Martedì 23 giugno 2026, si è svolto un incontro quadrilaterale a Gödöllő tra i primi ministri di Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. Il vertice, riunitosi nel formato del Gruppo di Visegrád (V4), assume particolare importanza poiché rappresenta il primo incontro fra primi ministri dalla rottura maturata il 27 febbraio 2024 al vertice V4 di Praga. Quest’ultimo, infatti, segnò la rottura del V4 e l’emergere di una configurazione “V2+V2”, che vedeva da un lato i Paesi sostenitori di Kyiv (Polonia e Repubblica Ceca) e dall’altro quelli contrari (Ungheria e Slovacchia).
Invece, il vertice di Gödöllő si è configurato come la ricucitura tra i quattro Paesi centroeuropei. L’incontro, anticipato dall’incontro dei primi ministri dei Paesi V4 durante il Consiglio europeo di Bruxelles del 18 giugno, si è principalmente concentrato su lanciare segnali politici e individuare punti di convergenza. La Slovacchia, Paese che dal prossimo 1 luglio assumerà la presidenza annuale V4, ha illustrato le quattro priorità del suo mandato: competitività e riduzione dei prezzi dell’energia, allargamento dell’Ue a Serbia, Albania, Montenegro e Ucraina, cooperazione settoriale su temi come, ad esempio, l’industria della difesa, e il rafforzamento del Fondo Internazionale Visegrad e del formato V4+. Seppur minimale nei contenuti, i quattro leader hanno unanimemente espresso ottimismo sul presente e futuro del formato V4 nonché sulla capacità del Gruppo di essere incisivo nei principali dossier internazionali.
Péter Magyar: l’uomo della svolta
Il V4 ha conosciuto principalmente un nuovo slancio grazie all’attuale primo ministro ungherese Péter Magyar. Egli, infatti, sta puntando principalmente a ripristinare i canali diplomatici regionali in cui la ricostituzione dell’asse polacco-ungherese ha rappresentato la principale priorità. Il bilaterale di Varsavia del 19-21 maggio ha segnato un riavvicinamento diplomatico incentrato sulla convergenza delle posizioni dei due Stati. Il rilancio del Gruppo è stato l’elemento centrale delle discussioni in cui l’Ungheria, attuale detentrice della presidenza V4, ha espresso la volontà di approfondire la cooperazione sulla sicurezza energetica in ottica di ridurre la dipendenza da Mosca e sulla sicurezza per rafforzare lo sforzo al supporto all’Ucraina. Magyar ha aperto, inoltre, alla possibilità di allargare il formato V4 ai Paesi nordici, ai Balcani occidentali, all’Austria e alla Romania.
A Gödöllő, Budapest non è stata solo padrona di casa ma anche, assieme alla Polonia, Paese capace di guidare il V4 verso maggior cooperazione. Difatti, il primo ministro magiaro ha esplicitamente criticato il suo predecessore affermando che il suo operato abbia danneggiato i rapporti con Varsavia e, dunque, lo sviluppo del Gruppo. Inoltre, Magyar ha aperto alla proposta slovacca di istituire consultazioni regolari V4 prima dei vertici europei con l’obiettivo di dare all’Europa centrale una voce più forte nelle decisioni dell’Ue nonché promosso una cooperazione più stretta su bilancio UE, politica di coesione e agricoltura. Infine, Budapest ha annunciato, come segnale di cooperazione rinnovata, la realizzazione di un collegamento ferroviario ad alta velocità che collega direttamente le quattro capitali dei Paesi centroeuropei.
Tale svolta segna una cesura rispetto alle dinamiche che hanno caratterizzato l’Europa centrale negli ultimi anni. La frammentazione del Gruppo era data dalle profonde differenze circa la natura del formato da parte dei suoi membri. Infatti, il precedente esecutivo magiaro inquadrava il V4 come un veicolo per la promozione di un’agenda contrapposta agli orientamenti di Bruxelles. Inoltre, la crescente vicinanza di Budapest e Bratislava a Mosca ha prodotto costi securitari e reputazionali che Varsavia e Praga hanno ritenuto incompatibili con i propri interessi. Di contro, quello attuale vede il Gruppo come piattaforma di cooperazione la cui utilità deriva dalla sua collocazione all’interno dell’architettura europea e dalla capacità di promuovere interessi regionali dentro l’Ue.
Sfide irrisolte
Nonostante la situazione sia notevolmente migliorata rispetto anche solo a pochi mesi fa, rimangono ancora dei nodi da sciogliere. In primo luogo, i rapporti tra Budapest e Bratislava rimangono ancora tesi. L’approvazione, da parte slovacca, dell’emendamento legislativo che criminalizza la contestazione dei “decreti Beneš”, una serie di provvedimenti emanati durante la Seconda Guerra Mondiale dal governo in esilio dell’allora Cecoslovacchia che punì collettivamente le minoranze ungheresi e tedesche in quanto Germania e Ungheria furono Paesi dell’Asse. L’oggetto è diventato motivo di scontro politico aperto specialmente dopo l’elezione di Magyar. Budapest ritiene la tutela della minoranza magiara, situata nella Slovacchia meridionale, la conditio sine qua non per il dialogo con Bratislava.
Il conflitto russo-ucraino in corso rimane ancora l’elemento divisivo irrisolto per eccellenza. Sebbene il cambio di governo a Budapest sia stato distensivo nei rapporti regionali, la convergenza V4 sul tema rimane ancora prematura. Fico rimane molto critico nei confronti del sostegno all’Ucraina, una posizione che riflette una dipendenza strutturale dall’energia russa. Tale elemento si scontra con l’aperto sostegno a Kyiv da parte di Praga e Varsavia nonché l’attuale strategia ungherese di non ostruzionismo sul dossier. All’atto pratico, l’assenza di un alleato stretto come l’Ungheria di Viktor Orbán, il predecessore di Magyar, e il timore di un isolamento politico ed economico insostenibile dentro l’Ue limitano l’azione di Bratislava.
Più preoccupante, invece, è lo scontro diplomatico in corso tra Polonia e Ucraina, avviato con la decisione del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, di intitolare un’unità speciale dell’esercito agli “Eroi dell’UPA”, evocando così una ferita storica legata alla Seconda Guerra Mondiale. La controversia sta producendo le prime conseguenze tra cui la non partecipazione di Zelensky all’imminente Conferenza sulla Ricostruzione a Danzica e la crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica polacca nei confronti di Kyiv. Tale situazione pone Varsavia in una posizione scomoda, poiché lo scontro rischia di marginalizzare il Paese sia all’interno sia all’esterno della regione centroeuropea. Per il Gruppo, ciò risulta molto problematico, dato che la perdita del “motore polacco” dell’integrazione V4 potrebbe nuovamente indebolire il V4, riducendone la sua rilevanza strategica.
Make V4 Great Again?
Il vertice di Gödöllő rappresenta un potenziale rilancio del V4 come un attore europeo composto da medie-piccole potenze. L’evento non può, tuttavia, essere interpretato come il ripristino della “normalità” contrapposta alla frammentazione seguita al 24 febbraio 2022. Al contrario, l’incontro è parte di un processo fisiologico per un attore che non ha mai mostrato (o preteso di mostrare) coerenza interna come se fosse un’entità sovranazionale. Il V4 è una piattaforma regionale non istituzionalizzata la cui flessibilità è sia un vantaggio dato la sua capacità di adattarsi agli scenari geopolitici sia uno svantaggio dato che non le permette di esprimersi con una sola voce.
Tuttavia, la proliferazione di nuove coalizioni regionali europee — come l’E3 (Germania, Francia e Regno Unito) e l’E5 (i medesimi attori con l’aggiunta di Polonia e Italia) — insieme all’accelerazione di formati già esistenti, quali la Cooperazione Nordico-Baltica, il Bucharest Nine e il Triangolo di Weimar, rende sempre più urgente la necessità di rafforzare il V4. L’obiettivo è quello di renderlo un valore aggiunto per l’UE e la NATO in specifici ambiti di cooperazione, come quelli delineati dalla prossima presidenza slovacca del gruppo V4. Ciò può avvenire solo attraverso la volontà politica dei quattro leader centroeuropei di emergere come elemento veramente utile per Bruxelles e non più come una semiperiferia litigiosa.

