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11/07/2026
Cina e Indo-Pacifico, Geopolitica, Relazioni Internazionali

Singapore, India e la nuova geometria materiale del non allineamento di Prabowo

di Aniello Iannone

A prima vista, il vertice tra Prabowo Subianto e il primo ministro singaporiano Lawrence Wong del 6 luglio e la visita di Narendra Modi in Indonesia il giorno successivo appartengono a due registri distinti. Singapore è il partner economico più integrato dell’Indonesia: capitale, logistica, parchi industriali, infrastrutture digitali ed energia. L’India è invece una potenza continentale e marittima, un grande acquirente di carbone e olio di palma e, sempre più, una fonte di tecnologia militare, farmaceutica e digitale. Letti insieme, tuttavia, i due incontri rivelano la stessa trasformazione.

A prima vista, il vertice tra Prabowo Subianto e il primo ministro singaporiano Lawrence Wong del 6 luglio e la visita di Narendra Modi in Indonesia il giorno successivo appartengono a due registri distinti. Singapore è il partner economico più integrato dell’Indonesia: capitale, logistica, parchi industriali, infrastrutture digitali ed energia. L’India è invece una potenza continentale e marittima, un grande acquirente di carbone e olio di palma e, sempre più, una fonte di tecnologia militare, farmaceutica e digitale. Letti insieme, tuttavia, i due incontri rivelano la stessa trasformazione. Il bebas aktif di Prabowo non è più soltanto una dottrina diplomatica di non allineamento. Sta diventando una strategia di economia politica; distribuire dipendenze differenti tra più partner, nella speranza di convertirle in capacità negoziale. Il Leaders’ Retreat con Singapore ha prodotto ventisei documenti di cooperazione. Le fonti ufficiali evidenziano accordi su ambiente, crediti di carbonio, economia digitale e commercio transfrontaliero di elettricità. Lawrence Wong ha inoltre richiamato l’espansione del Kendal Industrial Park, il ruolo di Batam, Bintan e Karimun come polo digitale, il progetto solare di Morowali e i memorandum firmati da Danantara con Keppel Electric, Sembcorp Industries e Singapore Energy Interconnections.Dal punto di vista dell’economia politica internazionale, Singapore non è semplicemente un vicino ricco. È uno dei principali nodi attraverso cui il capitale globale entra, viene strutturato e redistribuito nell’economia indonesiana. Nel terzo trimestre del 2025 era ancora il maggiore investitore estero in Indonesia. Questa centralità offre a Jakarta accesso a finanza, competenze manageriali e catene produttive regionali, ma crea anche un’asimmetria: Singapore controlla funzioni ad alto valore,  intermediazione finanziaria, servizi, logistica, dati,  mentre l’Indonesia fornisce territorio, lavoro, energia e risorse.

La cooperazione elettrica rende visibile questa ambivalenza. Collegare le energie rinnovabili indonesiane al mercato singaporiano può finanziare nuovi impianti, sostenere la rete ASEAN e aumentare il valore economico delle risorse verdi. Ma non è automaticamente sviluppo nazionale. Se l’elettricità pulita viene esportata mentre l’industria e le famiglie indonesiane restano dipendenti da reti fragili o da carbone, l’integrazione regionale può riprodurre una divisione funzionale; Singapore cattura i servizi finanziari e commerciali, l’Indonesia assorbe i costi territoriali e ambientali. Lo stesso vale per i crediti di carbonio. Trasformare foreste ed emissioni evitate in attività finanziarie può mobilitare risorse; può anche spostare il controllo del valore verso certificatori, piattaforme e intermediari esterni.

La visita di Modi completa l’altra metà della strategia. I colloqui hanno riguardato difesa, sicurezza marittima, alimentazione, salute, spazio, farmaceutica e minerali critici. L’India fornirà all’Indonesia sistemi missilistici BrahMos e Astra. Qui lo scambio non riguarda principalmente il capitale finanziario, ma capacità strategiche e industriali. L’India offre una relazione meno dipendente dai circuiti occidentali, senza collocare Jakarta nell’orbita cinese. Per Prabowo è un partner particolarmente utile: membro dei BRICS e del G20, potenza dell’Oceano Indiano, grande mercato per le commodity indonesiane e produttore di tecnologie militari e farmaceutiche a costi relativamente competitivi. Anche questa relazione, tuttavia, contiene una struttura diseguale. L’India compra soprattutto materie prime indonesiane, mentre vende o propone sistemi a maggiore intensità tecnologica. Se Jakarta esporta carbone e olio di palma e importa missili, farmaci e infrastrutture digitali, la diversificazione geopolitica non modifica necessariamente la posizione dell’Indonesia nella divisione internazionale del lavoro. Cambia il partner, non la struttura. La questione decisiva non è quindi se l’Indonesia acquisti BrahMos dagli indiani invece di dipendere da un fornitore occidentale o cinese,  ma se  l’accordo produca assemblaggio locale, manutenzione autonoma, trasferimento tecnologico, formazione e integrazione dell’industria nazionale della difesa.

Singapore e India svolgono così funzioni complementari. Il primo collega l’Indonesia alle strutture della finanza, della logistica e della produzione regionale. La seconda amplia le opzioni nelle strutture della sicurezza, della conoscenza tecnologica e dei mercati delle commodity. In termini di potere strutturale, Jakarta tenta di evitare che un solo attore controlli simultaneamente credito, produzione, tecnologia e sicurezza. È una scelta razionale in una fase di frammentazione globale. Ma la diversificazione delle dipendenze non coincide automaticamente con l’autonomia. Può generare una dipendenza plurale: meno vulnerabile a un singolo centro, ma ancora subordinata nelle funzioni decisive. Per questo la politica estera di Prabowo va letta insieme alla sua riorganizzazione dello Stato interno. Danantara, la centralizzazione delle esportazioni strategiche, il rafforzamento delle banche pubbliche e la pressione sui grandi conglomerati mirano a creare uno Stato capace di negoziare con il capitale esterno, non soltanto di riceverlo. I memorandum con le aziende singaporiane e gli accordi strategici con l’India acquistano senso dentro questo progetto. Prabowo vuole presentare l’Indonesia non come mercato passivo, ma come Stato che controlla accesso alle risorse, autorizzazioni, infrastrutture e domanda pubblica.

Il problema è che uno Stato negoziatore può produrre sviluppo soltanto se disciplina anche i propri intermediari. Senza trasparenza, capacità tecnica e controllo pubblico, la maggiore presenza dello Stato non elimina la rendita: la ricentralizza. I parchi industriali possono rimanere enclave; i progetti energetici possono trasferire valore all’estero; gli acquisti militari possono rafforzare la dipendenza tecnologica; gli accordi digitali possono consegnare dati e standard a piattaforme esterne. La misura del successo non sarà dunque il numero di memorandum firmati, ma la quota di valore trattenuta in Indonesia: occupazione qualificata, fornitori nazionali, ricerca, controllo dei dati, trasferimento tecnologico e accesso domestico all’energia. Le visite di Wong e Modi mostrano, in conclusione, una nuova geometria del non allineamento. Singapore consente all’Indonesia di inserirsi più profondamente nell’economia regionale; l’India le permette di ampliare il proprio spazio strategico nell’Indo-Pacifico. Prabowo sta trasformando il bebas aktif da linguaggio della distanza tra le grandi potenze a pratica di estrazione selettiva: capitale da un partner, tecnologia da un altro, sicurezza da un terzo, mercati da un quarto. È una strategia più ambiziosa del tradizionale equilibrio diplomatico. Ma sarà vera autonomia soltanto se l’Indonesia riuscirà a trasformare le relazioni esterne in capacità produttiva interna.