell’arena politica nazionale, chiedendo elezioni anticipate e un nuovo governo in grado di soddisfare le richieste delle piazze. Nel settembre 2026, poi, ha avuto luogo la nascita formale della compagine politica, con la presentazione di una lista di 250 candidati (definita soprattutto nell’ambito delle assemblee delle facoltà universitarie) e di un programma di 11 punti. Questi riguardavano soprattutto temi di politica interna, quali legalità, trasparenza, lotta alla corruzione, istruzione e libertà dei media.
La priorità data a queste istanze, così come la varietà dell’appartenenza ideologica dei sostenitori e dei componenti del movimento, ha fatto sì che ai temi di politica estera venisse riservato un posto di secondo piano. Lo stesso Ilija Srdanović, volto di primo piano della Lista, ha dichiarato che solo in seguito alla vittoria elettorale e a un cambio di governo si sarebbero create le condizioni per un dibattito sulla postura internazionale e sugli orientamenti strategici del Paese. I temi internazionali, nel corso della formazione del movimento e della campagna elettorale, sono dunque stati trattati solo marginalmente, anche se in alcune occasioni sono state definite delle posizioni di principio e, nella piattaforma web del movimento, alcuni punti sono stati chiariti coerentemente con quanto concluso durante le riunioni.
Integrazione europea e questione del Kosovo
A livello generale, la SL afferma di voler condurre una politica estera basata su “princìpi, equilibrio e pragmatismo”, fondata sulla tutela degli interessi nazionali e mantenendo l’attuale neutralità militare. Sotto questo profilo, il nuovo governo erediterà una postura internazionale basata su una politica estera multivettoriale attuata negli anni di Vučić e del SNS, caratterizzata dall’interlocuzione con vari attori dello scenario mondiale: UE (status di Paese candidato, primo partner commerciale), Russia (legame politico di lunga data), Stati Uniti, Cina e altri.
Le relazioni con l’UE costituiscono un ambito di particolare interesse per gli osservatori e per le cancellerie europee. La vittoria della lista degli studenti, che in seguito all’incidente di Novi Sad hanno più volte cercato a Bruxelles una sponda per fare pressione sul governo, nonché per denunciare alcuni episodi di violenza nei confronti dei manifestanti durante le proteste, è stata accolta in modo positivo dai vertici delle istituzioni comunitarie. Il Commissario europeo per l’Allargamento, Marta Kos, ha salutato la vittoria della SL come la possibile apertura di “un nuovo capitolo” per la Serbia, dichiarando che le porte dell’UE sono aperte per il futuro ingresso di Belgrado. Dopo una conversazione telefonica con Ilija Srdanović dopo il voto, Kos ha affermato che la Serbia potrà avvicinarsi all’Unione grazie alle riforme su stato di diritto, lotta alla corruzione e libertà dei media.
Il nuovo percorso erediterà un percorso di avvicinamento all’UE per ora incompiuto. Paese candidato dal 2012, la Serbia ha ottenuto l’apertura di 22 dei 35 capitoli negoziali previsti. Tuttavia, il processo di adesione ha subìto un rallentamento nel corso degli ultimi anni, in particolare a causa di questioni legate allo stato di diritto e del mancato allineamento di Belgrado alle sanzioni e alla politica estera dell’UE nei confronti della Russia. La Serbia, su questo fronte, rappresenta un’eccezione rispetto agli altri Paesi dei Balcani Occidentali candidati a entrare nell’UE, i quali hanno invece sincronizzato la propria politica estera con le decisioni di Bruxelles. In questo quadro, nel corso del 2026, vari Paesi si sono opposti, in sede di COREPER, all’apertura del Cluster 3 dei negoziati di accesso, a testimonianza dello stallo del processo di adesione.
Altro tema delicato, anch’esso legato al processo integrazione europea, è poi rappresentato dal Kosovo. Un memorandum messo a punto dagli studenti nel maggio 2026 definisce il Kosovo come parte integrante della Repubblica di Serbia, ponendo l’accento sul posto occupato dalla regione nell’ambito dell’identità nazionale, della storia e della cultura serba. Al contempo, il memorandum ha preso atto della necessità di risolvere la questione nell’ambito della comunità internazionale, nonché di “un modello che, nel pieno rispetto del diritto internazionale, garantisca pace, sicurezza e piena tutela dei diritti delle persone che vivono in questo territorio”.
Sotto questo profilo, il nuovo governo erediterà una situazione complessa, segnata da un inasprimento, soprattutto dal 2021 in poi, dei rapporti tra Belgrado e Pristina a seguito di vari accadimenti: la “crisi delle targhe” del 2021-23, gli scontri del Kosovo del nord della primavera 2023, l’attentato di Banjska del 2023, la chiusura delle “istituzioni parallele” nelle aree a maggioranza serba nel Kosovo del nord, l’imposizione del divieto all’uso del dinaro serbo in queste aree nel 2024 e la disputa sull’apertura unilaterale del ponte di Mitrovica.
Un elemento chiave sarà rappresentato dall’attuazione o meno dell’accordo di Ohrid del 2023, mediati dall’UE sotto la guida dell’allora Alto Rappresentante Josep Borrell, volto a normalizzare le relazioni tra Kosovo e Serbia pur senza prevedere un reciproco riconoscimento ufficiale. Pur non essendo stato firmato da parte serba, l’accordo è da ritenersi come legalmente vincolante, come più volte chiarito dall’UE. In accordo con ciò, nel 2024 il COREPER ha emendato il capitolo 35 nell’ambito dei negoziati di adesione della Serbia all’UE, includendo le disposizioni dell’accordo di Ohrid e rendendo, dunque, la sua implementazione come una condizione necessaria per l’ingresso di Belgrado dell’Unione. L’accordo, tuttavia, risulta al momento non attuato, in particolare nelle sue disposizioni più sensibili (per esempio con riguardo all’astensione dall’ostacolare il Kosovo a fare ingresso nelle organizzazioni internazionali).
Il programma del movimento, su questo fronte, pone l’attenzione sulle condizioni della minoranza serba in Kosovo, nonché sulla protezione delle “istituzioni educative, sanitarie, sociali e culturali in Kosovo e Metohija, con particolare attenzione all’Università di Pristina”, e sulla difesa del patrimonio culturale e religioso. Per il resto, viene ribadita una posizione contraria al riconoscimento dell’indipendenza di Pristina e all’ingresso del Kosovo nelle organizzazioni internazionali, escludendo al momento mutamenti di postura rispetto agli esecutivi precedenti.
Quale postura nell’arena internazionale?
Un altro banco di prova rilevante sarà rappresentato dai rapporti con la Russia e dalla posizione rispetto al conflitto russo-ucraino. In questo ambito, il governo erediterà non solo il consolidato legame politico con Mosca (contro la quale, come detto Belgrado non ha introdotto sanzioni in seguito all’invasione dell’Ucraina), ma anche una postura sfumata rispetto alla guerra in corso, emersa per esempio in occasione della visita di Volodymyr Zelensky a Belgrado nel mese di agosto. In quel frangente, tra l’altro, Zelensky e Vučić hanno ribadito al supporto all’integrità territoriale dei rispettivi Stati (con riguardo al Kosovo da un lato e ai confini dell’Ucraina del 1991-2013 dall’altro).
In campagna elettorale, la SL si è espressa contro l’ipotesi dell’introduzione di sanzioni contro Mosca, ritenendo che ciò non contribuirebbe “alla risoluzione delle sfide politiche e di sicurezza”. Anche il programma del movimento si esprime a favore del mantenimento della “tradizionale partnership” con la Russia; al contempo, è presente anche un cenno esplicito all’integrità e all’inviolabilità del territorio dell’Ucraina, coerentemente al principio del diritto internazionale del rispetto dell’integrità territoriale degli Stati sovrani e in accordo con la posizione serba attuale.
Per il resto, il programma della SL fa solo un rapido cenno ai rapporti con gli Stati Uniti, affermando la volontà di sviluppare le relazioni “basandoci su interessi comuni e maggiore fiducia” su una serie di temi. La congiuntura dei rapporti tra Belgrado e Washington è positiva, come testimoniato dall’avvio, nel luglio 2026, un “dialogo strategico”. La SL ha identificato i settori di cooperazione principali in energia, alta tecnologia, difesa e commercio, mostrandosi favorevole alla prosecuzione del dialogo in corso con gli USA.
Con riguardo, poi, alla Cina, la SL afferma di voler sviluppare un “partenariato strategico globale”. Tuttavia, si dichiara che, nell’ambito dei futuri progetti di cooperazione, vi sarà una maggiore insistenza sul “rispetto delle normative nazionali, degli standard ambientali, dei diritti dei lavoratori e della sicurezza sul lavoro”. Una posizione dettata anche dal fatto che, tra il 2021 e il 2024, i lavori di ristrutturazione della stazione di Novi Sad sono stati attuati dal consorzio cinese formato da China Railway International Co. Ltd (CRIC) e China Communications Construction Company Ltd (CCCC).
Conclusioni
La vittoria della Lista Studentesca in Serbia rappresenta una novità politica di rilievo, segnando la sconfitta di una classe dirigente al potere fin dai primi anni 2010 e coronando il successo di un movimento di protesta capace di mobilitare la società dietro istanze principalmente di politica interna, come corruzione, trasparenza, educazione e libertà dei media.
La SL si presenta come un movimento caratterizzato da varie sensibilità, capace di coinvolgere persone di varia estrazione politica e ideologica, mossa in primis dall’opposizione nei riguardi di Vučić e del SNS. In questo quadro, la politica estera ha avuto un ruolo di secondo piano nella formazione del movimento, il quale si è limitato all’esposizione di alcune linee di massima e princìpi di fondo, senza mettere a punto un’agenda dettagliata.
Di conseguenza, solo l’esperienza di governo sarà in grado di mostrare effettivamente l’impatto del cambio di leadership sulla postura internazionale di Belgrado. Probabilmente, le dinamiche interne del movimento studentesco e la sua evoluzione nel corso dei prossimi anni avranno un peso determinante in questo senso. Da un lato, una prevalenza delle sensibilità più aperte all’Europa e all’integrazione comunitaria, per esempio su spinta della diaspora, potrebbe ancorare il Paese in una posizione più marcatamente filoccidentale. Ciò potrebbe tradursi in una ripresa del percorso di integrazione, soprattutto in virtù di miglioramenti sul fronte dello stato di diritto, ma possibilmente anche grazie a passi avanti nell’ambito del dialogo di normalizzazione Serbia-Kosovo mediato dall’UE.
In alternativa, una prevalenza delle sensibilità più nazionaliste potrebbe favorire una maggiore continuità con la politica estera degli anni di Vučić, privilegiando l’esigenza di conservare il massimo margine di manovra e di bilanciare le relazioni tra USA, UE, Cina e altri attori dell’arena internazionale.



