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10/07/2026
Cina e Indo-Pacifico, Difesa, Geopolitica

Il Regno Unito sblocca i fondi per GCAP, il caccia di sesta generazione tra espansione internazionale ed equilibri politico-industriali

di Giorgio Ciampini

Con la pubblicazione del Defence Investment Plan il Regno Unito scongiura lo stallo del programma per il caccia di sesta generazione in collaborazione con Italia e Giappone. Appare tuttavia evidente la questione della sostenibilità di un programma minilaterale così ambizioso. In questo contesto l’interesse di possibili nuovi partner potrebbe permettere di accedere a nuove risorse a patto che ciò non vada a compromettere i delicati equilibri politico-industriali tra i partner originari e le tempistiche stabilite.

Il 30 giugno 2026, il Primo Ministro Keir Starmer ha annunciato la pubblicazione del Defence Investment Plan (DIP), documento contenente la pianificazione degli investimenti per la difesa del Regno Unito per i prossimi dieci anni. All’interno di esso sono previsti 8,6 miliardidi sterline per il Global Combat Air Programme (GCAP) per gli anni fiscali 26/27 e 29/30. Il DIP, originariamente previsto per l’autunno 2025, arriva a seguito di ritardi e tensioni tra il Tesoro e il Ministero della Difesa, dovute all’assenza di coperture finanziarie per gli obiettivi delineati dalla Strategic Defense Review e per sopperire alle criticità delle Forze Armate britanniche, per un deficit complessivo stimato in £28 miliardi. Ciò era sfociato, a metà giugno, nelle dimissioni del Segretario alla Difesa John Healey. Queste problematiche si sono inserite nella più ampia crisi politica del governo Starmer. Il primo ministro uscente aveva comunque confermato l’impegno a pubblicare il DIP entro la data limite del Summit NATO di Ankara del 7 luglio, prima di venire sostituito dal premier in pectore Burnham. Il DIP è supportato da 298 miliardi di sterline destinati ai prossimi quattro anni, comprendenti un aumento di 15 miliardi di sterline rispetto a quanto inizialmente previsto nella Spending Review del 2025.

La pubblicazione del DIP è fondamentale per la prosecuzione del programma GCAP. Il 30 giugno è infatti scaduto il primo contratto-ponte dal valore di 686 milioni di sterline assegnato ad aprile alla joint venture Edgewing, formata dalle principali industrie dei tre partner al fine di progettare e realizzare il velivolo. Terminata questa fase, il programma avrebbe corso il rischio di arrestarsi qualora Londra non fosse riuscita a garantire almeno sei miliardi di sterline per il progetto. Grazie al via libera per i finanziamenti britannici, il 3 luglio, L’Agenzia GCAP e Edgewing hanno quindi potuto concludere un contratto da 18 mesi dal valore di 4,6 miliardi di sterline, che garantirà il completamento della fase di concetto avanzato e valutazione del programma.

GCAP raccoglie interesse a livello internazionale

La pubblicazione del DIP ha quindi scongiurato lo scenario peggiore per GCAP. La solidità del programma appare inoltre confermata dall’interesse riscosso a livello internazionale. Al momento il Canada sembra configurarsi come il candidato più realistico per un’eventuale espansione del programma, mentre anche la Germania starebbe valutando l’ingresso in GCAP.

Durante una visita in Giappone il Ministro della Difesa canadese McGuinty ha discusso con l’omologo Koizumi la possibilità di una partecipazione canadese con un ruolo iniziale di osservatore, come base per un eventuale acquisto dei velivoli di sesta generazione. Questo interesse si inserisce nel contesto di ammodernamento del parco velivoli della Royal Canadian Air Force (RCAF) volto a sostituire la flotta di CF-188. Ottawa ha infatti pianificato un ordine di 88 F-35A di fabbricazione statunitense. Questo accordo è tuttavia diventato oggetto di discussione a seguito delle tensioni commerciali tra Ottawa e Washington, spingendo il Governo a valutare una diversificazione della propria componente aerea. In questo contesto la partecipazione in GCAP potrebbe quindi costituire un’opportunità per ridurre la dipendenza tecnologica nei confronti degli Stati Uniti.

Per Berlino, reduce dal fallimento della cooperazione franco-tedesca FCAS, GCAP è solo una delle opzioni sul tavolo. Oltre all’ingresso tedesco in un programma già esistente, Il Ministro della Difesa Pistorius ha affermato che una possibilità rimane l’acquisto di ulteriori F-35A, come soluzione temporanea per colmare il divario capacitivo tramite un velivolo di quinta generazione, oppure la creazione di un progetto a guida tedesca. Durante l’ILA Berlin di giugno, Airbus e le altre principali aziende tedesche del settore hanno infatti annunciato la creazione del Team Gen 6, al fine di salvaguardare le tecnologie già sviluppate durante FCAS. L’ingresso di Berlino in GCAP avrebbe un notevole impatto sul panorama della difesa europeo, tuttavia richiederebbe una delicata negoziazione volta a tutelare la struttura del programma, garantendo al contempo un ruolo di sufficiente rilievo per l’industria tedesca, scongiurando così le problematiche dovute all’asimmetria tra partner già verificatesi all’interno di FCAS.

I rischi dell’espansione di GCAP

L’espansione di GCAP presenta chiari vantaggi, l’ingresso di nuovi partner permetterebbe di creare un’economia di scala, accedendo a un maggior numero complessivo di risorse e capacità tecnologiche e industriali. Ciò non può tuttavia prescindere da un’attenta valutazione dell’impatto sugli equilibri politico-industriali di un programma minilaterale basato sulla piena parità tra partner. È opportuno notare come, in base al Trattato per la creazione della GCAP International Government Organisation (GIGO), per avviare le negoziazioni per l’accesso di nuove parti sia richiesto il consenso unanime all’interno del Comitato Direttivo, formato dai rappresentanti dei tre membri originari. 

L’Italia risulta particolarmente propensa all’ingresso di nuovi partner, come affermato dal Ministro della Difesa Crosetto, valutando positivamente la riduzione dei costi che ciò comporterebbe. L’Italia aveva infatti già registrato un aumento sostanziale delle previsioni del proprio contributo economico, passando dai 6 miliardi di euro stimati nel 2021 a 18,6 miliardi, di cui una prima tranche da 8,769 già prevista per la prima fase programmatica entro il 2037. Anche a livello industriale, la possibilità dell’ingresso della Germania ha raccolto il parere favorevole dell’AD di Leonardo, Mariani, il quale ha evidenziato i benefici a lungo termine che ciò comporterebbe, sottolineando però come l’ingresso di un nuovo partner richiederebbe di rinegoziare la divisione del lavoro, rallentando inevitabilmente lo sviluppo del programma. Va notato inoltre come Italia e Regno Unito abbiano già collaborato con la Germania nei programmi Tornado ed Eurofighter, rafforzando la percezione di Berlino come partner affidabile nell’ambito della cooperazione aerospaziale. 

Se per l’Italia uno slittamento delle tempistiche di sviluppo del velivolo appare quindi accettabile, ciò segna un punto di divergenza sostanziale con il Giappone. Tra i tre partner, Tokyo è quello che preme maggiormente per il rispetto della timeline originaria del progetto, che prevede l’entrata in servizio del velivolo entro il 2035. Le capacità di sesta generazione garantite da GCAP sono ritenute indispensabili per il mantenimento della superiorità aerea in uno scenario di contrasto al crescente potere militare e tecnologico della Cina nell’Indo-Pacifico. Non a caso, il ritardo nella pubblicazione del DIP aveva suscitato forti preoccupazioni da parte di Tokyo. Riguardo all’apertura del programma a nuovi partner, ebbene il Giappone non abbia espresso una posizione ufficiale su un eventuale ingresso della Germania come partner effettivo in GCAP, la posizione di Tokyo non può che essere di estrema cautela. Diverso appare invece il parere sul possibile ruolo di Ottawa. Il Canada entrerebbe nel programma con il ruolo di osservatore, ottenendo l’accesso alle informazioni necessarie per valutare un eventuale acquisto del velivolo. Ciò garantirebbe un ritorno economico senza richiedere una ridefinizione della governance e delle quote di lavoro, minimizzando l’impatto sulle tempistiche. La questione dell’espansione di GCAP rimane comunque uno dei nodi fondamentali per il successo del programma; sarà quindi opportuno garantire il rispetto degli obiettivi strategici e la sostenibilità complessiva del progetto, individuando formule di collaborazione che non vadano a compromettere gli equilibri della governance attuale.

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