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02/07/2026
Difesa, Europa, Geopolitica

Roma e Parigi dopo Antibes: la nascita di un nuovo asse europeo?

di Nicolò De Pasquale

In un momento di forte instabilità internazionale ed imprevedibilità nei rapporti transatlantici, il vertice tenutosi ad Antibes tra i governi di Francia e Italia è di fondamentale importanza. Il disgelo pubblico nei rapporti tra Macron e Meloni non va letto solo come un ravvicinamento personale, ma come una potenziale nuova alleanza strategica, che potrebbe aprire ad un nuovo asse tutto europeo.


Dal secondo dopoguerra, l’Europa ha trovato negli Stati Uniti d’America il proprio principale alleato strategico. La relazione transatlantica ha rappresentato per decenni una cornice di collaborazione che ha definito profondamente le politiche dei Paesi coinvolti, delineandone anche il ruolo sullo scenario internazionale. Tuttavia, questa stabilità è stata messa in discussione dalle politiche della seconda amministrazione Trump, che ha adottato una linea più assertiva e critica nei confronti degli alleati europei.

E’ dunque esemplare il recente scontro, avvenuto in seguito al G7 di Evian, tra il presidente statunitense e Giorgia Meloni, una delle leader europee che più aveva investito sul rapporto personale e politico con Washington. La polemica, culminata con lo scambio di dichiarazioni tra i due leader, non rappresenta la chiusura dei rapporti diplomatici tra i due paesi, ma mostra i limiti di una strategia politica basata sulla vicinanza con l’inquilino della Casa Bianca.

Così, il vertice di Antibes può essere letto come una risposta diplomatica a una difficoltà più ampia. L’imprevedibilità americana rende difficile per gli alleati europei affidarsi come un tempo all’alleato oltreoceano. Il rafforzamento dell’asse con Parigi non è un tentativo di allontanarsi dall’alleanza transatlantica, fondamentale per l’Italia e l’Europa, ma una diversificazione delle alleanze strategiche, alla ricerca di opportunità comuni. Antibes segna il rilancio di una cooperazione tutta europea, autonoma e pragmatica, attraverso la quale Roma e Parigi propongono soluzioni concrete ai principali dossier. 

La diplomazia dei rapporti personali

La Presidente Meloni ha investito molte forze negli anni per costruire il suo rapporto personale con Donald Trump, venendo più volte apprezzata pubblicamente dal Presidente statunitense, che l’ha dipinta come “an incredible and highly respected leader”, a conferma della forte vicinanza tra i due. La Meloni è stata uno dei pochi capi di governo presenti all’inaugurazione di Trump e si è mostrata spesso più cauta rispetto altri leader europei nel commentare le scelte della Casa Bianca, come nel caso della Groenlandia o dei dazi. Il rapporto tra i due leader è stato visto dalla Presidente del Consiglio come una risorsa diplomatica per ritagliarsi un ruolo più importante nella scena internazionale, presentandosi come possibile interlocutrice europea privilegiata con l’inquilino della Casa Bianca. Così, l’Italia di Giorgia Meloni avrebbe potuto rafforzare il peso italiano sia a Washington che a Bruxelles.

Tuttavia, questa strategia non ha ottenuto tutti i risultati sperati. Non solo l’Italia non ha ricevuto alcun trattamento particolare dall’amministrazione statunitense, ad esempio nel contesto dei dazi, ma l’imprevedibilità politica di Trump si presenta come una debolezza facilmente capace di minare alleanze basate su relazioni personali. Il Presidente americano è conosciuto per la frequenza a cambiare le proprie decisioni e o rivedere la propria opinione sui partner internazionali in caso di disaccordi, come successo con la Meloni in seguito al mancato supporto italiano al conflitto con l’Iran.

La diplomazia dei rapporti personali si dimostra una strategia utile, ma non sempre sufficiente. Per il governo italiano emerge la necessità di costruire una rete di alleanza più solida e diversificata, fondata non soltanto sulla vicinanza tra leader, ma su convergenze politiche e visioni comuni sul futuro. E’ su questa base che può essere letto il vertice di Antibes tra Macron e Meloni: l’Italia resta atlantica, ma decide di non dipendere solo dal rapporto con la Casa Bianca, rafforzando invece la cooperazione con partner europei centrali, come la Francia. 

Antibes e il ritorno del Trattato del Quirinale

La collaborazione tra i governi di Francia e Italia non è una novità di Antibes. A sancire il rafforzamento della cooperazione bilaterale tra i paesi è già stato il Trattato del Quirinale, firmato nel 2021 ed entrato in vigore poi nel 2023. Questo accordo non è semplicemente diplomazia simbolica, ma rappresenta una cornice istituzionale per avvicinare le due nazioni, stabilendo collaborazioni in tutti i settori in comune, dalla difesa all’economia, alla sicurezza, alla politica estera e allo spazio.

Antibes dunque non spunta dal nulla, ma è il frutto di un lavoro continuato da anni. Tuttavia, pur esistendo un accordo per delineare la collaborazione strutturale tra i due paesi, ciò non ha sempre funzionato a livello politico massimo, a causa dell’assenza di convergenze su diverse tematiche tra le due leadership. Infatti, Meloni, al tempo della firma del Trattato ancora all’opposizione, si espresse in termini particolarmente negativi contro il framework proposto dal Governo Draghi, considerandolo deleterio per gli interessi italiani. Una volta nominata Presidente del Consiglio, nella conferenza stampa di fine anno del 2022, Meloni non si era mostrata molto certa sulla materia dell’accordo. 

Inoltre, il rapporto tra i leader di Francia e Italia si è mostrato spesso burrascoso, mostrando spesso pareri contrastanti su decisioni fondamentali per l’Unione, come le politiche migratorie oppure l’intervento militare europeo in Ucraina. Inoltre, l’Italia ha lamentato più volte di essere stata tagliata fuori da Macron in occasioni importanti, punendo il governo di centrodestra, considerando il Belpaese come parte di una Europa di “Serie B’’.

La complessa situazione politica ha spinto i leader ad accantonare problematiche passate per concentrarsi invece al futuro dei propri paesi. Se le disposizioni del Trattato del Quirinale erano rimaste pressoché ferme sulla carta, il vertice di Antibes può ora dare motore all’accordo, dando il via a progetti concreti.

Difesa, spazio, agenda geopolitica: i dossier al centro del tavolo

Uno dei punti principali dell’accordo riguarda l’impegno comune nella difesa. La guerra tra Russia e Ucraina ha mostrato la condizione di vulnerabilità in cui si trova l’Europa, evidenziando la necessità di rafforzare le capacità produttive militari per essere in grado di sostenere, in caso fosse necessario, un conflitto ad alta intensità. Francia e Italia rappresentano due attori fondamentali nell’industria europea della difesa e il vertice di Antibes conferma la volontà di rafforzare la cooperazione a progetti bilaterali, come SAMP/T NG.

Un’altra area di collaborazione strategica è il settore dello spazio. I governi dei due Paesi intendono sostenere reciprocamente le rispettive industrie spaziali, coordinando le proprie posizioni sui programmi dell’Unione europea e dell’Agenzia spaziale europea. Inoltre, entrambe le nazioni hanno dichiarato di volersi impegnare a garantire la realizzazione efficace dell’IRIS (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite), infrastruttura europea per la connettività sicura via satellite, attraverso la collaborazione e il coinvolgimento delle proprie industrie.

Il terzo pilastro del vertice riguarda l’agenda geopolitica. I due governi affermano la volontà di collaborare e coordinarsi in politica estera, mostrando una convergenza su alcuni dei principali teatri di crisi: il supporto all’Ucraina, il riconoscimento dell’importanza del Mediterraneo come priorità strategica comune e l’appoggio alla soluzione dei due Stati tra Israele e Palestina. Particolarmente importante è il dossier libanese: Francia e Italia confermano il proprio sostegno all’UNIFIL e aprono alla costruzione di una coalizione internazionale a sostegno del Libano nello scenario post-UNIFIL. Inoltre, il vertice riconosce la centralità dell’impegno per l’Africa da parte di entrambi i paesi, con il “Piano Mattei” italiano e la cooperazione tra i due governi nell’attuazione della strategia Global Gateway dell’UE.

E’ nato un nuovo asse europeo?

Il vertice di Antibes rafforza entrambi i leader, che riescano ad avvicinare Francia e Italia, avviando collaborazioni concrete su un’ampia varietà di dossier. Ciò mostra la capacità di due grandi Paesi europei di superare almeno in parte le divergenze politiche e di individuare interessi comuni e opportunità per cooperare.

Tuttavia, parlare di asse Roma-Parigi non significa ignorare le differenze che continuano a separare Francia e Italia. Macron e Meloni hanno visioni politiche, priorità e obiettivi diversi. Le divergenze sul Mediterraneo, sull’Africa, sulla leadership europea e sul rapporto con Washington non scompariranno. Lo scopo di Antibes, dunque, non è stato costruire una piena unione di intenti, ma rafforzare una cooperazione strategica su specifici progetti nei settori in cui gli interessi dei due Paesi si sovrappongono.

Il vertice offre vantaggi ad entrambe le parti. Meloni, che non gode più del favore di Trump come un tempo, mostra che l’incrinazione dei rapporti con il Presidente americano non rende l’Italia meno atlantica o isolata, presentando la vicinanza strategica con altri grandi paesi europei, come la Francia. Per Macron, il riavvicinamento di Roma rinvigorisce la sua leadership e consolida la sua idea di un’Europa capace di agire con maggiore autonomia.

La domanda iniziale resta aperta: è nato un nuovo asse europeo? Per rispondere sarà necessario osservare l’evoluzione concreta della cooperazione nei prossimi mesi. Per ora, Antibes non sancisce la nascita di un’alleanza stabile nel tempo, ma mostra un primo tentativo di costruire una convergenza strategica tra Roma e Parigi, tutta interna all’Unione Europea. Infatti, in un’Europa in cerca di maggiore autonomia senza rinunciare alle relazioni transatlantiche, questa cooperazione può permettere all’Italia di rafforzare il proprio margine d’azione nel continente e nei teatri di crisi.

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